Gli alberi, in città, hanno il destino delle cose essenziali: ci sono, lavorano, respirano per noi, e quasi nessuno li guarda. Li consideriamo arredamento urbano, una tappezzeria vegetale buona per le brochure e per qualche assessore in cerca di ombra elettorale. Invece sono una questione decisiva: di salute, di bellezza, di giustizia spaziale, perfino di civiltà. È da qui che parte Alberi Festival, ideato e realizzato dal Comune di Modena con la Fondazione Archivio Leonardi, che dal 17 al 19 aprile trasforma il Villaggio Artigiano di Modena Ovest in un laboratorio a cielo aperto dove cittadini, studiosi, artisti e progettisti provano a rimettere gli alberi al centro del discorso sulla città.

Non è poco. Soprattutto oggi, mentre troppa urbanistica continua a ragionare al contrario: prima l’automobile, poi il costruito, infine, se avanza un ritaglio di suolo e di coscienza, il verde. Come se gli alberi fossero una concessione ornamentale e non una struttura portante dell’abitare. Il risultato lo conosciamo: città surriscaldate, sproporzionate, faticose, dove la parola “proporzione” è sparita dal lessico pubblico con la stessa rapidità con cui sono spariti i maestri capaci di usarla senza imbarazzo.

Primo festival di architettura dedicato agli alberi, Alberi Festival nasce sotto il segno di un libro capitale, L’architettura degli alberi, i celebri disegni realizzati quasi cinquant’anni fa da Cesare Leonardi e Franca Stagi. E non poteva che nascere qui, intorno alla casa-studio del Villaggio Artigiano dove Leonardi ha vissuto e lavorato, e dove quei disegni sono ancora custoditi come si custodiscono le idee che hanno visto il futuro prima degli altri.

Intelligenze irrequiete

Leonardi, nato nel 1935 e scomparso nel 2021, è stato architetto, designer, fotografo, sperimentatore: una di quelle figure che oggi definiremmo “multidisciplinari” solo perché abbiamo smesso di chiamarle, più semplicemente, intelligenze irrequiete. Con Franca Stagi aveva intuito prestissimo che gli alberi non sono un supplemento della città, ma un suo principio generativo. Più tardi, da solo, ha continuato a inseguire quel pensiero attraverso fotografia, design, artigianato, urbanistica: sempre tornando lì, alla struttura organica, dinamica, metamorfica del vegetale.

Nella sua casa-studio, oggi cuore del festival, degli alberi si parlava con una passione quasi monastica. Quando dalla grande cassa di legno uscivano i disegni dell’Architettura degli alberi, Leonardi commentava con quella sua ironia asciutta e incazzata: «Ma quanti ne abbiamo fatti. Ci vuole un matto». E dei suoi studi per una “città degli alberi”, indicando il prototipo realizzato a Bosco Albergati, tra Modena e Bologna, diceva: «Lo abbiamo fatto, si può andare a vedere». Frase bellissima: anti-retorica, concreta, emiliana. Le utopie, se valgono qualcosa, si costruiscono.

Alberi e pensiero urbano

Il festival pulsa attorno a quattro tavoli di discussione — Saper vedere gli alberi, La città degli alberi, Progettare con gli alberi, Le metamorfosi degli alberi — che mettono in dialogo esperti e pubblico. Ma il punto non è soltanto discutere: è fare esperienza di una cultura operativa in cui osservare, conoscere, scrivere, progettare diventano momenti dello stesso processo. Così il pensiero si mescola ai laboratori, alle immagini, ai gesti. Ci sono scrittori come Sandro Campani, Alessandra Castellazzi, Matteo De Giuli e Ludovica Lugli che lavorano sulle parole della natura; c’è un focus sul Leonardi fotografo degli alberi; c’è Officina Botanica, un capannone industriale trasformato in serra contemporanea, tra piante, installazioni, fotografie, libri e materiali d’archivio.

Ci sono la musica di Forest Tales Preview, cocktail con ingredienti estratti dagli alberi, una fanzine sugli alberi prodotta dalla rivista collettiva Fionda e stampata dal vivo con Medulla, incontri con Paola Leonardi, Marino Neri e Beatrice Pucci tra fotografia, disegno e animazione, una passeggiata botanica tra Orto Botanico e Parco Ducale, e dialoghi con artisti come Francesco Bocchini, Luca Boffi, Chiara Lecca, Guido Scarabottolo e Giacomo Cossio. Infine il Dondolo, la casa editrice digitale del Comune di Modena che dirigo, pubblica in contemporanea Il quaderno degli alberi.

Insomma: non un festival sul verde, formula da dépliant immobiliare, ma sugli alberi come forma del pensiero urbano. Che è cosa più seria, più radicale e anche più elegante. Perché una città che non sa vedere gli alberi, prima o poi, finisce per non vedere neppure i suoi abitanti.

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