In ogni casa cinese, sui fornelli ci sono pentolini con dentro bacche, zenzero, resina di pesco, funghi e fagioli neri. Tutti ingredienti che secondo la vulgata “fanno bene” e che ora si tolgono di dosso la patina di roba “da vecchi”
- Questo articolo è tratto dal nostro mensile Cibo, disponibile sulla app di Domani e in edicola
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Dovunque ci siano dei fornelli cinesi, ci sono delle zuppe a sbollentare, a volte per ore di fila. Da Pechino a Singapore, da Hong Kong a Taipei, passando per tutte le città dove si trova una diaspora cinese, ci sono dei pentolini con dentro bacche, zenzero, palline di resina di pesce, funghi della neve o Tremella fuciformis reidratati e tagliati a pezzetti, fagioli neri, e tutta una lunga serie di ingredienti volti a produrre una zuppa che “fa bene” e, in particolare, rende belle (al femminile, perché gli uomini sono, per il momento, meno appassionati di zuppe di bellezza).
Fino a qualche anno fa, entrare a casa dei genitori di amici mentre la mamma aveva sul fuoco una zuppa di bellezza era causa di un certo imbarazzo. Ci si guardava facendosi cenni con le sopracciglia o mandando gli occhi al cielo, perché le zuppine erano un po' i rimedi della nonna, e le ore che servono a prepararle e l'odore un po' stucchevole che emanano in cottura aumentavano le occasioni di disagio.
Non più. Ora che la Cina è di moda, e la moda cinese è di moda, e le usanze cinesi sono di moda, lo sono anche le zuppine, che d'un tratto sono state tolte dal reparto cringe per fare il loro ingresso trionfale in quello cool. La tremella? Tutto collagene, che (dice) rende la pelle uno splendore. I fagioli di soia neri non vanno mangiati, o, almeno, non necessariamente, perché quel che conta è il brodo che producono, che dovrebbe essere ricco di nutrienti che rendono capelli e pelle perfetti.
Le zuppe di sesamo nero, poi, rendono inutile la tintura perché dovrebbero bastare a mantenere i capelli corvini (le zuppe cinesi non hanno, per il momento, trovato come mantenere le chiome bionde, castane o rosse). Le bacche di goji, o le giuggiole cinesi, hanno funzioni più indirette, dal momento che, secondo la medicina tradizionale, servono soprattutto a favorire la circolazione del sangue ea bilanciare gli ormoni, e aiutano a dormire, scongiurando così di perdere le ore di sonno di bellezza.
Spesso si utilizzano anche i semi di loto, che invece dovrebbero combattere i radicali liberi, promuovere il rigenerarsi delle cellule e tonificare i reni (ma attenzione, che nella medicina cinese i reni hanno anche il compito di dare vitalità e rallentare l'invecchiamento). I longan secchi, invece, vanno reidratati e aggiunti verso alla fine della cottura perché sono ricchi di ferro e vitamina C e dovrebbero sia favorire l'assorbimento del collagene negli altri ingredienti che migliorano l'incarnato ed eliminano l'affaticamento. Zuppette olistiche, insomma.
Mangiare la skin care
La frase usata, dunque, è diventata quella di mangiare la skin care, nutrendo pelle, capelli, unghie, occhi non solo con creme, tonici e unguenti applicati all'esterno, ma con erbe, radici, frutti, e ingredienti meno comuni ma ricchi di tutto il necessario, da ingerire. Si sa che in questo campo la porta è stata aperta dai prodotti di bellezza coreani (e bisogna ricordare che anche in quella penisola zuppe e tisane di bellezza non mancano, spesso con ingredienti simili a quelli cinesi) che hanno creato un mercato mondiale. Oggi però che anche la skin care cinese comincia a proporre prodotti di lusso, il tocco in più passa per l'appunto dalle zuppette, e da creme che ne richiamano alcuni ingredienti più comuni (come le bacche di goji).
Gli ingredienti si possono acquistare sia in alcuni supermercati forniti sia nelle farmacie di medicina tradizionale: per esempio, la resina di pesce viene venduta ben pulita e tagliata a palline di plastica nei supermercati, oppure sfusa ea peso nelle farmacie. Si tratta proprio di resina staccata dai tronchi degli alberi di pesce, che viene poi parzialmente pulita e tagliata, ed essiccata. Per utilizzarla bisogna metterla a bagno per circa 24 ore, ed è uno dei primi ingredienti a essere messi a bollire, fino a quando non diventa come una gelatina morbida. Non ha granché sapore, e anche la consistenza non è particolarmente interessante, ma ha fama di essere ricca di collagene, aminoacidi e polisaccaridi, ed essere dunque capace di mantenere la pelle giovane, elastica e idratata.
Sempre per idratare dall'interno, si fanno zuppe a base di pera, tremella, zucchero di roccia e bacche di goji, a cui spesso si aggiunge un po' di zenzero. Lo zucchero utilizzato è sempre quello chiamato “di roccia”, non raffinato, e che si presenta in grossi cristalli ambrati. L'onnipresenza dello zucchero può sembrare strana, ma è un elemento fisso anche quando le zuppine sono preparate bollendo mele, oppure pere, datteri cinesi e altri frutti che, già di loro, sono dolci. La parte della dolcezza sembra maggiormente legata a un'idea di rituale di bellezza, che, a guardarlo da vicino, un po' cringe rimane.
L'idea è quella di una cura di sé morbida, una zuppa dolce, tiepida e nutriente nella quale pescare pezzetti di tremella, frutta, zenzero e resina gelatinosa, a cui si è dedicato tempo ed energia (sia per il lungo bolle che per mettere insieme tutti gli ingredienti) e che si sorseggia sedute sul divano con lo stesso spirito con cui si farebbe una maschera di bellezza. C'è anche chi fa entrambe le cose allo stesso tempo.
Capitalismo e miracoli
Quanto le zuppette riescano a fare i miracoli che promettono è ancora tutto da stabilizzarsi, ma del resto lo stesso vale per le creme anti rughe ei sieri con l'acido ialuronico o alla vitamina C: se ne dovrebbero forse mangiare più porzioni tutti i giorni, ma sarebbe un'impresa resa quasi impossibile dalla lunghezza della preparazione.
Il capitalismo, ovviamente, arriva in soccorso, e ora che la medicina tradizionale cinese è diventata cool, anche per le pozioni di bellezza, alcune spa e saloni di estetica le offrono come piccolo sfizio salutare post trattamento. Da un po' di tempo, in particolare a Hong Kong e Taiwan, alcune aziende si sono messe a produrre anche zuppette imbottigliate, anche se per lo più, per comodità, sono state filtrate, lasciando che chi le acquista sorseggi solo il brodo in cui hanno bollito i vari toccasana.
Si trovano nei frigo per bevande (spezzando così il consenso anti bibite fredde della medicina cinese) con al collo grosse etichette con i disegni degli ingredienti che sono stati utilizzati, e le indicazioni dei benefici che apportano: forse è una questione di marketing, o di packaging, ma questo tipo di negozi ancora non è diventato cool. Forse è questione di tempo.
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