«Due ore di sonno in due settimane. Ma adesso non posso dormire». Mazzariello sembra aver scritto il verso che sintetizza tutta la storia di Sanremo. Ma in realtà la canzone con cui si presenta all’Ariston fra i giovani, “Manifestazione d’amore”, racconta, in modo allegro e orecchiabile, una ribellione fortemente generazionale. Ovvero, la voglia di smetterla con il mito della produttività e della performance a ogni costo.

È una canzone d’amore, ma inserita in un contesto puramente “urbano”: «Sciopero nazionale, assemblea condominiale / Dribblare / Tra i taxi, le auto, i tram (…)». Il senso si trova poi negli ultimi versi: «Ritorno da te dopo sedici ore / Che dici se andiamo a dormire? / Spegni le luci che voglio sparire».

È l’idea che in giornate così piene, fra «palazzi di metallo» dove «sembra di non contare tanto», ci si ritrovi sfiniti la sera a pensare se ne sia valsa davvero la pena. Non ci sono forse cose che ci stiamo perdendo per strada, mentre la vita scorre senza soste apparenti?

È la presa di coscienza di come le priorità uno se le dovrebbe dare di sé: «Mi sono sentito morire / e ho pensato al tuo nome alla fine».

Un nuovo paradigma

Negli ultimi anni il rapporto tra lavoro e identità personale è cambiato profondamente: se per decenni la carriera è stata raccontata come un elemento imprescindibile della realizzazione individuale, i trend emersi dopo la pandemia raccontano una rottura di questo paradigma, soprattutto tra i più giovani. Tutto questo passa ovviamente da narrazioni diffuse sui social, perché semplicemente è lì che i ragazzi si raccontano. Ma è un elemento identitario più profondo, spesso difficile da classificare, ma con conseguenze molto concrete.

Il primo fenomeno significativo è quello noto come “Great Resignation” (o “grandi dimissioni”): tra il 2021 e il 2022 milioni di persone, soprattutto negli Stati Uniti, hanno dato le dimissioni volontarie, raggiungendo record storici di turnover e mettendo in discussione l’idea tradizionale del lavoro come fondamento della vita adulta. In Europa e in Italia il fenomeno è stato più limitato, ma comunque significativo.

Ovviamente, la realtà è più complessa di qualsiasi schematizzazione. A fronte di questo fenomeno, ci sono voci contrarie che resistono. Sempre sui social, continua ad avere un certo peso la narrazione esattamente opposta, che mette la performance al centro di tutto. C’è una generazione che sta crescendo fra una moltitudine di stimoli e di contraddizioni. E pure una stanchezza cronica.

ANSA
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Chi è Mazzariello

Questo discorso assume poi un valore ancora diverso quando si parla di musica e di carriera musicale. Per emergere, un cantautore di oggi deve essere pronto ad affrontare una gavetta del tutto diversa rispetto al passato, fatta di costante precarietà, solitudine e appunto notti insonni.

Ci sono apparenti scorciatoie che passano dai talent show, che hanno però spesso l’effetto di una supernova: si esplode e poi si collassa. Ed esiste un’altra strada, meno rumorosa e meno immediata, che passa per una crescita graduale e quasi artigianale: scrivere, sbagliare, accumulare esperienze lontano dai riflettori, costruendo una propria identità.

La storia di Antonio Mazzariello si inserisce in questo secondo filone. Classe 2001, nato a Scafati vicino a Napoli, ha iniziato a pubblicare musica nel 2021 muovendosi in ambito indipendente: i primi brani, come “Pubblicità progresso” – «A volte penso che la gente poi ci pensi troppo / A tutto ciò che si nasconde in uno specchio rotto» – si sono diffusi semplicemente con il passaparola.

Ha ottenuto ulteriore visibilità quando alcune sue canzoni sono state inserite nelle playlist editoriali di Spotify. È stato incluso nella colonna sonora di Summertime 3 su Netflix. Ha suonato al Circo Massimo durante il concerto del primo maggio del 2024. Nello stesso anno, è arrivato in semifinale a Sanremo giovani (gestione Amadeus).

Il lasciapassare per l’Ariston lo ha ottenuto come uno dei vincitori di Area Sanremo.

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