È stato per risparmiare sulla psicoterapia che mi sono avvicinata al diario segreto. Perché il diario è bene che resti segreto ma si è dimostrato molto utile anche quando lasciato in giro. Consente di avere un hard-disk per le proprie emozioni e il bello è che è un hard-disk esterno
Parte il tour Odiario, nuovo show di Arianna Porcelli Safonov per raccontare il processo crudele di diventare grandi, attraverso il grande protagonista di tutti i nostri sfoghi: il diario.
Sabato 14 marzo a Firenze, Teatro Puccini, mercoledì 18 marzo a Bologna, Teatro Duse, venerdì 20 marzo a Trieste, Teatro Bobbio, domenica 22 marzo a Lecce, Teatro Politeama Greco e mercoledì 25 marzo a Milano, Teatro Elfo Puccini.
La psicoterapia fa parte di quei processi sociali in cui chi vi si avvicina, passa, nel giro di pochi anni, dalla vergogna al vanto. Lo stesso procedimento che l’Italia ha avuto nei confronti della guerra: c’è stato un tempo in cui era motivo di vergogna, adesso sembra piacerci.
La generazione dei nostri genitori non è andata dallo psicologo e se capitava veniva tenuto nascosto con vergogna (e oggi ne vediamo su di noi i risultati).
Oggi invece, non vediamo l’ora di condividere con gli altri, cosa abbiamo deciso noi e il nostro psicologo che è senza dubbio, l’unica relazione fissa che abbiamo.
Come sempre, le relazioni migliori sono quelle che paghiamo.
La voce interiore
Insomma, se il vostro terapeuta è una persona perbene, molto probabilmente vi avrà consigliato di scrivere un diario perché è una pratica di autoterapia efficace ed economica che può aiutare ad acquisire chiarezza sui propri obiettivi, a sviluppare una maggiore resilienza di fronte alle difficoltà, favorire una connessione tra pensieri, emozioni e azioni, chiarire i processi e il dialogo interno, sempre che vogliate parlare con voi stessi, con la vostra voce interiore, io non la vorrei.
Non bastavano quelle esteriori. Ciascuno di noi ne ha una e la cosa più fastidiosa è che ha il tono di nostra madre e che non sbaglia mai.
La mia ha la voce di Albano, di Wanna Marchi, sguaiata, con un pesante accento romano. E mi sveglia con quegli assoli che spaccano le pietre: «Avanti, muoviamo il culo, Safonov!» , «Pensi davvero di far ridere?», «Dopo i 40 è tutto in discesa», «E un figlio quando lo fai?!», «Sai che anche se hai compilato tutti i moduli del pianeta terra comunque trovano il modo di farti pagare il canone Rai?».
Arriverà il giorno in cui riuscirò a togliermela di torno, ci ho provato per tanti anni con le droghe ma temo serva qualcosa di più forte, temo serva un audiolibro di Gramellini.
Perché va bene tutto ma se vivo io, la voce interiore non è che può boicottarmi sempre, in qualsiasi circostanza perché altrimenti venisse a vivere lei, si cerca un lavoro in un call center, o nel doppiaggio, a fare la voce delle pubblicità: vai a la-vo-ra-re, smettila di blaterare e cercati un lavoro le dirò, ecco cosa le dirò alla mia voce interiore che poi è la stessa cosa che direi al ministro Guido Crosetto ma per fortuna, la mia voce interiore non costa nulla ai contribuenti, costa solo a me, in termini di psicoterapia ed è per risparmiare in questa che è la voce di costo che ha maggior impatto sul mio conto bancario che mi sono avvicinata al diario segreto.
Il diario
Già, il diario è bene che resti segreto ma si è dimostrato molto utile anche quando lasciato in giro.
Un diario abbandonato nel posto giusto cambia la direzione della vita di noi ignavi, di quelli che non ce la fanno a dire le cose e allora fanno finta di lasciarle scritte per loro stessi, in un posto dove sanno che prima o poi verrà trovato dalla persona di cui si vogliono liberare.
Diffidate sempre di quelli che dicono «Ah, per me, la privacy è sacra, non frugherei mai tra le cose che non mi appartengono». Bugia nera.
Non esiste umano che non ami frugare, sbirciare, intrufolarsi, origliare.
Tutti amano essere lasciati da soli, in casa di altri a scoprire i loro segreti.
Il diario è utile quando abbiamo bisogno di far annusare i nostri panni sporchi a qualcuno.
Il diario consente di avere un hard-disk per le proprie emozioni ed il bello è che è un hard-disk esterno perché sappiamo che, se buttiamo tutto fuori, da qualche parte, poi ci sentiremo meglio ma GUAI, GUAI a rileggere i propri diari.
Se rileggi i tuoi diari ti odi ed ecco perché porto in scena Odiario.
Perché il diario riletto è il cantico dei tuoi rimpianti, scritto da te stesso.
Non c’è niente di peggio che rivederti mentre racconti i tuoi giorni passati e sapere che in nessun modo potrai fermarti e prenderti a calci in culo per impedirti le innumerevoli, monumentali cazzate che compongono il tempo che avevi a disposizione per fare la storia invece che schifo merda.
Due terapeuti americani Hubbs e Brand, per la prima volta, pensate un po’, solo nel 2005 si sono presi la responsabilità di scrivere su una rivista scientifica che il journaling rappresenta un vero e proprio “specchio di carta” che consente di esplorare e ordinare pensieri e sentimenti in profondità, favorendo una maggiore consapevolezza di sé stessi e del contesto in cui ci si trova per cui io mi chiedo perché gli americani non diano retta ai loro psicoterapeuti e facciano il loro journaling invece che bombardare i poveri?
Forse perché esplorando i loro sentimenti le pagine restavano bianche e allora, vaffanculo andiamo a sparare alle persone che ce li hanno i sentimenti perché sono poveri.
Brutta bestia l’invidia.
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