Ecco allora la piccola verità che la classifica, più di molti editoriali, ci consegna. In alto c’è il comico infantile di Pera Toons; subito sotto, un grande romanzo e il noir; poi i tarocchi, più giù lo sciamanesimo. Ridiamo, indaghiamo, interroghiamo le carte, ascoltiamo i morti
La settimana è stata quella che è stata, e la conosciamo tutti: guerre, ansie, effetto Hormuz sui condizionatori (e arriva l’estate), e perfino lo spettro di una soluzione nucleare evocata da Trump con la sua consueta leggerezza linguistica apocalittica, come se, fra un coniglio pasquale e una foto dalla Situation Room, la fine del mondo fosse soltanto un’altra opzione di comunicazione.
Guardiamo allora che succede nella classifica dei libri nella settimana della presunta fine del mondo.
Al primo posto stanno ancora le barzellette di Pera Toons con Il gioco delle risate per Tunuè. Un libro per bambini, che annuncia la Bologna Children’s Book Fair, dal 13 al 16 aprile, la grande liturgia internazionale del libro per ragazzi. Bologna diventa in quei giorni il crocevia mondiale della promozione della lettura, il luogo in cui l’editoria si interroga con un convegno internazionale per raccontare e stimolare la diffusione delle migliori pratiche mondiali di promozione della lettura e riflettere sul ruolo delle politiche europee e internazionali. Cioè sui lettori futuri, con la serietà che di solito si riserva ai vertici geopolitici. E forse fa bene: perché oggi, nell’egemonia del disordine generale, appassionare una bambina e un bambino a leggere è ancora il gesto più sovversivo e meno rumoroso che ci sia.
Al secondo posto continua la cavalcata del bellissimo Il custode di Niccolò Ammaniti, per Einaudi Stile Libero; al terzo Figli dei bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, sempre Einaudi Stile Libero.
I tarocchi e il caffè interrogano il futuro
Paradigmatiche, e quasi caricaturali, a fotografare con esattezza lo spirito del tempo e le sue inquietudini, le due new entry, tra tarocchi e sciamanesimo. Cioè due forme di risarcimento simbolico. Anche nella classifica dei libri si misurano paure, consolazioni, fantasie di salvezza, regressioni infantili e pedagogie dell’anima. Insomma: il nostro inconscio editoriale per un’epoca che non si fida più né della politica né della psicologia, e dunque chiede consiglio ai tarocchi, agli spiriti, ai segnali nell’aria.
Al quarto posto arriva infatti Il caffè dei tarocchi per i giorni felici di Hye Joung Moon (Newton Compton), il caso editoriale coreano che tutti si sono contesi alla scora London Book Fair. Nel piccolo caffè dove Shin Seryeon legge i tarocchi, l’aria profuma di caffè appena macinato e di storie non dette. È un luogo raccolto, quasi sospeso, in cui i clienti arrivano con dubbi, paure e desideri, e trovano in lei una guida discreta che, tra una tazza fumante e una carta voltata, li aiuta a ritrovare un po’ di chiarezza. A scoprire che l’amore e la guarigione possono arrivare nei modi più sorprendenti, proprio mentre la vita sembra scorrere tranquilla tra una tazza di caffè e l’altra.
La premessa è perfetta per il nostro presente emotivo: un piccolo caffè, una lettrice di tarocchi, clienti pieni di dubbi, ferite sentimentali, memorie da riordinare, e la promessa che perfino le anime lesionate possano ancora trovare una forma di guarigione. Il romanzo mette insieme caffè, destino, malinconia e auto-aiuto con quella grazia orientale che all’Occidente piace moltissimo perché trasforma l’ansia in atmosfera. Non più il terapeuta, non ancora il prete: intanto una carta girata bene.
Sciamanesimo e spiriti
Al nono posto entra Gio Evan con La gioia è un duro lavoro per Feltrinelli. E qui il repertorio dello spirito del tempo si completa. Se i tarocchi interrogano il futuro, lo sciamanesimo interroga l’assenza. Gio Evan, poeta, cantautore, performer e ricercatore spirituale, racconta il dialogo postumo con la madre scomparsa: una conversazione affidata al paesaggio, agli alberi, al vento, alle forme della natura in cui l’anima può transitare per un saluto, un segno, una carezza metafisica.
È un libro che intreccia lutto, memoria, educazione sentimentale e pedagogia spirituale, e che evidentemente intercetta un bisogno diffuso: non soltanto elaborare il dolore, ma dargli una scenografia cosmica, una regia dell’invisibile.
La piccola verità
Ecco allora la piccola verità che la classifica, più di molti editoriali, ci consegna. In alto c’è il comico infantile di Pera Toons; subito sotto, un grande romanzo e il noir; poi i tarocchi, più giù lo sciamanesimo. Ridiamo, indaghiamo, interroghiamo le carte, ascoltiamo i morti. È un paese che cerca di tenersi insieme così: con una barzelletta, una storia ben raccontata e qualche forma di trascendenza portatile. La classifica non mente mai. Al massimo, come i tarocchi, allude.
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