È principalmente con gli anni Settanta, e con l’inseguimento da parte di Hollywood di un pubblico spiccatamente giovanile, che s’impongono una serie di film che hanno al centro lo sport inteso come parte fondante dell’esistenza. Si tratta quasi sempre di storie di uomini che trovano grazie alla palla, più spesso ovale o arancione, un motivo per credere nuovamente in se stessi. Tra i principali protagonisti di queste pellicole c’è Gene Hackman che interpreta il ruolo di allenatore, come successivamente accadrà per Ben Affleck. Si tratta di storie di rinascita, là dove un uomo dal passato inquieto e autodistruttivo ritrova una senso per la vita allenando squadre solitamente di brocchi o infima serie.

Il taglio è sempre fortemente maschile. Coraggio, onore e gloria sono i movimenti della resurrezione mischiati con una buona dose di sogno americano: chiunque voglia, lavorando duramente, ce la può fare. Il filone non è mai morto, anzi ciclicamente ripropone nuove storie di allenatori e atleti, ma tra loro si è imposta negli ultimi anni una figura fortemente anomala, quella di un allenatore di calcio - e già di per sé questo rappresenta una novità - che ha come principale caratteristica, oltre che una vita morigerata, uno spiccato senso per l’ottimismo e una predisposizione innata alla gentilezza.

Ted Lasso è giunta alla sua quarta stagione e ha in questi anni offerto agli americani una visione del gioco del calcio ben lontana da quella europea, spesso segnata da un eccesso di fanatismo e anche da non poca violenza, aspetto che per il pubblico americano resta difficile da digerire. E l’impressione è proprio che ci volesse uno come Ted Lasso per riuscire a far imporre anche negli Stati Uniti, tra gli sport più popolari, il calcio.

La rivoluzione del genere sportivo

Ted Lasso è, in estrema sintesi, il calcio come non lo abbiamo mai visto, e anche il calcio per chi non lo ha mai conosciuto. Con sembianze che ricordano un po’ l’insopportabile vicino di casa di Homer Simpson, Ned Flanders, ma anche gli spumeggianti personaggi di Tom of Finland, Lasso si ritrova - nella quarta stagione che ha esordito su Apple tv ad agosto, conclusa la Coppa del Mondo, e che si conclude ai primi di ottobre - nuovamente a Richmond, in Inghilterra, ma questa volta la sua sfida cambia di genere.

Lasso è infatti chiamato ad allenare per la prima volta nella sua carriera una squadra femminile. Il suo esordio sui campi di calcio fu infatti inizialmente dettato dalla volontà di Rebecca Welton, la presidente, di affossare definitivamente la squadra tanto amata dal suo ex marito. Lasso era allora solo un buon allenatore di football americano che nulla sapeva di calcio, ma la sua gentilezza e il suo entusiasmo hanno cambiato non solo la storia della squadra di calcio, ma anche le ambizioni della sua presidente.

Con la quarta stagione la serie riesce così ad intercettare un movimento che ormai appartiene sempre più a tutti gli sport e che vede finalmente, e anche al di là delle eventuali star e campionesse, gli sport femminili godere di una fama e di un pubblico simili a quelli maschili. Ma ovviamente non è solo questo, è la mentalità di Lasso che riflette un nuovo modo di vedere lo sport, il suo racconto e anche l’evolversi della sua epica. E anche per questo motivo la serie, più che proseguire, ricomincia. Ted Lasso, ormai ritirato dallo sport, lavora ora in un supermercato quando viene richiamato in Inghilterra per affrontare questa nuova sfida.

Se il calcio, in particolare quello femminile, è oggi uno degli sport più seguiti negli Stati Uniti lo si deve anche all’intelligenza di una serie, creata da Bill Lawrence e Jason Sudeikis (l’interprete di Ted Lasso) che ha saputo cogliere lo spirito del tempo. Il riconoscimento di una diversità, prima ancora che di una semplice parità, è al centro della narrazione di Ted Lasso, ed è anche il motivo per cui dopo anni di subalternità lo sport femminile riesce finalmente ad essere attrattivo divenendo seguito anche più di quello maschile. Non è sempre questione di forza e di potenza, ma anche di precisione, cura e gentilezza.

Non si tratta sempre di mettere in campo eroismi in forma di lotta senza quartiere, ma d’imporre un senso di squadra e una visione di gioco. Se molte volte lo sport maschile ha finito per arrotolarsi nella sua stessa retorica, ecco che ora lo sport femminile anticipa la società stessa interpretandola al meglio. Non è possibile sapere se il prossimo presidente degli Stati Uniti assomiglierà a Ted Lasso, ma se sapesse interpretarne i sentimenti sarebbe un’ottima notizia per tutti.

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