«Costruire luoghi per la gente è fare politica. Costruire spazi dove le persone possano incontrarsi e stare assieme è rendere possibile la democrazia». La voce al telefono è quella dell’architetto Renzo Piano. «Quello al Cimitero delle Fontanelle è stato un bellissimo progetto, una delle piccole ma indispensabili perle che stiamo realizzando in tante periferie dell’esistenza». Le periferie hanno bisogno di affetto, dice il senatore a vita: «Perché il futuro è lì».

Il Cimitero delle Fontanelle, una cava di tufo dentro la quale vennero deposti i morti di peste del 1656. Nel 1872 diventa un immenso ossario, dopo che le donne del quartiere Sanità mettono in bell’ordine crani e femori per restituire dignità a quei poveri resti. Un gesto di cura, dal quale nasce il culto delle «anime pezzentelle», relazione di mutuo soccorso in cui il vivo si rivolgeva alla «capuzzella», un teschio anonimo di cui si prendeva cura omaggiandolo, coltivando un rapporto fatto di parole e di speranze, la richiesta di una grazia in cambio di preghiere… Le Fontanelle, teatro di un incontro mistico e popolare.

Nel 1969 il Tribunale Ecclesiastico lo chiude, sottraendo così al bene comune un luogo altamente simbolico per la città. Anni di abbandono, fino allo scorso 18 aprile, quando un corteo, insieme alle autorità cittadine ed ecclesiastiche, ha attraversato il Rione Sanità e restituito il Cimitero alla città – l’accesso gratuito, oggi per i cittadini della II e III municipalità, dovrebbe essere esteso presto a tutti i residenti.

Rammendare 

Foto di Gaetano Balestra/archivio cooperativa La Paranza.
Foto di Gaetano Balestra/archivio cooperativa La Paranza.
Foto di Gaetano Balestra/archivio cooperativa La Paranza.

Il verbo rammendare è un bel verbo, parla di un gesto che riporta in vita. Si rammenda la biancheria lisa, si rammenda o si ricuce un rapporto, una ferita o pezzi di memoria… Nel 2014, quando è diventato senatore a vita, Renzo Piano ha avviato un programma di «rammendo delle periferie», il G124, devolvendo il suo stipendio di parlamentare a progetti volti a ricucire lembi di periferia al tessuto della città. Nel 2022 quattro allievi del Dipartimento di Architettura della Federico II di Napoli, il Diarc, gli propongono un intervento di valorizzazione della degradata area antistante la Chiesa delle Fontanelle e l’accesso al Cimitero. Renzo Piano finanzia la proposta stipendiando i quattro giovani colleghi e accompagnandoli in un lavoro durato due anni, tra ideazione, condivisione con gli abitanti del quartiere, realizzazione.

Il Rione Sanità, nel pieno centro di Napoli, è rimasto per decenni isolato dalla vita cittadina e abbandonato a degrado e criminalità. Dal 2006, con la nascita della cooperativa La Paranza, nel quartiere è iniziato un cammino di autosviluppo che ha coinvolto decine di giovani e che ha messo al suo cuore il patrimonio artistico-culturale del Rione, non come risorsa da spremere, bensì come bene pubblico da salvaguardare e grazie al quale creare lavoro.

Le Catacombe di San Gaudioso, quelle di San Gennaro, le chiese riaperte, lo sviluppo di programmi formativi in un quartiere segnato da una cronica dispersione scolastica, il coinvolgimento di artisti come Jago, Tono Cruz, Mono Gonzalez, i fratelli Scuotto: un processo innescato dal lavoro di sensibilizzazione alla ricchezza fragile del territorio, alla responsabilità della cura e alla cultura del dono avviato da Antonio Loffredo, diventato parroco alla Sanità nel 2001, un cambiamento così partecipato e lungimirante da far parlare di “modello Sanità”. «Di questo percorso il Diarc è stato alleato, con inteventi che hanno creato nuovi spazi aggregativi» ricorda Nicola Flora, tutor, con Daniela Buonanno, del progetto alle Fontanelle sostenuto da Renzo Piano.

Il progetto 

Nel 2023 La Paranza ha vinto il bando per la gestione del Cimitero, con un progetto forte del lungo legame col territorio, una visione del patrimonio culturale come risorsa comune essenziale per la società e la democrazia. A ispirare il progetto, i principi della Convenzione di Faro, il trattato del Consiglio d’Europa che identifica l’impegno per la tutela dell’eredità culturale non con la mera conservazione materiale ma con la partecipazione attiva delle comunità. Al progetto, La Paranza ha allegato il dono degli architetti del Diarc e di Renzo Piano: la riqualifica del sagrato e dell’accesso all’ossario. L’adeguamento del Cimitero è stato finanziato dal Comune di Napoli, che ne è proprietario, che ha messo a bando la gestione e che partecipa degli introiti.

Portraits of Women – Beyond the Stones è il titolo della mostra allestita dal Parlamento Europeo per celebrare otto donne che si spendono nella salvaguardia del patrimonio culturale. Tra i ritratti, quello di Susy Galeone, co-fondatrice e presidente della cooperativa La Paranza. «È il volto della Sanità a Bruxelles», dice Cristina Loglio, vice-presidente di Europa Nostra, rete che tutela monumenti, siti e paesaggi in pericolo. «Nel 2022 La Paranza ha vinto l’European Heritage Award della Commissione Europea e ad aprile il Premio Leonardo Impresa Sociale, per lo straordinario lavoro portato avanti nell’interesse del bene comune».

Il bene comune che La Paranza e le altre imprese sociali del quartiere – i cui utili sono investiti in nuovi posti di lavoro – stanno provando a restituire alla gente è anche la dignità economica, prima condizione di emancipazione dalla criminalità. Oggi sono 70 le persone impiegate dalla cooperativa, 11 alle Fontanelle. Se il recupero dei monumenti abbandonati è stato possibile grazie al mecenatismo privato, è la gestione dei beni che crea opportunità di impiego, dall’info-point alla biglietteria, dalle guide alla pulizia, dal mantenimento alla sicurezza: «Impossibile senza biglietto d’ingresso», osserva il professor Flora.

Un processo, quello testimoniato dalla riapertura delle Fontanelle, che ha comportato naturalmente l’arrivo, in un quartiere per decenni negletto dallo Stato, del turismo di massa, per sua natura antitetico al diritto all’abitare e ai servizi per i residenti. A meno che le amministrazioni cittadine non si dotino degli strumenti normativi e della volontà politica per mettere fine alla miopia della monocoltura turistica.

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