Il caso dell'anziana di 87 anni sfrattata da un fondo speculativo in Spagna, morta prima di poter ritornare nella sua casa, ha cambiato il paese in pochi giorni. Ma come capire quando per una società il limite dell’accettabilità viene superato? Quando è necessario dire basta?
Quand'è che una società decide di dire basta? Quand'è che una situazione conosciuta, commentata, analizzata, dissezionata per mesi – o per anni – in programmi tv, articoli di giornale, caroselli social, supera il limite di quello che è accettabile? Prima del caso di Maricarmen, le pagine di cronaca in Spagna, un paese dove gli sfratti sono decine ogni giorno, erano piene di storie di gente che si ritrovava in strada, che perdeva la casa di una vita, storie di persone che la vita avevano deciso di togliersela dopo averla lasciata dentro le quattro mura a cui non potevano più fare ritorno.
Eppure è stata la vicenda di Maricarmen Abascal, l'anziana di 87 anni sfrattata da un fondo speculativo dall'abitazione in cui viveva da 70 anni, ad accendere la miccia di un malessere che covava da tempo e che finora aveva occupato tutti i luoghi meno quello fisico della piazza.
Perché Maricarmen? Perché ora? Perché l'immagine di Maricarmen, che si guarda attorno con lo sguardo perso, stremata, fragilissima, mentre viene portata via in barella da casa sua, è diventata un simbolo delle derive di un sistema economico che, sempre più spesso, basa la sua forza sull'assenza di limiti, sulla mancanza di pietà e sull'uso, diretto o indiretto, della forza.
Come ha detto lo scrittore spagnolo Manuel Jabois «in qualche modo c'erano migliaia di persone che avevano bisogno di una immagine esteticamente e moralmente abominevole» per dare una forma a quel malessere e decidere di agire, riempiendo lo spazio pubblico non con un post indignato su Instagram ma con il proprio corpo. Ed è così che rapidamente si sono riempite prima la Puerta del Sol a Madrid e poi le strade di decine di città. Con una forza che non si ricordava dal movimiento degli indignados del 2011, ma che oggi sembra più trasversale e profonda.
Se la misura è colma
Spesso la storia cambia improvvisamente a partire da un qualcosa che nessuno aveva saputo o voluto prevedere. «Non dimentichiamo mai la forza di un simbolo, perché può avere qualsiasi forma, ma la sua forza è incalcolabile», dice Jabois.
Quelle immagini, le foto dello sfratto del 23 settembre che hanno fatto il giro del mondo, hanno cambiato tutto in Spagna in appena due settimane. La protesta è scivolata come una palla da bowling su un piano che si era incrinato troppo e ha travolto, e chissà se stravolto, il quadro politico. Il governo ha dovuto fare i conti col fatto che aveva promesso che questa sarebbe stata la «legislatura della casa», ma in otto anni in parlamento non ha trovato il modo né gli appoggi per intervenire in modo efficace. Lo ha fatto sulla spinta della piazza, con due decreti che sono stati bocciati dalle destre, in una sequenza rapida di eventi che ha portato il paese fino alle elezioni anticipate che si terranno il 29 novembre.
Una sequenza così rapida che, nel tempo confuso in cui viviamo, ha fatto gridare alcuni al complotto. Perché può essere più accettabile che Maricamen sia stata frutto di un casting in un piano ordito da Pedro Sánchez (sí, anche questo è stato detto) che centinaia di migliaia di persone decidano liberamente di scendere in piazza perché la misura è colma, mosse dall'empatia e dall'indignazione verso gli abusi, due sentimenti che non sono quotati al rialzo nella borsa dei valori del capitalismo avanzato.
Cattivismo e solidarietà
In quello che è successo nelle ultime settimane in Spagna, c'è da un lato l'ondata di solidarietà e la presenza forte in strada di tanti giovani, quegli stessi giovani a cui le generazioni precedenti, che faticano a riconoscere i propri errori, imputano immobilismo per poi giudicarne, quando non reprimerne, le forme di protesta. Ma, dall'altro c'è stato anche l'emergere di quel cattivismo che una parte della politica usa per cavalcare il risentimento popolare: per giorni, esponenti dell'estrema destra e la stampa conservatrice hanno scavato nella vita di Maricarmen per farla apparire una vittima meno vittima o addirittura un'approfittatrice. A Madrid, tanto in comune come nel parlamento regionale, i conservatori del Partido Popular si sono opposti a un minuto di silenzio in memoria dell'anziana.
Perché nel frattempo Maricarmen Abascal è morta mercoledì nell'ospedale in cui era arrivata dopo essere stata sfrattata. È morta prima di firmare l'accordo raggiunto con il fondo speculativo Urbagestión che, sotto la pressione delle polemiche e dopo averla cacciata di casa senza darle altra opzione che un affitto cinque volte più alto di quello che pagava, aveva deciso di fare marcia indietro. Le parole che Maricarmen pronunciò dopo lo sfratto sono un testamento che è già un manifesto politico: «Lottate, non rimanete in casa. Lottate per la casa, perché è un nostro diritto». Una società è addormentata finché smette di esserlo, e questo vale per la Spagna, ma anche il resto d'Europa.
© Riproduzione riservata