Dopo l’11 settembre del 2001, scrive Peter Thiel in Il momento straussiano (a cura di Andrea Venanzoni), LiberiLibri 2025, l’Occidente ha assunto una piena consapevolezza della sua vulnerabilità, in quanto, dinnanzi a un nemico che può riprodursi “come una Idra”, gli strumenti tradizionali messi in campo si sono rivelati del tutto inadeguati. Thiel ha fondato PayPal con Elon Musk per dedicarsi poi, dal 2003, a Palantir Technologies, una società i cui dati sono utilizzati anche da Cia e Fbi. Nel 2016, la sua scelta di schierarsi con Donald Trump ha segnato una svolta rispetto all’originaria vocazione liberal della Silicon Valley.

Locke e Schmitt 

I nuovi inquietanti scenari hanno messo in luce, a suo avviso, che gli ingenti contributi concessi dagli Stati Uniti a molti paesi, con il proposito di sottrarli all’influenza sovietica durante la Guerra fredda, non hanno favorito la formazione di classi dirigenti affidabili, ma innescato pericolose minacce nei confronti di un Occidente che vive una profonda crisi di identità. Per Thiel la secolarizzazione, affermatasi nell’età moderna, non si è limitata a emarginare la metafisica, ma ha eluso le questioni fondamentali sull’essenza della natura umana, facendo apparire bizzarri quei popoli che ponevano la religione, e non l’homo oeconomicus, al centro della propria vita.

John Locke, che ha rappresentato un sicuro punto di riferimento per il costituzionalismo, attribuiva a Cristo, scrive Thiel, «quello che si può attribuire allo stesso Locke e al mondo senza passioni che si era proposto di creare». Pur non opponendosi alle tradizioni consolidate, Locke lasciava inoltre solo una un’inconoscibile “X”, quando si poneva dinnanzi alla definizione dell’essenza della condizione umana. La tolleranza lockiana, che rifletteva il clima postwestfaliano, ha segnato la storia europea fino all’affermazione di quelle teologie secolarizzate che sono state le società totalitarie del Novecento. Il 1989 sembrava aver messo fine a ogni forma di guerra di religione, ma l’11 settembre ha riproposto il tema, in un Occidente del tutto impreparato.

Thiel individua un’alternativa alla linea soft di Locke nel giurista tedesco Carl Schmitt, per il quale la politica è un campo di battaglia segnato dalla radicale contrapposizione amico-nemico. Quando bin Laden invocava la purezza dei valori islamici contro l’Occidente corrotto, Schmitt, nella convinzione che la politica si fondasse su concetti teologici secolarizzati, avrebbe esortato a una nuova crociata e non avrebbe certamente assecondato George W. Bush, quando dichiarava di volere far guerra al terrorismo e non all’islam,

La soluzione schmittiana avrebbe però innescato, commenta Thiel, una dinamica pericolosa, annullando «tutto ciò che distingue l’Occidente moderno dall’Islam». Se il progetto illuministico si è dimostrato velleitario, alimentando l’illusione che fosse possibile superare la logica del conflitto, la concezione schmittiana appare inadeguata, da quando la minaccia di una guerra nucleare totale è divenuta reale.

L’influenza straussiana

Questi temi, in forma diversa, attraversano l’opera di Leo Strauss, che ha fortemente influito sulla formazione di Thiel. Strauss ritiene che il politico debba realisticamente indicare una rotta tra «la Scilla dell’assolutismo e la Cariddi del relativismo». In una situazione estrema, in cui uno stato è in pericolo, la guerra costituisce una soluzione ragionevole e quando il nemico, che può essere esterno ma anche interno, è «spregiudicato e selvaggio» non si devono porre dei limiti «a quelle che potrebbero diventare giuste rappresaglie». Ricorrere allo spionaggio, riducendo le libertà, diviene dunque indispensabile.

René Girard, con cui Thiel ha studiato a Stanford, concorda con Schmitt e Strauss sul fatto che l’ottimismo illuministico ha occultato il ruolo della violenza nella storia. Girard pone, alla base delle interazioni umane, l’imitazione, che, sconfinando spesso nell’invidia di chi si ammira, produce conflitti. Non ritiene credibile la teoria contrattualistica, secondo cui gli uomini si sarebbero accordati per porre fine alla guerra di tutti contro tutti. Si sarebbero invece scagliati contro uno solo che, divenuto capro espiatorio e poi mito fondativo, avrebbe garantito al gruppo, nel corso del tempo, la fine della violenza e una convivenza pacifica. Le varianti di questo mito, scrive Thiel, hanno consentito di distinguere la violenza legittima dalla illegittima, una distinzione che oggi è sempre più difficile cogliere.

Il “liberal”, ignorando il passato di questa storia di violenza, si riconoscerebbe ancora, secondo Thiel, in una visione illuministica, e il “conservatore”, ignaro del futuro possibile, crederebbe che le istituzioni nate dalla violenza sacra possano ancora costituire una difesa. Nel futuro delineato da Thiel gravano ombre inquietanti, una catastrofe nucleare o un Anticristo, che attraverso l’ambientalismo e l’universalismo pacifista, ostacolerebbe la ricerca scientifica e lo sviluppo economico. La figura dell’Anticristo rinvia alla teologia politica di Schmitt e, in genere, al ruolo che la religione ha assunto nelle società contemporanee.

Secondo il giurista tedesco Ernst-Wolfgang Böckenförde, una società secolarizzata si fonda su presupposti che di per sé non può garantire. Uno stato liberale che affermasse determinati principi morali negherebbe, per altro verso, il formalismo procedurale che gli è proprio, trasformandosi in uno stato etico. Diversamente da Schmitt, che si pone in termini antagonistici rispetto alle istituzioni liberali, Böckenförde entra con esse in dialogo. Questa apertura trova un riscontro, sul piano laico, in Jürgen Habermas, secondo il quale le comunità religiose non dogmatiche dimostrano uno spirito di solidarietà che lo stato costituzionale dovrebbe valorizzare.

Cuore di tenebra

Thiel non mostra particolare interesse per la prospettiva postsecolare habermasiana e preferisce ricorrere alla teologia politica di Schmitt, che individua nel Katechon, evocato da San Paolo nell’Epistola ai Tessalonicesi, la forza che domina sul caos. Questa forza si esprimerebbe oggi nell’impedire la catastrofe nucleare o la venuta di un Anticristo, che promette ingannevolmente un mondo pacificato e immune dai rischi della tecnologia. In questo quadro, i leader che incarnano un destino teologico-politico avrebbero la responsabilità di neutralizzare tali minacce, dando voce ai bisogni di quel “popolo” che fideisticamente si annulla nel volere del capo.

Quando J. D. Vance, enfatizzando la sua conversione al cattolicesimo, interpreta l’ordo amoris in chiave populista, esprime in pieno questo sentire, in cui la teologia viene subordinata alla propaganda. Il movimento MAGA, legittimato da diverse confessioni fondamentaliste, si presenta allora come un sicuro baluardo e come l’unico argine alla deriva nichilista che avrebbe già devastato l’Europa.

Spetterebbe dunque a un ristretto gruppo di eletti, il compito di guidarci in questo percorso insidioso, lungo il quale l’Anticristo potrebbe insinuarsi, assumendo un potere assoluto da cui solo una ricerca libera da ogni controllo, secondo Thiel, può sottrarci. Le immagini apocalittiche, e a tratti esoteriche e oscure, che abbondano nelle pagine del saggio, alimentano tuttavia il dubbio, che proprio per la sua natura seduttiva e ambigua, l’Anticristo possa nascondersi anche fra i nuovi tecno-teologi della Silicon Valley.

Thiel ammette che non si può tornare a un mondo arcaico e neanche alla concezione del politico proposta da Schmitt. Gli statisti «cristiani» dovrebbero, a suo avviso, «determinare la giusta miscela di violenza e pace», seguendo la tesi del suo Strauss, secondo il quale la società più giusta dovrà accettare «la sospensione di alcune regole del diritto naturale».

Il cuore di tenebra del peculiare libertarismo di Thiel emerge in un passo in cui l’alternativa agli «inconcludenti dibattiti parlamentari» viene identificata in Echelon. La salvezza giungerebbe così da un sistema di intercettazione globale in grado di tracciare «la strada decisiva per una pax americana veramente globale» e in grado, forse, di “proteggerci” dall’Anticristo, adottando però strategie non molto diverse dalle sue.

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