Non una campagna promozionale ma una sfida politica, culturale e sociale. «Un’alleanza inedita e originale di chi difende la salute nelle corsie degli ospedali e chi la coltiva ogni giorno nei campi», ha detto Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, per introdurre «Campagna amica per la salute». L’iniziativa lanciata a livello nazionale venerdì 10 luglio al Policlinico Gemelli di Roma, promossa da Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia, sancisce una nuova alleanza tra agricoltura e medicina, fondata sulla prevenzione attraverso una corretta alimentazione.

71 ospedali in tutto il Paese, infatti – dal Grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano agli Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli a Palermo, oltre al Gemelli – hanno aperto le loro porte ai mercati contadini di Coldiretti con l’obiettivo di offrire a dipendenti, pazienti e visitatori prodotti alimentari di qualità: una rete di mercati degli agricoltori e del cibo locale dentro gli ospedali, «perché siamo tutti convinti che la salute dei cittadini si costruisca nelle scelte quotidiane e anche attraverso l’alimentazione di ciascuno. L’educazione alimentare è una priorità», ha detto Daniele Franco, presidente della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs prima di sottolineare come il futuro della medicina non stia più soltanto nella cura. Ma anche nella capacità di prevenire le malattie: «Per questo la giornata di oggi non è un punto di arrivo ma di partenza».

Dopo di lui anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente di regione Lazio Francesco Rocca, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Rocco Bellantone, per dire solo alcuni degli ospiti, sono intervenuti al convegno di presentazione di Campagna Amica per la Salute, moderato dalla giornalista Monica Giandotti. Durante la conferenza, agli speech dall’aula Brasca del Gemelli si sono alternati i videocollegamenti con i mercati agricoli in sette ospedali del Paese, Milano, Torino, Bologna, Bari: tutte piazze piene di visitatori, si vede dal mega schermo in sala.

«La scienza del microbioma ci ha mostrato che la salute è la resilienza di un ecosistema biologico complesso, plasmato da ciò che mangiamo, dall'ambiente in cui viviamo e dalle esperienze che attraversiamo. Portare un mercato agricolo in settanta ospedali italiani è la dimostrazione che l'integrazione tra ambienti alimentari protettivi e infrastruttura sanitaria è possibile oggi, a scala nazionale, e che la prevenzione basata sull'evidenza biologica può diventare parte integrante della missione di un ospedale moderno», ha detto il presidente del comitato scientifico della Fondazione Aletheia, professor Antonio Gasbarrini. 

«Essere oggi contemporaneamente in 70 ospedali d’Italia dimostra la rilevanza di questa iniziativa. È importante educare la popolazione ad assumere stili di vita corretti, partendo dall’alimentazione. Negli ospedali come nelle scuole, investendo sulle nuove generazioni, vogliamo creare consapevolezza, illustrando i benefici di una dieta ricca e corretta», ha commentato Stefano Lucchini, il Presidente della Fondazione Aletheia.

I dati sui consumi alimentari 

Durante il convegno sono stati divulgati anche i dati dell’Instant report Coldiretti/Censis Mangiare bene per vivere meglio che fotografa per la prima volta il rapporto tra gli italiani e il consumo di junk food. Nel nostro Paese, – svela il report – la quasi totalità dei cittadini pensa che mangiare in modo sano sia essenziale per prevenire le malattie, quelle cardiovascolari, diabete o obesità ad esempio. Ma sono molti quelli che fanno fatica a riconoscere un cibo che fa bene da uno che fa male. Ecco perché l’88 per cento degli intervistati vuole conoscere la reale provenienza di un alimento e dei suoi ingredienti. Come si capisce dall’analisi Coldiretti/Censis, la diffusione del cibo che ammala stia assumendo le caratteristiche di una vera e propria pandemia silenziosa, alimentata da modelli di consumo che favoriscono prodotti industriali poveri di qualità nutrizionale e ricchi di ingredienti artificiali. Le bevande energetiche, in particolare, stanno conquistando sempre più spazio nelle abitudini dei ragazzi, «spinte da strategie di marketing aggressive, packaging accattivanti e dinamiche di emulazione sociale». Un genitore su due è convinto che i figli le consumino soprattutto perché rappresentano un fenomeno di moda tra i coetanei. E la maggior parte si dice preoccupata.

«Dobbiamo indurre le persone a scegliere bene. E se prima avveniva naturalmente nella vita familiare oggi, purtroppo, l’educazione alimentare manca un po’ di più. A questa carenza, con senso di responsabilità, devono supplire Stato e luoghi di educazione come le scuole, attraverso un processo diverso da quello che si basa sul prezzo. È la qualità del prodotto che deve stare al centro», ha concluso il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida convinto che anche per diminuire la spesa sanitaria del futuro sia importante agire sulle necessità dei pazienti di doversi curare, «dando loro la possibilità di vivere meglio. La soluzione è qui davanti ai nostri occhi: mettere insieme eccellenza del sistema sanitario italiano e della nostra alimentazione».

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