Il manifesto hollywoodiano dell’America di Ronald Reagan spegne 40 candeline. Iper-mascolino, patinato, ma anche patriottico e militarista, Top Gun è uno spaccato degli Stati Uniti che non devono chiedere mai, come il personaggio di Maverick che, con il volto di Tom Cruise, ha segnato un prima e un dopo nell’immaginario maschile, tra Ray-Ban, giacca in pelle, frasi a effetto e un’ostentata virilità. L’eredità di Top Gun è ancora visibile nel machismo misogino del popolo Maga e del suo condottiero alla Casa Bianca, ma i tempi sono cambiati.

Cinema, guerra e sogno americano

«I feel the need, the need for speed», diceva il pilota prodigio Maverick, in un film scritto su misura dello spirito del tempo degli anni Ottanta reaganiani. Non quelli dei tagli rapaci al welfare, ma degli Stati Uniti da copertina, fieri ed esibizionisti, come il loro leader. Nel suo libro Back to our future, il giornalista David Sirota spiega che «Top Gun è anche una pietra miliare della collusione tra cinema ed esercito e una trionfalistica pubblicità di reclutamento di teenager».

Le ferite della guerra in Vietnam erano ancora aperte e occorreva rilanciare l’immagine delle forze armate americane agli occhi del mondo. Non a caso, prosegue Sirota, «il copione di Top Gun è stato modellato dai pezzi grossi del Pentagono, in cambio dell’accesso completo a ogni tipo di equipaggiamento». Insomma, un’operazione di soft power da manuale.

Ma oltre al sottotesto militarista, in Top Gun convivono i valori del sogno americano firmato Reagan, che hanno ispirato intere generazioni: tradizione, corsa al successo e virilità.

Foto: Ansa
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Si tratta sempre e comunque di prospettive. Con buona pace dei fan delle operazioni nostalgia, il cinema degli anni Ottanta non è stato soltanto macho e ragazze in bikini: per ogni Top Gun di Tony Scott esiste un Paris, Texas di Wim Wenders.

In più, accanto a un clamoroso successo destinato a diventare legacy, fin da subito non sono mancate riletture satiriche: nel film del 1994 Il tuo amico nel mio letto, in un cameo il regista Quentin Tarantino sostiene che Top Gun sia in realtà il racconto di un uomo che, dopo lotte interiori, scende a patti con la propria omosessualità.

Il machismo Maga

Eppure il modello maschile di Top Gun è sopravvissuto fino a oggi, in una versione più radicale. In linea con l’ossessione di Trump per gli anni Ottanta, non mancano riferimenti al film nella cosiddetta slopaganda sui profili social della Casa Bianca, ma anche nell’estetica Maga, a partire dal look di Elon Musk con giacca da aviatore e occhiali da sole.

Tuttavia, se il machismo dell’era Reagan nascondeva evidenti fragilità, quello dei seguaci di Trump ha tratti più grotteschi e meno cinematografici. Basti pensare ai video dove il rapper populista Kid Rock si allena in palestra insieme al segretario alla Salute, Robert Kennedy Jr, o alle foto del segretario alla Guerra, Pete Hegseth, mentre sfoggia tatuaggi suprematisti a petto nudo.

Uomini che rivendicano questo tipo di mascolinità, ma che rivelano anche un’inedita vulnerabilità. Come ha scritto sul New York Times Jesse McKinley, tra gli uomini di Trump circola una diffusa «insicurezza», che va dall’insofferenza del tycoon per le foto che gli scompigliano i capelli al diktat sulle scarpe Florsheim, imposte a tutti i suoi fedelissimi. Il segretario di Stato, Marco Rubio, che dovrebbe portare il 42, è stato sorpreso a indossare tre numeri in più per non fare brutta figura.

Crisi di identità

In un mondo liquido e frammentato, in cui l’impalcatura patriarcale scricchiola e i giovani uomini stanno sempre più male, il ciclone Maga è stato accolto a braccia aperte.

Secondo un nuovo studio del politologo Dan Cassino, dal 2018 al 2024 gli elettori maschi di Trump hanno aumentato la propria percezione di mascolinità: «Sembra che votare per lui sia stato un modo per dimostrare di essere più vicini agli sfuggenti canoni della mascolinità tradizionale. Proprio come acquistare un'arma o avere un aumento di stipendio». Tra i riflessi di queste aspettative sociali, troviamo trend digitali come il looksmaxxing e il mogging, ma anche casi estremi, come i costosi e umilianti campi di addestramento per ripristinare la propria mascolinità svelati dal New Yorker.

Intanto, dopo il successo al botteghino del sequel del 2022, è stato annunciato Top Gun 3. Più che i panni del pilota belloccio, per raffigurare il modello maschile dell’era Trump, forse Tom Cruise dovrebbe prendere spunto dal colonnello Lockjaw di Una battaglia dopo l’altra, una caricatura di un’altra caricatura.

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