Il mio libro Tutte le canzoni della pioggia ci riconoscono uscito per Feltrinelli il 26 maggio è la storia dei miei genitori – mio padre palestinese e mia madre italiana – e di come il loro incontro e la loro relazione li abbia portati a vivere una vita attraverso due terre e due culture. Ma nel cercare di capire la loro vita ho capito l’inestricabilità del politico e del personale
Ho iniziato a scrivere questo libro nel 2015 con un processo che è durato quasi dieci anni. Ma il libro è uscito solo nel 2025 (nel Regno Unito) e ora in Italia. Non è un caso: in un momento storico di grande violenza, di genocidio, di occupazione che diventa ogni giorno più brutale, di guerre illegali su civili, di erosione del diritto internazionale, sono le storie, la narrativa, che ci aiutano a capire il contesto, che portano eventi che sembrano lontani più vicino a casa.
Spesso pensiamo che gli eventi della storia accadono solo a grandi ondate e raramente ci accorgiamo che ci nuotiamo dentro. Il mio libro Tutte le canzoni della pioggia ci riconoscono uscito per Feltrinelli il 26 maggio è stato un libro che, nel processo di scrittura, mi ha insegnato a notare come la Storia con la S maiuscola è invece qualcosa che accade nella vita di tutti i giorni – non solo che ci accade, ma che facciamo accadere con le nostre scelte quotidiane, nel modo in cui siamo presenti nella nostra comunità, nella nostra responsabilità sociale e politica, nella nostra disposizione a capire, a metter in questione e a influenzare le narrative che ci vengono costruite intorno.
Una storia personale
Tutte le canzoni, in questo senso, è prima di tutto un libro altamente personale: è la storia dei miei genitori – mio padre palestinese e mia madre italiana – e di come il loro incontro e la loro relazione li abbia portati a vivere una vita attraverso due terre e due culture. Ma è stato esattamente nel cercare di capire la loro vita, fatta di motivazioni intime, che ho capito l’inestricabilità del politico e del personale, della Storia e della storia.
E questa inestricabilità è il tema principale del mio libro – forse la traduzione migliore, seppur libera, del titolo originale, Crossing. Ciò che è inestricabile è la complessità della nostra identità personale e collettiva, delle lingue che parliamo, dei vari luoghi e tempi che abitiamo, delle persone che amiamo e delle nostre relazioni più importanti attraverso le generazioni. Purtroppo viviamo in un periodo storico di eccessive semplificazioni, dove il senso di appartenenza è ridotto a nazionalismo e facili motti; questo libro invita a rivalutare cosa significhi appartenenza e se appartenenza sia la parola più giusta o se dobbiamo pensare a qualcosa di diverso che abbia meno a che fare con la proprietà e più a che fare con costruire e mantenere relazioni radicali e radicate.
Allora io vorrei che questo libro venisse letto come un inno alle relazioni e alle storie che ci creano e alle relazioni e alle storie che creiamo, e alla capacità di resistenza che questa connessione ci procura. Spesso la resilienza del popolo palestinese viene rappresentata come eroica e penso che si faccia un danno a immaginarsela solo così, come qualcosa di straordinario, invece di vederci il profondo dolore e umanità che ne sono le fondamenta: infatti questa resilienza, questa saldezza viene soprattutto dalla profonda connessione collettiva e con la terra.
È per questo che quando leggerete il libro, un albero di limoni nel giardino della nostra casa di Ramallah diviene quasi un’ancora, le colline una bussola, gli alberi di ulivo speranza, il cibo condiviso su grandi tavolate di famiglia, amici e ospiti un tessuto connettivo, balli popolari, musica, e teatro prove per la rivoluzione.
La storia che racconto qui è importante per capire il periodo in cui viviamo ora nel 2026, ma è una storia che parla di almeno mezzo secolo, di almeno tre paesi, di almeno quattro generazioni che vivono e si muovono dalla campagna toscana alle colline della Palestina, dalla resistenza dei partigiani nella seconda guerra mondiale a quella dei comitati popolari della prima e seconda Intifada.
Nonostante tutto, Tutte le canzoni della pioggia ci riconoscono non è solo un libro sulla responsabilità di una resistenza quotidiana, ma della gioia di questa resistenza. È un invito: vieni a trovarci a casa, entra, prendi un posto a tavola, prova il caffè con il cardamomo, il pane con l’olio e il timo... abbiamo ancora tanto di cui parlare, abbiamo così tanto da organizzare ( l’albero non è ancora stato piantato, scrive June Jordan)!
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