Il primo libro di Pia Pera che mi sia capitato di leggere è Al giardino ancora non l’ho detto. È stato il suo ultimo, uscito nell’anno della morte, esattamente un decennio fa. Forse non doveva neppure essere un libro, perché lei lo scriveva da malata, con fatica, parlando delle traversie della malattia, la sla, senza avere altra prospettiva che l’esaurimento della stessa capacità di respirare.

Come si fa a pretendere di finire un libro quando si sa che non ci sarà il tempo? Libro provvisorio, dunque, libro terminale, che dubita di sé e procede con passi sempre meno sicuri, Al giardino diventa una celebrazione del momento presente, ovvero della vita, dandosi l’unica forma possibile: quella del diario. La persona che parla da queste pagine sta sempre solo vivendo un’altra, forse l’ultima giornata della sua esistenza. E noi lettori non facciamo che nascere e morire con lei, mentre la osserviamo affrontare le crescenti difficoltà del corpo e dello spirito e diventare sempre più tormentosamente consapevole di quel che sarà.

Una voce così vicina, così nitida è davvero un prodigio. La nostra attenzione, tuttavia, non si nutre solo di coinvolgimento emotivo. La certezza della catastrofe di per sé non fa di un libro un bel libro. In questa scrittura opera il fascino di una mente che si nutre di una rara miscela di discorsi concomitanti, mossa da una curiosità quasi frenetica.

Ci sono i fatti quotidiani, ma ci sono anche le riflessioni sui libri, e le descrizioni dei fiori e della gente, e i rimuginii interiori, e i perduranti entusiasmi per gli spettacoli della realtà. E la lingua varia secondo la luce di ogni oggetto, con i necessari cambi di tono e di registro, che solo di rado arrivano a una fusione musicale appena meno che perfetta. E il pensiero, anche quando riporta qualcosa di certo, non si ferma nella certezza, ma torna indietro e riesamina possibilità già scartate, e fa ipotesi sul non più ipotizzabile, come se il tempo già vissuto fosse ancora tempo da vivere. Qui, insomma, la fede nel futuro è più forte della disperazione, dove per futuro intendo non per forza un avvenire, ma un sempre presupponibile punto di vista alternativo.

Anticonformismo e ironia

Parliamo pure di anticonformismo, o di ironia, se preferite. Tutta l’opera di Pia Pera è così: anticonformista e ironica, cioè incapace di adattarsi a un modello, perfino di incarnarne uno in sé. Si chiude con una tragedia, ma neppure nella tragedia è capace di essere perfettamente tragica.

Pia, in effetti, inizia col comico, per divertirsi, ma anche per divertirci. Sto alludendo ai racconti della Bellezza dell’asino (1992), sconci, derisori, baldanzosamente incorrect. Chi vuole farsi passare l’allergia allo scabroso e al turpiloquio venga a trarre il vaccino proprio da qui. Nella scia del comico è pure il seguente Diario di Lo, che riprende la Lolita di Nabokov narrando i fatti dal punto di vista della ragazza (a proposito di punti di vista alternativi). Ma “comico” significa per Pia qualcosa di più – qualcosa di dantesco, cioè una volontà di ibridismo, di mescidazione, di eterogeneità, che io metto non solo tra i meriti più alti della sua opera, ma anche tra le cose più preziose, poiché rare, anzi rarissime, della nostra letteratura italiana contemporanea.

Ecco, allora, mentre guardiamo dalla distanza di questi dieci anni, un sistema che sta, sì, tra due libri così diversi come la Bellezza e Al giardino, ma include anche numerose traduzioni dal russo di grandi scrittori (comprese le sporcaccione Fiabe proibite di Afanas’ev) e un’abbondante produzione di libri e di articoli che parlano di coltivazione. In questa produzione le virtù linguistiche di Pia danno le prove più sfolgoranti. La novità e la sorpresa, che sono fini della letteratura, qui prendono comodamente la forma della terminologia botanica. I tecnicismi, lungi dall’apparire rigidi, suonano poetici e rinfrescanti, con il loro latino o con la loro frequenza di consonanti. E anche se spiccano come gioielli troppo vistosi, si accordano al resto con la nonchalance di uno snobismo dissimulato.

Io e Pia ci siamo incontrati solo una volta, a casa sua, subito dopo la pubblicazione di Al giardino. Non immaginavo che non l’avrei più rivista. Restammo amici per sei mesi. Comunicavamo ogni giorno attraverso messaggi vocali. Morì proprio alla vigilia della mia seconda programmata visita. Una quindicina di giorni dopo mi arrivò a Oxford un pacchetto che lei stessa mi aveva fatto spedire, che conteneva alcuni suoi libri ormai introvabili (oltre a un biglietto, firmato dall’amica Ilaria, che diceva “Pia ti saluta”).

Ponte alle Grazie ha ormai ristampato quasi tutto, e in edizioni squisite, attraverso cui chiunque potrà conoscere Pia e ammirarla. Io, a questo punto, non posso che augurarmi che la sua fama – cui ha contribuito, dopo la scomparsa, anche il ritratto dell’amico Emanuele Trevi, in Due vite – continui a crescere. In me intanto non ha smesso di crescere la riconoscenza. Anch’io vorrei mandarle un biglietto: Pia, hai fatto moltissimo, e con incontestabile originalità. Grazie per le gioie che sai dare e per quello che continui a insegnarci.


Nell’ambito dell’iniziativa “Un anno per Pia Pera”, il 10 aprile a partire dalle ore 10, nella Casa della Musica di Parma (Piazzale San Francesco 1) si terrà il Convegno “Apprendista di felicità: scrittura, traduzione, storia e ambiente nell’opera di Pia Pera”. Il Convegno è organizzato dall’Associazione Pia Pera Orti di Pace e dall’Università di Parma in collaborazione con il suo Orto Botanico e con il patrocinio del Comune di Parma.

In occasione del decimo anniversario della pubblicazione del libro Al giardino ancora non l’ho detto di Pia Pera, che coincide con l’anno in cui la scrittrice avrebbe compiuto il suo settantesimo compleanno, le case editrici Ponte alle Grazie e Salani, Emanuela Rosa-Clot direttrice di Gardenia, insieme a Mariagrazia Mazzitelli e Marco Vigevani, eredi della proprietà intellettuale dell’autrice e fondatori dell’Associazione Pia Pera Orti di Pace, hanno deciso di ricordare e celebrare la grande intellettuale lucchese, dando vita a "Un anno per Pia Pera”.

L’iniziativa comprenderà una serie di eventi e attività che partiranno da fine febbraio 2026 e andranno avanti per tutto l’anno con un articolato programma. Un anno per Pia Pera sarà un modo per celebrare una delle voci più originali e irregolari della letteratura italiana contemporanea, creare momenti di memoria attiva e ricordare la sua voce attraverso convegni, incontri, riflessioni e riletture della sua opera, affinché il suo pensiero continui a circolare, a interrogare, a nutrire.

Saranno inoltre pubblicate le nuove edizioni dei volumi Al giardino ancora non l’ho detto (dicembre 2025), L’orto di un perdigiorno (febbraio 2026), Diario di Lo (maggio 2026), La bellezza dell’asino (settembre 2026).

Durante l’intero 2026 la rivista Gardenia ospiterà mensilmente i migliori articoli dell’intellettuale toscana nell’ultima pagina del giornale, corredandoli con illustrazioni di Sofia Paravicini. A marzo sarà piantato un albero di magnolia dedicato a Pia Pera nel Parco 8 marzo di Milano (Porta Vittoria).

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