Ray è uno statuario biker gay, una bellezza da copertina. Colin è un provinciale timido, bruttino e inesperto. Pillion-Amore senza freni è la più irrituale love story proposta dai nostri schermi per San Valentino. La più irrituale ma anche la più originale, sottile e intelligente. Non a caso il film d’esordio di Harry Lighton ha vinto il premio per la sceneggiatura a Un Certain Regard di Cannes 2025. Rilegge liberamente il romanzo britannico cult di Adam Mars-Jones, titolo originale Box Hill, a sua volta pluripremiato.

C’è tutto quello che chiedi per San Valentino: desiderio, erotismo e romance. A patto che l’etichetta Bdsm (acronimo di Bondage/Disciplina, Dominazione/Sottomissione, Sadismo/Masochismo) non risulti indigesta. Ma etero o queer una storia d’amore funziona o non funziona. Se funziona è comunque e sempre universale.

Una commedia complessa

Distribuito in Italia da I Wonder Pictures, Pillion non semplifica, non imbelletta e soprattutto non censura le dinamiche di una relazione complessa, che ha perfino momenti di irresistibile comicità. Grazie anche al coraggio dei due protagonisti, il Ray di Alexander Skarsgård (ecco una dinastia di attori che riesce a non deludere mai) e il Colin di Harry Melling, in crescita sorprendente dal suo “cugino Dudley” di Harry Potter. La Nicole Kidman di Babygirl, in chiave etero, ha avuto lo stesso coraggio, ma qui ce ne vuole di più.

Il vero appeal di Colin è la devozione. Il colpo di fulmine scatta quando al primo incontro accetta di leccare gli stivali al carismatico leader dei “selvaggi” su due ruote (magari dovremo rileggere in chiave di sottocultura gay mascherata anche il Marlon Brando de Il selvaggio).

Catena canina al collo, con relativo lucchetto, costretto a dormire per terra, Colin accetta la clonazione dei ruoli binari convenzionali. Fa il casalingo: fornelli, spesa, sesso doloroso. Ma sono patti onesti, consensuali, potere e sottomissione senza ipocrisia. E la scampagnata sulle moto, cuoio fetish e marmitte rombanti – coi suoi risvolti brutali e machisti e i “sottomessi” a terga scoperte in attesa – è un formidabile, imprevedibile regalo di compleanno.

È una commedia, o almeno ci assomiglia, specie quando Ray accetta di conoscere properly i genitori del fidanzato. Sono open minds, ma come tutte le madri quella di Colin non accetta i soprusi di ruolo. Ed è incantevole l’impennata sentimentale che segnerà anche la fine della liaison. Il day off, trasgressione concessa al subalterno per decidere il pranzo e il cinema da coppietta romantica, sovverte troppo radicalmente le regole. La sex education però è compiuta. E nel suo genere è anche educazione sentimentale. Più in zona Proust (massimo estimatore del romanzo del 1869) che in zona Gustave Flaubert.

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