Durante l’evento Le sfide di Domani in corso alla Fondazione Feltrinelli di Milano, Carlotta Eco, Riccardo Fedriga e Beppe Cottafavi hanno ricordato il maestro, i suoi legami con Milano e i progetti per celebrarne la memoria a dieci anni dalla morte. Il più importante è l’apertura della biblioteca universitaria bolognese dove saranno custoditi i suoi volumi donati dalla famiglia
«Mio padre non buttava via niente. Ed è stata questa la nostra rovina». La testimonianza di Carlotta Eco, figlia di Umberto, è preziosa. Non solo perché molto rara in un contesto pubblico, ma soprattutto perché avviene a valle dei famosi “dieci anni di silenzio dalla morte” che il più grande intellettuale italiano aveva richiesto per sé. Alle Sfide di Domani, il nostro evento alla Fondazione Feltrinelli di Milano, il 9 e 10 maggio 2026, si è chiarito che la richiesta non era esattamente questa. Il “veto” si limitava ai consessi scientifici, ma Eco era così rispettato che tutti si adeguarono.
«Umberto non voleva convegni scientifici su di lui per evitare che si continuasse a parlare della contingenza di alcune sue opere, voleva far calare la polvere affinché ci fosse una riflessione seria sul suo contributo trasformativo» ha spiegato il professor Riccardo Fedriga (Università di Bologna) che di Eco fu a lungo collaboratore.
Carlotta Eco e Riccardo Fedriga sono stati protagonisti del panel moderato da Beppe Cottafavi, che di Eco fu allievo. Nella sua introduzione il curatore di “Finzioni” e delle Idee di Domani ha ricordato il legame tra il maestro e Milano, che fu una delle sue città d’elezione: la fondazione di Linus su cui esordì con un dialogo con Elio Vittorini, il concorso in Rai insieme a Gianni Vattimo e Furio Colombo, l’insegnamento al Politecnico nel corso di architettura di Vittorio Gregotti, il lavoro di editor a Bompiani con la collana “Amletica leggera” e molto altro.
«Il problema con Eco è proprio questo: si è cimentato in un’infinità di campionati e in ognuno è stato il più bravo», ha detto Cottafavi ricordando il suo contributo fondamentale alla semiologia, alla filosofia, alla comunicazione di massa, alla letteratura.
«Era un grande disegnatore», aggiunge la figlia. «Straordinario umorista, con un repertorio enciclopedico di barzellette», ribatte Cottafavi. «Abbastanza musicista...» dice infine Carlotta ed è il primo «abbastanza» in una sequenza di superlativi che non poteva che sfociare, per una volta senza enfasi, nel «genio».
La biblioteca
Tra ricordi e aneddoti, di Eco è stato richiamato il rigore, la generosità nell’insegnamento, la straordinaria cultura e l’incredibile memoria. Aspetti su cui c’è poco da aggiungere. Ma alcune novità interesseranno amanti e cultori del lavoro e della figura del maestro. La più importante è che è prevista entro questa estate l’apertura della biblioteca universitaria di Bologna, in via Zamboni, che racchiuderà lo sterminato patrimonio dei suoi libri moderni; quelli antichi, circa 1.200, sono già custoditi in una sala della biblioteca Braidense di Milano.
«Quando si parla dei libri di mio padre – spiega Carlotta – spesso si danno i numeri. Perché le biblioteche sono più d’una e il totale cambia a seconda di come li si conta. Possiamo dire che in totale sono circa 43mila. Li abbiamo inventariati. Mio padre non ha mai avuto il problema di un inventario perché lui ricordava tutto...».
Non è un problema di poco conto spostare i libri da uno spazio a un altro. Soprattutto se si vuole mantenere la sequenza di catalogazione, che nel caso di Eco seguiva la cosiddetta “regola del buon vicino”. Cioè affiancare volumi che sono contigui nella mente e nel cuore del proprietario della biblioteca. Legami che nel caso di un bibliofilo come Eco sarebbe sacrilego spezzare.
«Nella casa di Piazza Castello – spiega Fedriga – i libri erano disposti in orizzontale, su un lunghissimo corridoio. Questo consentiva di allineare le serie delle letterature – italiana, inglese, tedesca – e tutto confluiva nel centro di questo corridoio dove c’erano i feuilleton. Si diramavano tutta una serie di incroci, tra il colto e l’inclito. E questi percorsi cambiavano di continuo, a seconda delle sue ricerche.
A Bologna invece la struttura si sviluppa in verticale. È stato necessario trasportare prima i titoli in uno spazio labirintico virtuale per poi traslarlo di nuovo in un altro spazio architettonico». Alla biblioteca di Eco e al mantenimento dei suoi collegamenti è dedicato un documentario di Davide Ferrario, La biblioteca del mondo.
Nel 2024 inoltre è stata creata la Fondazione Umberto Eco, nata per diffondere e valorizzarne il patrimonio intellettuale. «Sulla home – spiega la figlia – ci sono i suoi cimeli, elementi che compaiono nei saggi e nei romanzi. Dalla tromba, alla macchina per scrivere. Le conchiglie delle isole Fiji. Le bustine di Minerva. Una sorta di museo della memoria».
Durante il panel è stato ricordato che a dieci anni dalla morte, per la fine dei dieci anni di silenzio, una maratona digitale di 24 ore è partita delle isole Fiji – dove Eco scrisse L’isola del giorno prima – il 18 febbraio (cioè il giorno prima della ricorrenza) – e ha fatto il giro del mondo su Youtube attraverso le testimonianze di grandi intellettuali, collaboratori e perfetti sconosciuti a cui l’opera di Eco ha cambiato la vita.
Invece, in autunno i dieci anni saranno ulteriormente celebrati attraverso una mostra immersiva sul rapporto tra scienza e tecnologia alla biblioteca Braidense. Dove si trova appunto la sala “Umberto Eco” con i libri antichi di cui il maestro era così orgoglioso. Si trova accanto alla sala “Alessandro Manzoni”. La regola del buon vicino è stata rispettata.
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