Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l’ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo del rapporto tra musica e cibo, a poche settimane da quando tutta l’Italia (tutta l’Italia) si fermerà per Sanremo. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.


Dodici Sanremo all'attivo, ma anche un libro di ricette e un secondo posto a Celebrity Masterchef. Il curriculum di Orietta Berti è impossibile da sintetizzare in poche righe. La sua agenda è fittissima, da poco è uscito il suo nuovo singolo Chi ama chiama: le abbiamo chiesto come si conciliano questi ritmi (che durante il festival della canzone italiana diventano ancora più frenetici) con la cucina. 

Qual è il suo primo ricordo culinario di Sanremo?

La verità è che quando uno è lì pensa a tutto fuorché a mangiare. Stai in giro tutto il giorno per fare interviste – a parte nel 2021, che c'era il Covid e quindi siamo stati più chiusi nelle nostre stanze. Però appunto, uno mangia un po' quello che capita, un toast e poco altro. Anche perché prima di cantare è meglio non mangiare. 

Quando deve registrare, come in questo periodo, come funziona la sua giornata tipo dal punto di vista culinario?

Dunque adesso io parto da casa e mi trucco perché quando siamo là sono sempre da fare delle foto per il social. Poi dopo alle 10 del mattino bevo una spremuta di pompelmo, arancia e limone. Poi vado in studio, e quando arrivo là mi mangio due crackers in compagnia mentre loro preparano tutto e mi bevo un caffè. Poi mi metto seduta e registro sempre dalle 2:30 fino alle 6, 6:30. 

E la sera quando arriva a casa, dopo una giornata così ha piacere di cucinare? 

No, beh, di solito di solito mio marito mi prende delle cose già fatte in paese. Qui in Emilia sono sempre tanti i negozi di pasta pronta. Mangio tanta verdura e tanta frutta perché mi piace così. Ho un po' eliminato la carne, perché non voglio più mangiare gli animali, ma invece la pasta la mangio. Però non son calata neanche un etto, secondo il dottore è perché mangio così male. 

Lei a livello culinario è una persona curiosa? Le piace provare cucine diverse?

Be' sì, quando sono fuori sì. Ma quando sto in Emilia mi piace andare nei ristoranti tipici. Noi emiliani poi siamo un po' monotoni, ci piace mangiare sempre le stesse cose (anche se ne abbiamo in abbondanza, eh, non ci facciamo mancare niente). Quando sono in altre città invece apprezzo molto la cucina regionale. 

C'è un piatto emiliano a cui non rinuncerebbe mai? 

Noi non rinunciamo mai alle nostre tradizioni, per esempio il tortello: non c'è vigilia senza tortello. E poi le lasagne. È una tradizione. E quando andiamo al ristorante cosa facciamo? Prendiamo gli stessi piatti. 

Tra i suoi colleghi c'è qualcuno con cui va a cena molto volentieri? 

Io vado spesso a cena con collaboratori di lavoro, più che con altri cantanti. Con Rovazzi sono andati diverse volte, lui non mangia moltissimo, ma anche lui mangia quello che c'è di tipico nella regione in cui siamo. Dei posti proprio nel nostro lavoro non ne ho trovati. 

E per la voce c'è qualcosa che usa?

Io condisco sempre tutto quello che mangio con il peperoncino. Uso quello secco, ma ho anche due frigoriferi enormi e in congelatore tengo sempre uno o due sacchetti di peperoni, che mi mandano da ogni parte d'Italia. Sono anche molto belli da vedere, così colorati. E me li porto sempre in giro quando viaggio, mi servono a mantenere la voce. 

Se invitasse un collega a cena cosa preparerebbe?

I piatti tradizionali, che piacciono a tutti. Non c'è mai stata una persona che abbia rifiutato i piatti emiliano o romagnoli. Poi io sono di parte, io consiglio sempre i nostri prodotti .

Quindi sì, io sono di parte e offro a tutti i nostri piatti, poi noi siamo anche abituati che facciamo sempre regali in alimenti: un salume, un pezzo di formaggio. Siamo abituati così. A Natale non arrivano regali, arrivano questi cesti pieni di ogni ben di Dio, che durano fino alla Pasqua. Anche dopo la Pasqua…

Lei ha anche parlato della sua passione per i cibi “afrodisiaci”…

Sì, li ho messi anche in un libro di ricette, perché me li consigliavano nei primi anni della mia carriera. Erano di moda negli anni Settanta. Noi mangiavamo sempre dopo lo spettacolo e ci preparavano piatti freddi più che altro e ci dicevano “Questo qui è afrodisiaco, questo fa diventare molto allegri, questo scaccia i pensieri”… E allora noi prendevamo giù le ricette, io ei musicisti, e nel tempo abbiamo iniziato a prepararli anche a casa. Sono piatti gustosi, semplici da preparare, ricette che si fanno senza pensare. Ma poi sono molto buoni. Specialmente quando uno torna alle 3 di notte e apre il frigorifero e vede una serie di piattini deliziosi, è una manna. 

Lei ha detto che il suo ricettario l'ha scritto anche per colmare le mancanze, perché racconta di un ricettario di sua nonna che era stato perduto e che lei voleva assorbire in quel libro. 

Sì, non l'abbiamo mai trovato. Nemmeno quello di mia mamma. Allora abbiamo cercato di fare le ricette che si facevano in casa, che mi ricordavo. Le ricette anche dei posti dove sono stata in tutti questi anni in Italia. È stato un bel libro, sono uscite tre edizioni, è andato bene. 

Le mancanze si possono colmare con il cibo ma magari anche con la musica? 

Beh, dipende. Con la musica tanti mi scrivono che passano delle giornate bellissime, ascoltando le canzoni ma non soltanto le mie. Tanti invece dicono che eh se non c'è un bel piatto di pastasciutta non sono felici durante la giornata. Dipende dalla personalità, non così. 

Anche su quello che si mangia: ho degli amici di Parma per cui senza antipasto misto di salumi la cena non c'è. Mentre io magari mangio una fetta di prosciutto o di salame Felino, quello buono, e sono a posto. 

Invece loro quando sono venuti a cena da me si sono fatti fuori due salami interni e ancora non erano sazi. Quindi diciamo che abbiamo tutti bisogni diversi. Ci sono le persone che appena arrivano il venerdì sera o il sabato vogliono uscire a cena. Mentre io che sono sempre in giro per l'Italia, quando sono a casa mia non mi muovo, a meno proprio di non avere ospiti che devo portare fuori a mangiare. Preferisco godermi la mia casa, ecco. 

E invece la sua passione per il gin tonic come è nata? 

Io fino a due anni fa non sapevo neanche che esisteva il gin tonic. Me l'ha fatto assaggiare la prima volta a Rovazzi e non mi è dispiaciuto. Lo faccio con dosi piccole di alcol, perché lascio sciogliere il ghiaccio e poi c'è la tonica, viene abbastanza annacquato. Ma quando finiamo di lavorare ce lo perdiamo volentieri anche perché dà un senso alla giornata lavorativa che abbiamo fatto. E poi il più delle volte siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto, allora ci prendiamo volentieri questa bevanda in compagnia, diciamo così. Per osare anche un senso. Al giorno d'oggi bisogna dare un senso a tutto perché la vita è così breve e quindi bisogna godere un po' di quei minuti preziosi che ci rimangono. 

Lei ha fatto Celebrity MasterChef: come è stata quell'esperienza?

Guardi, se me lo chiedessero adesso non lo rifarei. Perché alle 8:30 ci venivano a prendere in albergo e fino alla sera tardi non ci riportavano in albergo. Perché non c'erano soltanto le riprese televisive in cui facevamo i piatti, durante la giornata ci facevano: abbiamo imparato a pulire gli animali, abbiamo imparato a condirli, abbiamo imparato a fare i sughi e insomma, abbiamo imparato tante cose. Io ho imparato anche a fare la sfoglia, che prima facevo dei buchi… Insomma, ho imparato tante cose, però è stata una fatica tremenda. E poi beh, è ​​stato un successo perché l'hanno dato per tantissime volte, hanno ripetuto le puntate quante volte.

E io poi non ero una cuoca e vabbè, ero una che guardava mia madre o mia suocera o mia nonna fare questi nostri alimenti. Perché i nostri piatti sono lunghi, soltanto i cappelletti deve fare la farcia il giorno prima perché devono riposare una notte. Per le lasagne, insomma, fate questa pasta verde.

Adesso invece è più comodo, ci sono tanti negozi: qui io li conosco tutti, sono proprio amici bravissimi, cuochi bravissimi che forniscono tantissimi ristoranti nei dintorni. Quindi quando c'è un mio amico che mi viene a trovare oppure un mio ammiratore che viene dall'estero io preparo questi piatti che devo soltanto cuocere e faccio una bellissima figura. 


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