Professori e ricercatori spiegano perché la riforma della giustizia va respinta sul piano della decisione statistica. In generale perché «un voto contrario a questo referendum non chiude la strada al cambiamento. Al contrario, mantiene aperta la possibilità di elaborare riforme più meditate e più largamente condivise». E nel merito, sul meccanismo del sorteggio, perché «una società che vuole affidare funzioni delicate a persone competenti non può sostituire la valutazione della competenza con l’alea del caso»
Siamo professoresse e professori / ricercatrici e ricercatori di area statistica presso le università e gli enti di ricerca italiani. Il nostro lavoro consiste nello studiare i dati, analizzare l’incertezza e sviluppare metodi razionali per prendere decisioni in condizioni di informazione incompleta. Proprio per questo riteniamo utile offrire un contributo di riflessione pubblica in vista del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura.
Numerosi professori di diritto costituzionale hanno espresso pubblicamente, con un documento ampiamente sottoscritto, le loro riserve su alcuni aspetti della riforma. Il loro intervento rappresenta un contributo autorevole al dibattito istituzionale.
Senza entrare nel merito delle questioni strettamente giuridiche, sulle quali naturalmente spetta a loro la parola più qualificata, riteniamo che anche la prospettiva statistica possa offrire un criterio utile di valutazione.
La statistica moderna insegna che ogni decisione in condizioni di incertezza comporta inevitabilmente un rischio di errore e la scelta referendaria non fa eccezione. In tale ambito, la teoria delle decisioni statistiche distingue tra due tipi fondamentali di errore: accettare qualcosa che non dovrebbe essere accettato oppure respingere qualcosa che avrebbe potuto essere accettato.
In molti contesti della vita pubblica e scientifica la scelta razionale consiste nel minimizzare il rischio dell’errore più grave. Quando una decisione produce effetti profondi e difficilmente reversibili – come accade nel caso di una riforma costituzionale – la prudenza suggerisce di evitare cambiamenti di cui non siano pienamente chiare la portata e le conseguenze.
Oltre alle numerose criticità sottolineate dai professori di diritto costituzionale, la proposta, sottoposta a referendum, introdurrebbe, tra le altre cose, elementi innovativi nel sistema di selezione dei componenti degli organi di garanzia.
In particolare, l’introduzione di meccanismi di sorteggio rappresenterebbe un cambiamento significativo nel modo di concepire il rapporto tra competenza, responsabilità e rappresentanza. Il sorteggio attribuisce a tutti la stessa probabilità di essere selezionati, indipendentemente dalle differenze di esperienza e capacità.
Ma l’imparzialità delle istituzioni non nasce dall’assenza di giudizio. Nasce, al contrario, dalla qualità e dalla trasparenza dei criteri di valutazione. Affidare alla sorte scelte che incidono sulla struttura degli organi costituzionali significa sostituire il processo di selezione con un meccanismo puramente aleatorio.
Inoltre, il meccanismo sarebbe diverso tra i togati e i laici, introducendo un ulteriore effetto distorsivo all’interno dell’organismo di controllo.
Il problema non riguarda soltanto la magistratura. Attualmente, nell’università ci sono alcuni elementi di casualizzazione nella selezione delle commissioni. Tuttavia, la scelta casuale viene dopo una valutazione oggettiva sul merito e l’espressione soggettiva della volontà di candidarsi.
Se il principio del sorteggio cieco venisse considerato una soluzione generale ai problemi di fiducia nelle istituzioni, nulla impedirebbe di estenderlo ad altri ambiti della vita pubblica: dall’università alla sanità, dagli ordini professionali agli organi rappresentativi. Ma una società che vuole affidare funzioni delicate a persone competenti non può sostituire la valutazione della competenza con l’alea del caso.
Non intendiamo qui negare che il sistema giudiziario italiano necessiti di riforme. Come accade in ogni istituzione complessa, anche nella magistratura esistono problemi che richiedono attenzione e miglioramento. Ma proprio per questo le riforme dovrebbero nascere da un processo di riflessione ampio e condiviso, capace di rafforzare – e non di indebolire – il rapporto tra responsabilità, competenza e fiducia dei cittadini.
Un voto contrario a questo referendum non chiude la strada al cambiamento. Al contrario, mantiene aperta la possibilità di elaborare riforme più meditate e più largamente condivise.
Quando l’incertezza è elevata e le conseguenze sono potenzialmente irreversibili, la scelta più razionale è quella che lascia aperta la possibilità di correggere eventuali errori.
Per queste ragioni riteniamo che, in questo referendum, la scelta più responsabile sia votare NO.
Invitiamo colleghe e colleghi che condividono queste considerazioni a sottoscrivere questo appello.
Promotori e primi firmatari:
1. Daniela Cocchi
2. Giuseppe Arbia
3. Alessandro Fassò
4. Giada Adelfio
5. Giorgio Alleva
6. Raffaele Argiento
7. Michela Cameletti
8. Giuseppe Espa
9. Luigi Ippoliti
10. Giovanna Jona Lasinio
11. Alessio Pollice
12. Claudio Quintano
13. Fabrizio Ruggeri
14. Nicola Torelli
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