Oggi nessuno potrebbe più immaginare di attraversare a piedi megalopoli con oltre dieci milioni di abitanti, ma il camminare resta l’elemento primario capace di esaltare la percezione degli spazi e dei luoghi. Il volume Camminare la città (Il Mulino) a cura di Giampaolo Nuvolati è un manuale del flâneur contemporaneo
Nonostante tutte le retorica sulla fuga dalla città verso un’improbabile vita nei borghi e in campagna che hanno acceso le cronache post pandemiche, la città nella forma sempre più di una megalopoli è divenuta anche contro non poche previsioni il centro nevralgico della vita umana come mai prima nella storia dell’uomo. Un dato che si evidenzia particolarmente là dove la demografia offre una spinta ancora fortissima di crescita alle società.
Basti prendere il caso che riguarda la megacity di Giacarta che secondo il World Urbanization Prospects del 2018 avrebbe dovuto raggiungere nel 2025 i dodici milioni di abitanti e ne ha invece già totalizzati oltre quarantadue milioni. Un dato impressionante che è rappresentativo di un sempre maggiore assembramento urbano a scapito di campagne ormai disabitate o trasformate in vere e proprie industrie agricole.
La città dunque resta fortemente al centro anche come elemento di riparo nel momento in cui il cambiamento climatico rende la vita delle comunità più complessa ed esposta agli eventi climatici. La città dunque seppur radicalmente mutata nelle sue forme rispetto a quella ottocentesca resta un catalogo del possibile, un luogo da attraversare e cogliere come indicato da Walter Benjamin ne I «passages» di Parigi con il concetto del flâneur.
Intrecciare esterno e interno
Certo oggi nessuno potrebbe più immaginare di attraversare a piedi megalopoli con oltre dieci milioni di abitanti, ma il camminare resta l’elemento primario capace di esaltare la percezione degli spazi e dei luoghi, quasi toccando le immagini che attraversano gli occhi e che mutano nella mente a sua volta attraversata da pensieri sovrapposti. Un modo di intrecciare esterno e interno, mondanità e intimità che genera uno sguardo sul mondo sorprendente e inedito. Camminare la città (Il Mulino) a cura di Giampaolo Nuvolati è un manuale del flâneur contemporaneo.
La prima parte del volume è interamente dedicata al guardare, alla capacità d’interpretare la forma del mondo nelle sue essenze o se si vuole nelle sue categorie che come tali possono risultare sì infinite, ma anche di volta in volta riducibili. Camminare la città destruttura il pensiero del flâneur, ne mostra gli elementi distinti in architetture, luoghi, persone, oggetti e tracce.
La città è un luogo dell’umano, ma non separabile dal mondo naturale. Una forma di difesa e un tentativo di ricostruzione di mondo dentro al quale il mondo non solo penetra, ma impone scelte architettoniche e inedite ibridazioni. Il corso dei fiumi, l’orografia, ma anche e forse soprattutto la luce che cambia il carattere di strade e piazze a seconda delle giornate, impongono scelte di stile e di forma.
Una post città
Così quello che si trova di fronte oggi il flâneur contemporaneo è molto simile a una post città. La modernità dettata dalla macchina è ora scomparsa davanti agli occhi dei cittadini: le grandi fabbriche, i distretti artigianali e ora anche quelli commerciali mutano e vengono sostituiti se non cancellati. La rigenerazione urbana ha riclassificato luoghi e abitudini e ridotto fortemente l’intreccio sociale che caratterizzava ad esempio la Parigi o la New York dei primi anni del Novecento.
Se da una lato dunque la socialità si esprime all’interno di confini apparentemente inesistenti, ma ben distinti, la tecnica ormai quasi totalmente immateriale si palesa in maniera potentemente fluida, attraversando invisibilmente strade, quartieri e ceti sociali e dando forma a pulviscoli e nodi che a seconda della loro forza e resistenza divengono tendenze, bolle o reti.
Così a fronte di un guardare che ricerca una specializzazione che contrasta in parte con il dilettantismo d’impostazione benjaminiana, ma che si rende necessario per evitare una vacuità incapace di cogliere lo spirito del tempo, ecco che si rende necessaria la definizione degli strumenti della flânerie che Camminare le città offre nella forma di esercizi pratici compiuti all’interno del quartiere modello di Bicocca a Milano.
Ed è in questa sezione che il volume rivela pienamente la sua urgenza e necessità di pratica filosofica. Perché là dove è necessario risignificare per ritrovare e riconoscere luoghi ritenuti erroneamente fermi nella loro concezione primaria che il tempo e lo spazio ritrovano un’espansione inedita e salutare.
Scrive l’antropologa Valentina Porcellana: «Il camminatore diventa abile facendo e imparando a sue spese a mantenere l’equilibrio che su superfici difficili, esercitando l’attenzione e l’immaginazione che è apertura, impulso generativo, speranza e promessa di futuro».
Camminare la città. Manuale per la flânerie (Il Mulino, 2025) è un volume curato da Giampaolo Nuvolati
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