La scrittrice, morta il 12 gennaio del 1976, ha scritto 66 romanzi e 14 raccolte di racconti. Tra crimini impossibili, ambientazioni storiche e personaggi ironici, nell’immensa varietà dei suoi gialli classici – noti e meno noti – ci sono libri per chiunque
In tanti l’hanno conosciuta come il nome sulla copertina di un libro. Più spesso, di molti libri, stipati negli scaffali di casa di nonni e zii, vecchie edizioni Mondadori con le copertine disegnate, che negli anni si sono trasformate in più eleganti fotografie in bianco e nero, con la riproduzione della firma autografa dell’autrice. Sempre mantenendo il colore giallo della collana che ha dato il nome al genere in Italia.
Sono passati cinquant’anni da quando Agatha Christie è morta, 12 gennaio 1976: da viva e dopo è stata tantissime cose. Ma soprattutto una compagnia fissa, nelle lunghe e immobili estati della nostra provincia. Perché un suo romanzo è presente in quasi tutte le case e si legge in un sorso, tanto semplice la scrittura quanto divertente, che dà sempre la sensazione di ascoltare una narratrice infinitamente più scaltra di tutti noi.
Titoli per tutti
Nei suoi 85 anni di vita – era nata il 15 settembre 1890, come Agatha Miller – Christie ha scritto 66 romanzi gialli e 14 raccolte di storie, oltre ad altri libri e opere teatrali.
I suoi dati biografici sono noti: il matrimonio con Archibald Christie, il lavoro come infermiera durante la Prima guerra mondiale, il successo letterario, la misteriosa e mai del tutto spiegata sparizione nel 1926, il divorzio e il secondo matrimonio con l’archeologo Max Mallowan, con i viaggi in Medio Oriente ed Egitto che ispireranno tanti dei suoi romanzi.
Così come è ridondante ricordare i più famosi dei suoi libri: Assassinio sull’Orient Express, E poi non rimase nessuno (di recente anche l’edizione italiana ha adottato il titolo And then there were none per quello che era più noto come Dieci piccoli indiani, già quella soluzione di compromesso per il primo titolo decisamente razzista del capolavoro di Christie: tantissime cose dei suoi libri non mostrano gli anni che hanno, il trattamento riservato ad alcune minoranze, soprattutto gli ebrei, invece è invecchiato molto male), Assassinio sul Nilo.
È però vero che nella gigantesca produzione di Agatha Christie c’è qualcosa per qualsiasi lettore.
L’infernale campagna inglese
Per chi è in cerca dell’atmosfera che nell’immaginario comune più associamo alla regina del giallo, c’è Il terrore viene per posta (1942). Un pilota che deve riprendersi da un incidente di volo si trasferisce con la sorella in un villaggio del Devon. Ma il piccolo mondo antico di Lymestock è scosso da una serie di virulente lettere anonime. L’apparente suicidio della signora Symmington dopo averne ricevuta una è solo la prima delle morti che verranno indagate da Miss Jane Marple, che compare solo nella parte finale del libro, quasi dea ex machina, per sbrogliare il mistero. Nel resto del romanzo ci sono personaggi memorabili, tanta campagna inglese e persino una scena di makeover degna delle rom-com anni Ottanta.
Viaggio nel tempo
Per gli appassionati di romanzi storici, c’è uno dei libri più insoliti di tutta la produzione di Christie: C’era una volta (1944) è ambientato nell’antico Egitto, a Tebe. La scrittrice, che anche insieme al marito archeologo aveva viaggiato in quelle zone, usandole più volte come sfondo per i suoi romanzi, cala il lettore nel 2000 a.C., raccontando una storia narrata per lo più dal punto di vista della giovane vedova Reniseb: suo padre, il sacerdote Imothep, porta a casa una nuova concubina, scombinando la dinamica familiare. Appassiona il mistero, ma soprattutto l’ambientazione.
Alter ego
Per chi ha un po’ di senso dell’umorismo, è sempre divertente recuperare i romanzi in cui compare Ariadne Oliver, la giallista amica di Hercule Poirot e che ha qualche tratto in comune con Christie (tipo aver inventato una serie di romanzi con un investigatore straniero, nel suo caso finlandese).
In Carte in tavola (1936) compare perché insieme al suo amico detective e ad altri due esperti di criminologia viene invitata dall’eccentrico collezionista Shaitana per una partita di bridge insieme a quattro personaggi che Shaitana sospetta di essere assassini mai individuati. Non sorprenderà nessuno leggere che la serata si conclude con un pugnale nel cuore del collezionista e con Poirot che insieme a Oliver deve risolvere il caso.
Il plot twist
Per chi cerca un capolavoro tecnico, c’è L’assassinio di Roger Ackroyd (1926). All’apparenza un giallo dagli ingredienti classicissimi, il narratore è il medico di un villaggio di campagna, il morto un ricco vedovo e l’investigatore Hercule Poirot. Una ricetta priva delle ambientazioni claustrofobiche che rende Assassinio sull’Orient Express o E poi non rimase nessuno immediatamente “insoliti”. Eppure ha il finale più sorprendente di tutti, tanto da essere stato votato come il miglior giallo di sempre dalla British Crime Writers’ Association nel 2013.
Oppure, se L’assassinio di Roger Ackroyd è già troppo noto, o se vi è capitata la sfortuna di vedervi spoilerato il finale, il plot twist di Le due verità (1958) è altrettanto soddisfacente: Arthur Calgary compare alla porta della famiglia Argyle due anni dopo l’omicidio di Rachel Argyle, per cui è stato condannato uno dei suoi cinque figli adottivi, Jacko, morto dopo sei mesi di prigionia. Calgary annuncia che Jacko era in realtà innocente e che lui era il suo alibi, solo che non aveva potuto testimoniare in tribunale, perché dopo averlo incrociato è stato coinvolto in un incidente stradale e ha perso la memoria. È una premessa fantasiosa a cui però segue un romanzo di grande realismo soprattutto nella descrizione delle dinamiche tossiche interne alla famiglia. E che ha uno di quei finali geniali nella loro semplicità, per cui la verità si nasconde in bella vista per tutta la lettura.
Triangoli
Se invece si vuole non la più classica delle ambientazione, ma il più classico degli intrecci, lo schema geniale che Christie ripete con variazioni più volte (vedi sempre Assassinio sul Nilo) e che coinvolge una triangolazione tra tre protagonisti, Corpi al sole (1941, in inglese il titolo è ancora più evocativo Evil Under The Sun) è il romanzo giusto. La femme fatale Arlena Marshall viene ritrovata morta in spiaggia in una località turistica del Devon, i sospetti si addensano sugli altri ospiti dell’hotel, tra il marito geloso e la moglie dell’uomo con cui flirtava e un reverendo giudicante. A risolvere il caso c’è un Poirot che cercava di godersi le sue vacanze.
Sullo schermo e sul palco
Per chi non cerca una lettura, altri due consigli. I libri di Agatha Christie hanno ispirato un’enorme serie di trasposizioni cinematografiche e televisive, anche di recente (qui su Gawker l’autrice e critica americana B.D. McClay offre una lucida stroncatura dei recenti film di Kenneth Branagh).
Una delle trasposizioni invece migliori di un classico di Agatha Christie è la miniserie del 2015 tratta da And Then There Were None e sceneggiata da Sarah Phelps: ricrea perfettamente la suspence che domina il romanzo e più di qualsiasi altra trasposizione precedente capisce il senso di claustrofobia che riproduce quello della società europea del 1939, data di uscita del giallo. La scena è ancora dominata dai traumi non risolti della Prima guerra mondiale e la sensazione di disperazione e di tragedia imminente attraversa tutto il libro.
Infine, magari avete vicino a voi un teatro che mette in scena Trappola per topi (1952), come farà l’Alfieri a Torino a marzo e il Ciak a Roma fino al 18 gennaio. Un altro ottimo modo per ricordare Agatha Christie.
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