Torna Incontro, il Festival culturale di Vidas: la quinta edizione sarà dedicata a Giovanna Cavazzoni e Alberto Malliani. Dal 16 al 18 ottobre, al Teatro Franco Parenti di Milano, oltre 30 ospiti tra le voci più autorevoli della cultura italiana: filosofi, scrittori, scienziati, giornalisti, artisti e professionisti della cura si confronteranno su paure e disillusioni del presente, per rimettere in circolo la capacità di immaginare
Utopia significa “non-luogo”: un altrove che non esiste, un sogno destinato a restare tale. Ma ci sono utopie che non fuggono dalla realtà, la abitano e provano a trasformarla. Sono le ragionevoli utopie che nascono dal quotidiano, dal coraggio di non arrendersi a visioni imposte e dall’impegno per un mondo più giusto e umano. È così che è nata VIDAS: un’intuizione di Giovanna Cavazzoni diventata, dal 1982, una pratica concreta di ascolto, competenza e cura, che garantisce a ogni persona malata il diritto a essere curata e vivere con la migliore qualità di vita possibile, anche quando non può guarire.
«Un’utopia intesa come esercizio concreto di responsabilità, immaginazione e cura, che prende forma nei gesti quotidiani e nella capacità di costruire nuovi orizzonti di senso», spiega Raffaella Gay, direttrice comunicazione istituzionale e discipline umanistiche di VIDAS. «Nell’incontro, nell’ascolto e nell’accogliere, l’utopia diventa esperienza condivisa: il primo passo per immaginare il futuro».
Il Festival
Da questa idea nasce la quinta edizione di INCONTRO, il Festival culturale di VIDAS, dedicato quest’anno ai fondatori, Giovanna Cavazzoni e Alberto Malliani. Dal 16 al 18 ottobre, al Teatro Franco Parenti di Milano, oltre 30 ospiti tra le voci più autorevoli della cultura italiana: filosofi, scrittori, scienziati, giornalisti, artisti e professionisti della cura si confronteranno su paure e disillusioni del presente, per rimettere in circolo la capacità di immaginare. Tre giorni in cui dialoghi e lectio si intrecciano con laboratori, performance, mostre e spettacoli. Si parlerà di intelligenza artificiale, felicità, solitudine e comunità, futuro di Milano, confini e disuguaglianze, morte e memoria nell’epoca digitale.
Tra i laboratori, il Death Café di Marina Sozzi crea uno spazio per parlare di morte, lutto e finitudine; la performance After/DOPO, invita a riflettere su ciò che resta di noi. E poi le mostre, a partire da Semplicemente, Vita, il progetto fotografico di Guido Harari realizzato in tre hospice italiani, tra cui Casa VIDAS: ritratti che invitano a vedere l’altro, riconoscendone l’identità oltre la malattia.
In esposizione anche le opere degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera e dell’Università IULM. Ad aprire il Festival è INCONTRO e i Giovani, una giornata dedicata agli studenti delle suole superiori per riflettere insieme alla sociolinguista Vera Gheno su come le utopie possano guidarci verso un mondo migliore. Un percorso di partecipazione e cittadinanza che li accompagnerà fino alla primavera del 2027.
La cura del possibile
Sabato 17 ottobre sarà Maura Gancitano, filosofa e scrittrice, ad aprire il programma con una riflessione sulla cura come pratica capace di costruire il futuro, a partire da una domanda: che cosa significa imparare a desiderare diversamente? In una società governata da prestazione, profitto e paura, prendersi cura dell’altro significa ripensare il modo in cui viviamo insieme e creare le condizioni per desiderare un mondo diverso, imparando a guardarci, ascoltarci e riconoscerci.
Desiderare ciò che ancora non c’è
Domenica 18 ottobre sarà Massimo Recalcati, psicoanalista, a interrogarsi sul significato dell’utopia e sul rapporto tra desiderio e futuro. Non un’utopia che promette un mondo perfetto, ma una possibilità concreta di cambiamento, capace di riconoscere nella mancanza la potenza generativa del desiderio e la sua capacità di aprire la vita. Un’utopia del qui e ora, che nasce dall’incontro.
La sfida di restare umani, immaginando il domani
A esplorare lo spazio del possibile sarà anche il filosofo della scienza Telmo Pievani in una lectio dedicata a evoluzione e responsabilità verso il futuro. In un tempo di grandi cambiamenti e incertezze, l’impossibilità di prevedere tutto può offrirci maggiore libertà di azione e di immaginazione. Adattarsi, prendersi cura, condividere diventano così fondamentali verso gli ecosistemi e le fragilità delle nostre comunità. Immaginare il futuro è un atto concreto e collettivo. Nell’epoca della tecnologia, che trasforma corpo, mente e relazioni, l’utopia può essere non perdere ciò che ci rende umani: libertà, coscienza, ricerca del bene e conoscenza. Questo è il tema dell’ultimo dialogo in programma, tra Vito Mancuso e Ferruccio de Bortoli, presidente di VIDAS.
Tre giorni per pensare insieme il futuro e sperimentare che un’altra possibilità può cominciare da una domanda o da uno sguardo diverso. È l’invito di INCONTRO: trasformare l’immaginazione in responsabilità. Dal 16 al 18 ottobre, al Teatro Franco Parenti di Milano. Partecipazione gratuita, con iscrizione ai singoli incontri su vidas.it.
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