Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l’ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo del rapporto tra musica e cibo, a poche settimane da quando tutta l’Italia (tutta l’Italia) si fermerà per Sanremo. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


Al numero 136 di Clerkenwell Road, perfettamente incastonata tra la chiesa di San Pietro e l’italian deli L Terroni & Sons, ha sede la Casa Italiana San Vincenzo Pallotti, il social club italiano più vecchio di Londra. Entrando, la sensazione è quella di mettere piede in un vecchio oratorio di provincia dove l’orologio è fermo agli anni Sessanta. Pannelli in legno laccati ricoprono le pareti, mentre appesi ci sono crocifisso e trofei calcistici. Non manca il bar con la macchinetta per preparare l’espresso, che mantiene un prezzo popolare sotto le due sterline.

Expat Sanremo

Il club viene fondato nel 1960, nella zona dove un tempo sorgeva Little Italy, per volere di una comunità di italiani emigrati all’estero in cerca di fortuna. Per anni rimane il punto di riferimento di un quartiere dove vivono famiglie a basso reddito che la domenica si ritrovano per andare a messa e scambiare due chiacchiere dopo la funzione. Poi, il cambio generazionale, la gentrificazione e persino il Covid, svuotano lentamente la Casa, il cui destino è rimasto incerto fino a un paio d’anni fa.

È un articolo pubblicato sul Guardian nel 2024 a innescare un effetto domino che dà nuova linfa alla comunità, attirando la curiosità delle nuove leve residenti nella capitale. Tra loro ci sono anche Alberto Minghetti e Fiorenza De Filippo che assieme a un gruppo di volontari danno vita a Casa Italiana Lab, l’ala giovanile del club impegnata nell’organizzazione di eventi sociali. Tra le serate più popolari ci sono l’Italian Language Bar, il cineforum e da quest’anno anche la Briscola Night.

L’idea di organizzare un watch party per guardare insieme il festival di Sanremo è nata lo scorso anno. Complice la popolarità del FantaSanremo, dell’era Amadeus e dei meme, anche all’estero la kermesse si è trasformata a tutti gli effetti in una manifestazione di folklore da onorare e rispettare. «Ci siamo lanciati – racconta Fiorenza De Filippo – abbiamo pensato che, proprio come noi, altri italiani avrebbero trascorso volentieri la serata in compagnia a fare aperitivo e guardare la finale».

Con l’aiuto di United Italian Societies, l’associazione che riunisce i club universitari italiani all’estero, l’evento fa il giro del web, andando sold out in poche ore. Giù lo schermo delle proiezioni e in sala ci sono ottanta persone che bevono Spritz, Crodino e la birra Peroni, passandosi di mano le patatine San Carlo, proprio come fossero al bar sotto casa. Visto il successo del 2025, quest’anno l’idea è di replicare la serata con la speranza che diventi una nuova tradizione.

Musica e Little Italy

Il rapporto tra la storica Little Italy, la musica e il cibo è legato a un filo rosso che va indietro nei secoli. Nel 1850 si stima che siano circa duemila gli immigrati italiani residenti a Clerkenwell; si guadagnano da vivere come artigiani (sono principalmente corniciai e costruttori di specchi), ma soprattutto come ambulanti musicisti. Dalle cronache dell’epoca sappiamo che si suonavano arpa e organetto, e che a esibirsi per strada erano perlopiù bambini, reclutati dall’Italia e spesso sfruttati dai Padroni.

Sul finire dell’Ottocento gli italiani si reinventano, deliziando la società vittoriana con l’arte del gelato. Nelle tiepide sere d’estate, le strade si animano con il vociare dei commercianti che servono il dolce all’interno di piccoli bicchieri, chiamati penny licks. Nel 1901, sono gli abitanti di Little Italy ad avere pieno controllo sul commercio del ghiaccio che dalla Norvegia arriva fino ai canali di Londra, dove viene venduto per conservare gli alimenti e preparare il gelato. Le due guerre e i bombardamenti cambiano l’assetto di Clerkenwell, e il resto è storia.

«Casa Italiana esiste soprattutto per i giovani – spiega Alberto Minghetti – ma c’è molto rispetto per la vecchia guardia e per ciò che hanno lasciato. La domenica si sta al bar con chi è qui da generazioni, con chi è appena arrivato e con chi si ferma incuriosito. È sempre interessante osservare la reazione di chi assaggia per la prima volta il Chinotto».


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