Ditonellapiaga entra papa nel conclave di Sanremo. I pre-ascolti hanno entusiasmato i giornalisti e l’hanno messa virtualmente in testa alla classifica della vigilia. Che poi possa uscirne cardinale è una possibilità concreta, ma non è nemmeno il punto. Intanto i riflettori si sono riaccesi su di lei, quattro anni dopo il festival del 2022 condiviso con Rettore.

Il brano si intitola Che fastidio! ed è una riflessione ironica – e in parte autoironica – su come si vivono la socialità e le aspettative altrui.

«È un brano che nasce da uno sfogo», spiega Ditonellapiaga in conferenza stampa. L’origine è una riflessione sul senso di costrizione verso rituali sociali e formalità che «a volte ci stanno strette». Nel testo passa in rassegna una piccola galleria di irritazioni contemporanee: «La moda di Milano (che fastidio!) / Lo snob romano (che fastidio!) / Il sogno americano (che fastidio!) / E il politico italiano (che fastidio!)».

Che fastidio il mainstream

ANSA
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Il modello evidente sembra essere Nuntereggae più di Rino Gaetano, come le ha fatto notare la stessa Donatella Rettore, fra le prime ascoltatrici del brano. Margherita Carducci, nome di battesimo di Ditonellapiaga, giura che non ci aveva pensato, quando l’ha scritta.

È piuttosto un tentativo di trovare una propria identità musicale fregandosene di tutte le aspettative altrui. Farlo a Sanremo è particolarmente significativo, essendo un posto infarcito di rituali. «Il primo a essere stato coraggioso è stato Carlo», spiega. Carlo inteso ovviamente come Conti, direttore-artistico e presentatore.

«Sono sempre troppo pop per l’underground e sempre troppo alternativa per il pop mainstream», lamenta Ditonellapiaga. A stare nel mezzo si può finire in una nicchia e difatti è stato il suo vero rischio degli ultimi anni. Questo Sanremo-cazzuto potrebbe essere una rivalsa. O quanto meno un modo per allargare quella stessa nicchia: «Non mi sono snaturata per essere più adatta al contesto».

Oltre la competizione

«Il mio percorso a Sanremo è all’insegna dell’irriverenza, della teatralità», spiega. E da qui nasce anche la scelta, molto furba, del duetto con TonyPitony. Un altro che ha messo al macero tutte le formalità, scegliendo la via della provocazione per emergere in un mercato musicale saturo.

E forse il fastidio sottinteso nella canzone di Ditonellapiaga è proprio questo: la fatica di riuscire a stare al passo di un’eterna competizione, dove bisogna essere sempre al massimo, per non finire nell’oblio. «Io non so più cos’è normale / Ma sono matta io».

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