Su giornali, televisione e web si ritrova un’attenzione spasmodica a tutto quel che contribuisce allo star bene, associato con estrema frequenza a sollecitazioni al ricorso a soluzioni in grado di dare risultati immediati alleviando, ad esempio, dal mal di testa o dal mal di schiena oppure da sintomi influenzali.

Vince quindi lo stimolo pubblico al ricorso alla soluzione rapida, quella che dovrebbe far sparire subito l’origine dei malesseri. Ma la buona salute è anche, e forse soprattutto, il portato di un impegno di lunga lena, di scelte di investimento dagli effetti differiti ma efficaci.

Stile di vita

Come promuovere diffusamente lo star bene è da considerarsi questione importante, visto che l’attenzione alla buona salute e al benessere è destinata a consolidarsi, come parte di una domanda sociale che copre tutto l’arco del vivere presente e futuro delle persone, dalla protezione della vita quotidiana alla qualità della convivenza civile sino al benessere individuale. E la richiesta di vivere in pace con la propria salute fisica è importante tanto quanto quella di voler vivere un’adeguata libertà nei confronti di poteri esterni o di poter pensare con tranquillità al proprio futuro. In questa cornice, non sorprende che gli italiani scelgano di dedicare alla salute sempre più impegno, secondo una consolidata lunga deriva che ha portato a ripensare tante delle nostre quotidiane abitudini.

E tra queste abitudini un posto di rilievo ce l’hanno quelle relative al mangiar bene, alla capacità di mettere in tavola prodotti non solo non nocivi per la salute ma che, in una certa misura, siano in grado di promuoverla.

Ecco perché l’investimento personale sulla salute è fatto non solo di spesa privata per farmaci e prestazioni sanitarie, ma di stili di vita che includono comportamenti di moderazione e ricerca della qualità, come nel caso dell’alimentazione, e che sono altrettanti presidi soggettivi di promozione del benessere.

L’impatto sulla salute si è poi via via imposto anche come criterio di valutazione degli acquisti e dei consumi di beni alimentari. Investire nel cibo genuino e di qualità è diventato parte degli stili di vita di tanti italiani, e la dieta mediterranea all’italiana ha preso ad operare non solo come matrice di identità, ma come bussola operativa per milioni di persone, che contro ogni imposizione dall’alto, scelgono in autonomia e responsabilità cosa mettere nel piatto.

E sono proprio i processi quotidiani e fisiologici in cui dal basso si esprime l’autonomia della società, a favorire un comune e condiviso sentire, a generare la cultura collettiva oltre ogni pretesa di imporre dall’alto una modellistica sociale.

Individuare i prodotti salutari è attività che richiede competenze che sarebbe opportuno sia continuare a trasferire tramite gli informali canali del quotidiano familiare, sia tutelare dalla moltiplicazione di presunti esperti, quegli influencer troppo presenti nel web e nei social. E sarebbe utile promuovere un trasferimento precoce delle cognizioni per mangiare in modo salutare, magari sin dalla scuola dell’infanzia, così da renderla per le nuove generazioni un’abitudine radicata e per tutta la vita.

Il ruolo del cibo

Forse è tempo di riconoscere che andare per il mondo con sapienza e consapevolezza richiede anche conoscenze minute per ben vivere, tra le quali quelle che consentono di discernere il cibo che fa bene da quello che fa male dovrebbero avere un posto importante.

La capacità dei singoli di mangiare in modo salutare avrebbe anche una importante funzione sociale di prevenzione sanitaria, riducendo i rischi di insorgenza di tante patologie e, nel lungo periodo, anche un effetto di allentamento della pressione sul Servizio sanitario. Un risultato importante viste le previsioni demografiche sull’invecchiamento crescente della popolazione e i connessi rischi di gonfiamento della domanda sanitaria nel futuro.

La diffusione di diete salutari in Italia poi beneficerebbe di un settore agricolo che conta un ampio bacino di imprese impegnate in produzioni di qualità di prodotti dai positivi impatti sullo star bene delle persone.

Il nostro mondo agricolo è un universo di persone, valori e pratiche da tempo uscito da quella marginalità a cui una modernità malintesa voleva relegarlo. E ha saputo ricucire il filo di una storia alta che si intreccia con quella italiana dal Dopoguerra ad oggi.

Una solida filiera del cibo a trazione agricola, forte di un ampio mercato del consumo interno orientato verso valori di qualità, renderebbe l’Italia meno vulnerabile agli imprevedibili blocchi delle filiere globali e contribuirebbe a rispondere a un’esigenza molto sentita nella società cetomedista, cioè la voglia di vivere tranquilli senza subire gli scossoni militari o finanziari delle dinamiche internazionali.

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