Fra le quattro canzoni delle Nuove Proposte di Sanremo 2026, quella di Nicolò Filippucci è probabilmente la più “sanremese”: un po’ per le sonorità, ma soprattutto per la tematica. Racconta un amore finito, con immagini e formule piuttosto classiche: «La notte sembra un inferno / voglio ancora averti a meno di un soffio».

Filippucci rappresenta anche una parte della cosiddetta quota Maria De Filippi di quest’anno, insieme, tra i grandi, a Mara Sattei, Enrico Nigiotti, Aka7Even e Lda. Ha partecipato ad Amici nel 2025 ed era tra i favoriti per la vittoria. La sua eliminazione in semifinale ha scatenato una shitstorm sui social. In un certo senso, è stato anche il punto di partenza del percorso che lo ha portato prima a Sanremo Giovani e poi all’Ariston.

Fattore televoto

I paragoni non sono mancati – da Tiziano Ferro a Tananai – ma la vera incognita è se riuscirà a lasciare un segno sufficiente per allargare il proprio pubblico, andando oltre la base, a tratti sfegatata, dei fan di Amici.

E proprio il pubblico potrebbe rivelarsi decisivo. Nella gara delle Nuove Proposte, infatti, il voto è diviso tra tre componenti: televoto (34 per cento), giuria della sala stampa, tv e web (33 per cento) e giuria delle radio (33 per cento). Nella seconda serata i quattro artisti si sfidano in due duelli diretti e i più votati accedono alla finale della terza serata, dove, con lo stesso sistema di voto, viene proclamato il vincitore. In questo schema, dunque, la forza del televoto non basta da sola, ma può fare la differenza.

Chi è Nicolò Filippucci

Sarebbe comunque sbagliato raccontare Filippucci solo come “l’artista nato sulle ceneri di una shitstorm”, il vincitore morale formatosi nel calderone di un programma televisivo. Il suo ep, trainato dal singolo “Un’ora di follia”, ha avuto un buon successo ed è stato trasmesso anche dalle radio.

È dunque una “nuova proposta” con già un suo passato, come succede spesso. Si è formato precocemente in Umbria, sua regione d’origine, nel coro locale (dove ha iniziato a cantare a nove anni).

In varie interviste, ha parlato di “Laguna”, il brano che porta al festival, come un viaggio nella malinconia. E ritorna il richiamo alla “sanremesità” della canzone, intesa come canone di certa musica leggera, che comunque qui ha sonorità contemporanee che posso garantirne l’affaccio in classifica. Non c’è troppa originalità, ma sembra studiata per accontentare generazioni diverse di pubblico.

Basterà per trasformare un “vincitore morale” in un vincitore e basta?

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