Chi vincerà le elezioni nel 2027 troverà un contesto energetico inconcepibile all’inizio di questo governo: e non certo per l’inasprimento delle tensioni geopolitiche globali. Lo stato dell’arte della tecnologia implica che ormai le scelte pulite siano dettate da criteri economici e non siano più solo appannaggio dell’etica e della responsabilità rispetto al pianeta. Se prima la scelta green era dettata dalla paura per la fine del mondo, ora è spinta dalla paura per la fine del mese.

Eolico e solare

Lo Stato mette all’asta i nuovi impianti eolici e solari: vince chi offre di vendere l’elettricità al prezzo più basso, fisso per vent’anni. Se il mercato paga meno, lo Stato integra la differenza; se paga di più, è il produttore a restituirla. Nelle ultime aste il fotovoltaico ha spuntato meno di 70 euro al megawattora. Ad agosto, di giorno, il mercato ne pagava oltre 200. Per ogni megawattora gli impianti se fossero stati già installati avrebbero quindi restituito 130 euro, che finiscono a ridurre le bollette di tutti.

Di questi contratti, il governo Meloni si impegna a stipularne ancora moltissimi, e il ministro Gilberto Pichetto Fratin promette che autorizzerà impianti per altri 50 GW entro la fine del suo mandato, portando così a +80 GW il saldo delle rinnovabili al 2030 dalla pubblicazione del Piano energetico del governo. Un valore inconcepibile 5 anni fa che, se ben ottimizzato e coadiuvato da reti e batterie, avrà enormi impatti positivi su prezzi ed emissioni.

Questi impianti, pagati interamente dai privati, elargiscono generosi incentivi al comune che li ospita: opere pubbliche per il valore attualizzato di quasi mezzo milione per ogni pala eolica, 20mila euro per ogni ettaro di pannelli. Facendo il conto per i futuri 50 GW autorizzati dal ministro sono più di due miliardi di euro in cambio dell’ospitalità degli impianti che ci abbassano le bollette e le emissioni. Il tutto a costo zero per le casse pubbliche.

Dal 2027 sparisce dalle bollette anche buona parte degli oneri di sistema. Ci vorranno 5 anni, ma si azzererà la componente derivante dai vecchi incentivi al fotovoltaico. Se nessuna irresponsabile scelta politica comporterà l’introduzione di nuovi incentivi in bolletta, i cittadini italiani si troveranno le bollette più leggere di quasi 10 miliardi di euro. Una famiglia media, otterrà 90 euro circa in meno in bolletta all’anno.

Il nucleare

Un ultimo, importante lascito del governo Meloni è quello della legge delega sul nucleare. Non solo il futuro governo erediterà il mandato sul deposito dei rifiuti nucleari potendo dire al territorio che lo ospiterà che l’ha voluto Meloni. Chi governerà ha anche la possibilità incredibile di rendere trasparente la competizione tecnologica sulla generazione del carico di base.

Oggi esiste un dibattito scientifico sulla possibilità delle rinnovabili di coprire il carico di base, c’è chi sostiene di no, e c’è chi sostiene che il carico di base smetterà semplicemente di esistere. Questo dibattito paralizza l’opinione pubblica in un continuo rimpallarsi di “verità” incompatibili. È ora di finirla e di portare la teoria dei professori alla prova dei fatti.

Il nuovo governo potrebbe bandire un’asta tecnologicamente neutrale per la generazione di energia elettrica continua, facendo competere un mix bilanciato di rinnovabili e nucleare. Se veramente. come sostengono alcuni, il nucleare è competitivo, una gara senza discrimini ideologici per fornire una quota di energia pulita in tutte le ore del giorno e dell’anno, premierà l’offerta migliore.

Se hanno ragione i sostenitori del nucleare economico, vincerà il nucleare, se hanno ragione gli altri? Vincerà il mix rinnovabile.

Ammesso che qualche azienda nucleare partecipi a questa asta per il carico di base, in assenza di enormi coperture da parte di una banca statale estera, direi a tutti coloro che sono spaventati dalla tecnologia nucleare di non aver paura. Allo stesso modo, gli strenui sostenitori della tecnologia, dovrebbero essere i primi a non temere la competizione, soprattutto in un mercato dedicato a ciò che il nucleare sa fare meglio.

Qualora nella gara si specificasse il valore strategico del carico di base e la procedura autorizzativa venisse accelerata, se vincessero le rinnovabili si otterrebbe che un’asta pensata per accogliere il nucleare nel mix possa invece accelerare turbine e pannelli, oggi troppo spesso bloccati nei territori dalla scarsa informazione. D’altronde, a nessun cittadino sono mai stati illustrati i vantaggi, ma solo i problemi dell’evoluzione del settore energetico.

A meno di scellerati colpi di coda, chi governerà dopo Meloni si troverà comunque bollette fisiologicamente più leggere, nessuna responsabilità nei confronti di nuovi incentivi alla transizione, miliardi di investimenti pubblici pagati dai privati, l’opportunità politica di sbloccare il deposito dei rifiuti radioattivi e l’occasione storica di rendere trasparente e non ideologico il dibattito sul nucleare.

Un programma che punti a massimizzare questi cambiamenti, facendoli propri, è l’asso nella manica di chiunque voglia guidare il paese. Imparare a usarli a proprio vantaggio è un’occasione politica ed ecologica imperdibile. Fossi un candidato premier, cercherei di darmi una mossa per essere eletto e non perdermi questa cuccagna.

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