Giovedì mattina un’intera generazione di millennial si è svegliata con il cuore spezzato alla notizia della morte di James Van Der Beek, mercoledì 11 febbraio. Scomparso a soli 48 anni a causa di un cancro annunciato due anni fa tramite social, l’attore si era fatto spazio nell’immaginario pop come protagonista della serie tv Dawson’s Creek, dal 1998 al 2003, restando ancora oggi un volto indimenticabile di quegli anni.

Dawson Leery non aveva la coolness di Brandon Walsh o Dylan McKay di Beverly Hills, non era bello e dannato come Ryan Atwood in The O.C., né cattivo e calcolatore come Chuck Bass in Gossip Girl.

Non era certamente Pacey Witter, il coprotagonista trickster di cui tutte a un certo punto si sono innamorate, no: lui era un ragazzo di provincia, figlio unico di una famiglia della classe media, un buono dal cuore puro anche se un po’ egocentrico, ma soprattutto un ingenuo, romantico, perfezionista. Il suo personaggio era un adolescente fin troppo perfetto, che – oltre ad aver reso iconico l’abbinamento t-shirt e camicia oversize – ci ha fatto cringiare non poche volte per la sua eccessiva retorica sentimentale, quell’ostinazione pollyannesca a cercare sempre il lato positivo delle cose, a credere nei sogni fino a sbattere la testa contro il muro, facendo del proprio sogno di diventare regista la sua intera personalità.

Amato e odiato 

Dell’intera serie, Dawson è stato forse il personaggio più amato e odiato di tutti perché ci ha messo davanti alle nostre stesse debolezze. Lui era lo specchio in cui potevamo scorgere noi stessi alle soglie dell’adolescenza: goffi, alla ricerca continua di cosa avremmo voluto essere, con la spiccata tendenza a prenderci troppo sul serio. Lo vedevamo sbagliare, umiliandosi per conquistare una ragazza oppure ostinandosi a credere nell’idea di una famiglia perfetta e soffrivamo soprattutto perché ci ricordava di tutte le volte in cui al suo posto c’eravamo stati noi.

La prima puntata di Dawson’s Creek si apriva sulla cameretta del protagonista, lui e il suo grande amore, Joey, stesi sul letto e circondati da poster dei film di Steven Spielberg alle pareti. I ragazzi sono più che amici ma non ancora amanti, non sono più bambini e non ancora adulti. Così come quella cameretta non era solo un luogo familiare e protetto, ma la proiezione di un futuro idealizzato che il protagonista si affannava a rincorrere in ogni puntata.

Forse non è un caso se una delle scene più belle dell’intera serie per me resterà sempre quella in cui Dawson strappa tutti i poster della sua stanza, dopo il divorzio dei genitori: è quello il momento in cui finalmente accetta la realtà delle cose, apre gli occhi e guarda sul mondo. Un grande momento catartico che ha avvicinato alla vita adulta non solo il personaggio, ma tutti noi che lo seguivamo.

Il triangolo amoroso tra Dawson, Joey e Pacey resta una delle storie più appassionanti di fine anni Novanta, anche se oggi, col senno di poi, non ricordo di aver mai conosciuto nessuno che fosse realmente #teamdawson. Del resto, lui aveva il suo sogno, e il suo vero amore è sempre stato il futuro. Oggi, il dolore per la perdita di James Van Der Beek ci colpisce forte anche per questa consapevolezza.

L’epilogo 

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Dawson non era James, certo, ma mi sento di affermare con una certa sicurezza che James, per tutti, è sempre stato Dawson. Un’eredità ingombrante che l’attore non è riuscito a scrollarsi di dosso nemmeno con ruoli importanti come quello in Varsity Blues, capolavoro all-American degli high-school movies, o la parte cattivella in Cruel intentions, film tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis e ispirato in parte al classico di Laclos, Le relazioni pericolose.

Quando nell’autunno 2024 l’attore del Connecticut ha annunciato di avere il cancro, si era da tempo ritirato in un ranch insieme ai sei figli e sua moglie, Kimberly Brook. Dopo essere stati prosciugati dalle spese sanitarie degli ultimi anni, la donna ha attivato un GoFundMe per sostenere la famiglia, adesso che sono rimasti da soli. Negli ultimi mesi di vita, la star aveva cominciato a vendere oggetti di scena del film culto Varsity Blues pur di potersi permettere adeguati trattamenti.

La notizia della morte di James Van Der Beek è stata un epilogo che aspettavamo tutti. Quello che non ci aspettavamo, invece, è stata la sua apparizione in video alla reunion del cast di Dawson’s Creek, lo scorso settembre a New York. Il volto emaciato, consumato dalla malattia, mentre i suoi ex amici e colleghi, da Katie Holmes a Michelle Williams, insieme ai sei figli, sul palco si sono lanciati a cantare la sigla della serie tv.

Pornografia del dolore? A un certo punto l’ho pensato, trovando io stessa quella scena insostenibile. L’evento – organizzato da Michelle Williams, – tuttavia ha raccolto un somma significativa per F Cancer, un’organizzazione non-profit dedicata alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al supporto psicologico per chi combatte contro il cancro.

Dawson Leery non è stato solo il volto di un’epoca incredibile nella storia della cultura pop, ma uno spirito guida per le nostre adolescenze. Credere ostinatamente nei propri sogni non basta certo a realizzarli, questo lo sappiamo, ma sicuramente costituisce una parte fondamentale del processo. Oggi penso a James Van Der Beek e lo faccio con affetto, perché è anche grazie a lui se ogni tanto ancora mi ricordo questa cosa.

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