Stare in una storia è già di per sé fare una storia: praticarla, viverla e scriverla al tempo stesso. Divenirne testimone perché ne si è protagonista giorno dopo giorno. E stare nella storia – pratica quanto mai perduta in un tempo ridotto all’occasionale come strumento d’azione – fu uno dei movimenti più emblematici di Franca Ongaro Basaglia che decise di non seguire il marito Franco Basaglia nella messa in opera della rivoluzione psichiatrica, ma di accompagnarlo aprendo a un conflitto certamente a tratti aspro, ma fortemente virtuoso.

Un dialogo capace di trasformare la sua presenza in voce e quella che fu un’intuizione in un movimento di donne e uomini che cambiarono per sempre la pratica psichiatrica in Italia.

Una voce scomoda. Scritti e interventi (Il Saggiatore a cura di Alberta Basaglia, Silvia Jop e Marica Setaro) di Franca Ongaro Basaglia contiene già nel suo sommario un’idea precisa di scrittura, una visione che separa con esattezza la strumentalità dalla necessità, e hanno fatto bene le curatici a non rinominare gli interventi che appaiono così al lettore di oggi nella denominazione originale di: prefazione, commento, introduzione a.

Si tratta dunque spesso di testi d’occasione e di servizio che grazie alla voce insita nella scrittura di Franca Ongaro Basaglia restituiscono la pienezza e l’urgenza di un discorso che non è mai retorico e non è mai stanco, ma afferisce a un’umanità mai rimossa e sempre tenuta presente.

Generare incontri

La scrittura è per Franca Ongaro Basaglia il primo corpo di relazione: il modo con cui aprire e favorire e generare incontri, riflessioni e conflitti. La qualità non sta nella pretesa di verità, ma nella capacità di anteporre il proprio corpo di donna alla preminenza del maschile, fare di quel corpo e di quello sguardo un passaggio obbligato e al tempo stesso trasformativo. I testi che compongo questo splendido volume sono alla base della rivoluzione psichiatrica e del pensiero femminista della differenza, ma sono anche testi intimi, mai fondanti, ma elastici dentro ai quali la vita pulsa e al tempo stesso obbliga a fare i conti con sé, magari riscoprendone aspetti tenuti a lungo taciuti.

La scomodità è più che nella critica sociale che pure è parte integrante del discorso di Ongaro Basaglia, nella bellezza di una scrittura che obbliga la lettrice e il lettore a partecipare attivamente. Non si può restare inermi e non si può restare intatti di fronte ai suoi testi perché si può venire frantumati dalla propria fragilità che alberga e dilaga in ognuno quando cade in una strenua individualità, fatto quanto mai propiziato da ogni retorica produttivistica e politica contemporanee.

E invece è proprio quella fragilità a indicare l’insufficienza dell’io e il possibile riscatto del sé nel dialogo con l’altro che fu anche alla base del movimento basagliano che fu prima di tutto un movimento agito da un gruppo, così come i testi alla base di quel discorso che furono il frutto di un dialogo serratissimo tra i Basaglia da cui Franca Ongaro Basaglia estrasse quella voce precisa e scintillante che si ritrova nei suoi scritti sia fino al 1980 anno della morte di Franco Basaglia, sia nei successivi, quasi a farsi carico di una parte mancante, di un’irriducibile assenza.

Immaginazione 

E qui la voce sembra assumere un tono diverso, meno solido e ancora più fluido e mobile. Infatti proprio nell’impegno e nella presenza politica che Franca Ongaro Basaglia si distingue ancora di più come una scrittrice, come colei che è in grado non di mettere ordine al mondo, ma d’immaginarlo e farlo immaginare a chi la legge. Un mondo che contiene dolore, fatica, rimpianti e frustrazioni, ma che si muove grazie a una gioia allegra che rende leggera la fatica e lo sforzo che si traduce in impegno senza requie alcuna. È in quello spazio d’inconsapevole gioia che si può dare corpo così a una visione di mondo diversa, a un’idea di sé differente e felice.

Quello spazio Franca Ongaro Basaglia non lo perde mai di vista, una tenerezza che oggi troppo spesso viene confusa con ingenuità, quando nulla è più ingenuo invece del cinismo sprezzante così tanto in voga. Una voce scomoda contiene un sentimento di fiducia verso la realtà delle cose come possibilità di cambiamento e i suoi testi ancora oggi e forse ancora più oggi di allora, colpiscono in profondità andando a cogliere i limiti e le carenze di un sistema arcaico e maschilista che pure ancora resiste strenuamente vivendo nel ridicolo, ma anche e peggio generando tragedie.

Di questa colpa gli uomini e non le donne devono farsi carico. A questa voce di scrittrice gli uomini più delle donne devono provare a dare ascolto. I primi per provare a ritrovare un sé sepolto sotto il perso del proprio grottesco monumento, le seconde per riconoscere in quelle parole una compagna, un madre e una figlia.


Una voce scomoda. Scritti e interventi (Il Saggiatore 2026, pp. 890 euro 40) è una raccolta di testi di Franca Ongaro Basaglia curata da  Alberta Basaglia, Silvia Jop e Marica Setaro

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