La trama Mezzanotte a Parigi (Newton Compton): un ladro galantuomo, il quadro più misterioso al mondo, una ballerina che stravolge ogni certezza. Si comincia su uno yacht – perché se proprio bisogna essere tristi, si dice nell’incipit, meglio farlo su uno yacht, possibilmente con del Moët a portata
Cambio della guardia in testa alla classifica. Felicia Kingsley è la scrittrice italiana più letta, regina del romance contemporaneo con incursioni nel mystery e una vena ironica. Il suo nuovo romanzo, Mezzanotte a Parigi (Newton Compton), è primo in classifica davanti a Il gioco delle risate di Pera Toons e Il custode di Niccolò Ammaniti al terzo posto. La vita è così.
Il libro riporta in scena Nick Montecristo, affascinante ladro di opere d’arte, personaggio che nella finzione narrativa era stato creato da Blake Avery, protagonista di uno dei primi bestseller della Kingsley, Due cuori in affitto. Un universo che si cita, si espande e si rispecchia, con quella logica seriale dei personaggi ricorrenti che le lettrici fedeli amano come l’appuntamento del the: ci si capisce al volo, non occorre spiegare niente e guai a chi arriva tardi. Il volume è azzurro e oro, elegante e carezzevole, corredato persino di due mappe – Parigi e Oxford – per seguire l’indagine di Nick.
La trama: un ladro galantuomo, il quadro più misterioso al mondo, una ballerina che stravolge ogni certezza. Si comincia su uno yacht – perché se proprio bisogna essere tristi, si dice nell’incipit, meglio farlo su uno yacht, possibilmente con del Moët a portata di mano – dove tra brindisi e buona compagnia spunta un acquerello. Le guglie di un palazzo trafiggono il cielo tra le montagne.
Qualcuno commenta: «Tanta tecnica, ma poca personalità. Era più versato per l’architettura». Qualcun altro aggiunge che l’autore aveva costruito molto durante il Terzo Reich. «Ma concordo con lei: l’Accademia di Belle Arti avrebbe dovuto ammetterlo. Il mondo si sarebbe risparmiato diversi guai». La risposta è secca: «Sì, ma nessuno di quegli artisti pazzi o criminali è mai arrivato a governare un paese, scatenare una guerra mondiale e pianificare uno sterminio di massa».
Il quadro è di Hitler. Una svolta che nei romance non capita tutti i giorni, e va riconosciuto alla Kingsley il coraggio di portare il Führer su uno yacht in prima classe dentro a un suo romanzo. Nel mondo del collezionismo esiste un ampio mercato di reperti legati al nazismo, e i dipinti giovanili di Hitler – la maggior parte requisita dall’esercito americano, i pochi in circolazione ferocemente contesi – sono tra gli oggetti più ricercati. Poi c’è lei, la ballerina. Naturalmente i loro destini sono legati a uno degli enigmi irrisolti della storia dell’arte. Naturalmente lo scopriranno insieme. La sorpresa sarebbe stata non scoprirlo.
Le risate di Pera Toons
Secondo posto per Pera Toons, pseudonimo di Alessandro Perugini, fumettista, content creator e grafico pubblicitario con oltre cinque milioni di fan sui social: un fenomeno editoriale costruito su freddure, indovinelli e battute a fumetti virali, amatissimo da bambini e ragazzi, pubblicato da Tunué. Il gioco delle risate conferma che gli adulti che sprezzano i social network possono farlo comodamente dal terzo posto in classifica.
Vuoi sapere un segreto?
Al quinto posto, e primo nella narrativa straniera, c’è invece qualcosa di più complicato da raccontare – e quindi, per chi scrive queste righe, più divertente. Love, mom, vuoi sapere un segreto? (Longanesi) è firmato Iliana Xander: uno pseudonimo. Che scrive di un’altra scrittrice che si nasconde sotto uno pseudonimo. Un gioco di specchi che non è solo una trovata di trama ma sembra quasi una dichiarazione di poetica (o forse una precauzione fiscale, non è dato sapere).
Il romanzo – thriller psicologico, partito in autopubblicazione negli Stati Uniti prima di approdare in libreria, percorso che ormai è diventato quasi un genere letterario a sé –esplora le dinamiche tra madre e figlia addentrandosi, scrive Antonella Lattanzi su La Lettura del Corriere della Sera, in territori che portano gli echi di Misery di Stephen King e di Gone Girl di Gillian Flynn.
Ma c’è qualcosa di più, dice Lattanzi: una riflessione sulla scrittura stessa, sul confine tra biografia e realtà, su come l’io sparisca e diventi pagina. Un’autrice sotto pseudonimo che riflette sulla dissoluzione dell’identità nella scrittura. C’è una certa coerenza, bisogna riconoscerlo. Una coerenza che, a questo punto, fa quasi sospettare che anche Antonella Lattanzi sia uno pseudonimo.
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