Le scuole di tutto il mondo stanno affrontando la realtà dell’uso degli smartphone da parte di bambini e adolescenti a scuola: le preoccupazioni relative alla distrazione, agli imbrogli, alla socializzazione compromessa e ai danni online intenzionali e non intenzionali hanno portato al divieto del loro utilizzo durante l’orario scolastico. In alcune scuole, questo divieto ha determinato miglioramenti accademici e sociali, mentre in altre ha indotto gli studenti a trovare soluzioni alternative e ha alimentato il sospetto reciproco.

Si tratta di una questione fondamentale. Sembra che i giovani trascorrano gran parte del loro tempo fissando gli smartphone e altri schermi: a scuola, a cena, nelle loro camere da letto, in bagno. Il 47 per cento degli adolescenti dichiara di essere costantemente online, l’84 per cento controlla il proprio telefono almeno una volta all’ora e uno su sei lo controlla più di una volta ogni cinque minuti. Qual è l’uso problematico e qual è la “nuova normalità” in un ecosistema digitale in rapida evoluzione?

Da otto anni, la Clinic for Interactive Media and Internet Disorders (Cimaid) del Boston Children’s Hospital, l’ospedale pediatrico della Harvard Medical School, valuta e cura bambini e adolescenti provenienti da tutto il mondo.

I risultati mostrano che non è un dispositivo specifico, come uno smartphone, o un’applicazione, o i social media, ad attrarre i giovani, ma piuttosto l’interattività di queste tecnologie che coinvolge e immerge gli utenti, che perdono la cognizione del tempo e della realtà. I giochi, i social, i brevi video e l’uso di qualsiasi sito interattivo online possono essere produttivi oppure, se tale uso sostituisce funzioni fisiche, sociali o psicologiche fondamentali, possono trasformare l’uso dei media interattivi in un uso problematico (Pimu).

Il ruolo dell’Ia 

L’intelligenza artificiale (Ia) è ormai profondamente intrecciata alla vita degli adolescenti, che la guardano con ottimismo ma anche con diffidenza. Mentre alcuni studenti utilizzano l’Ia generativa per condurre ricerche approfondite, altri la utilizzano per scrivere i loro elaborati, e gli insegnanti utilizzano software di rilevamento dell’Ia per identificare chi imbroglia.

Sebbene questa “corsa agli armamenti” software renda possibile individuare gli imbrogli più evidenti, rischiamo non solo di avere una generazione che ha imparato poco, ma anche una generazione che ha sviluppato atrofia cognitiva e passività morale, a causa della convinzione che l’Ia sia più intelligente, più veloce e sappia più di quanto loro potrebbero mai sapere.

L’Ia di compagnia, progettata per l’interazione sociale ed emotiva attraverso la creazione di chatbot che apprendono le preferenze, le speranze e i sogni degli utenti per imitare le relazioni umane, pone rischi particolarmente gravi per gli adolescenti che stanno ancora sviluppando il loro senso di sé e il loro percorso di vita. Spinti dall’intensa concorrenza nell’economia dell’attenzione, i social media hanno catturato e continuano a catturare gli utenti e i loro clic.

Questo tipo di Ia riconosce affettuosamente gli adolescenti come gli individui che stanno diventando, offrendo loro calore e accettazione, insinuandosi nel loro sistema limbico guidato dalle emozioni e fornendogli la comprensione e l’amore che cercano dai coetanei, dai genitori e dagli altri esseri umani. In tragici reboot di Romeo e Giulietta, i giovani hanno sviluppato una profonda fiducia e si sono innamorati dei loro compagni di Ia, con le loro emozioni che hanno prevalso sul loro giudizio ancora in fase di sviluppo e, guidati dall’Ia, alcuni si sono tolti la vita.

Diagnosi e prevenzione

Questi sono solo alcuni dei molti problemi che i bambini e gli adolescenti incontrano mentre navigano nell’ecosistema digitale in cui stanno crescendo. Al Digital Wellness Lab e alla Clinic for Interactive Media and Internet Disorders (Cimaid), studiamo e rispondiamo a tre processi in evoluzione: lo sviluppo umano dall’infanzia all’età adulta, l’ecosistema digitale in rapida evoluzione che influenza e riflette lo sviluppo dei giovani e la trasformazione di tutti i nostri comportamenti a causa degli schermi che ci circondano.

Il problema non è quanto tempo passiamo davanti agli schermi, ma come li usiamo. Anche se la stampa mainstream parla di dipendenza, questo termine è sia clinicamente impreciso che terapeuticamente controproducente.

Il Cimaid ha identificato questo disturbo dell’èra digitale e ha scoperto come trattarlo e prevenirlo. Abbiamo scoperto che la Pimu è una sindrome sintomo di diagnosi psicologiche sottostanti, in particolare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), l’ansia, il disturbo dello spettro autistico e la depressione. Gli schermi non rendono i bambini ansiosi o depressi. I bambini con ansia, depressione, autismo e Adhd cercano il conforto e il controllo di cui necessitano nel mondo contenuto e controllabile dei media interattivi.

Quando non trovano sollievo lì, gli schermi spesso accelerano e amplificano la loro ansia e depressione. La Pimu è più simile alla bulimia alimentare che alla dipendenza, e l’obiettivo del trattamento della Pimu non è l’astinenza, ma l’autoregolazione dell’uso dei media interattivi come risorsa necessaria. Esortando i genitori a smettere di controllare e iniziare a sostenere la crescita dei propri figli, i giovani possono imparare a utilizzare i media interattivi in modo mirato anziché eccessivo, gestendo la propria vita quotidiana in modo produttivo, consapevole e salutare dal punto di vista fisico, sociale e mentale.


Michael Rich è pediatra, ricercatore e fondatore del Digital Wellness Lab e della Clinic for Interactive Media and Internet Disorders (CIMAID) al Boston Children’s Hospital, Conosciuto come il “Mediatrician”, è una figura unica che unisce il mondo del cinema a quello della medicina per studiare l’impatto della tecnologia sui giovani, promuovendo metodi pratici per insegnare a “synergize rather than criticize”: lavorare insieme – famiglie, educatori, clinici, e l’industria tech – per costruire un ecosistema digitale che promuova il benessere.

Al Learning More Festival, interverrà il 22 febbraio nel talk Digital wellness in famiglia: crescere sani in un mondo digitale.

Il Learning More Festival, primo festival in Italia interamente dedicato all’apprendimento e all’evoluzione della formazione nell’era digitale, torna a Modena da venerdì 20 a domenica 22 febbraio con la curatela di Donatella Solda e Damien Lanfrey. Questa quarta edizione accoglierà più di 150 esperti tra responsabili delle risorse umane, ricercatori, educatori, startupper e imprenditori per riflettere sull’utilizzo della tecnologia come scelta consapevole.

Tra gli ospiti internazionali presenti al Festival, oltre a Rich: Alberto Cairo, Anamaria Dorgo, Lavinia Mehedintu, Ana Mombiedro, Barbara Oakley, Serge Tisseron, Maryanne Wolf. Tra gli italiani: Francesco Costa, Mariano Laudisi, Nicola Mattina, Beatrice Mautino, Massimiliano Panarari, Pier Cesare Rivoltella, Davide Ruzzon, Igor Sotgiu.

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