Il primo segnale politico va a mercati finanziari e corporation, con la promessa di «accelerare massicciamente» su finanziarizzazione dei risparmi e «semplificazione». Oltre alla «aperta ostilità della Russia», von der Leyen lancia moniti alla Cina. E insiste sulla corsa all’intelligenza artificiale
Ursula von der Leyen pronuncia davanti all’Europarlamento il discorso sullo stato dell’Unione 2026 (State of the Union, o Soteu, 2026), l’intervento programmatico della presidente della Commissione europea, una tradizione di Bruxelles, che richiama il messaggio annuale dei presidenti degli Stati Uniti (lo State of the Union annuale) e che ha avuto come prima funzione quella di compattare gli europei attorno alla presidente.
Canada «membro associato»
Quest’anno, nell’emiciclo di Strasburgo, si aggiunge uno spettatore d’eccezione, il premier Mark Carney, che terrà un discorso il giorno dopo e che è stato accolto con forti applausi dall’aula; von der Leyen annuncia che «andremo ben oltre il Ceta» con la cooperazione col Canada. «Apro la via perché il Canada sia il primo membro associato dell’Unione europea», dice vdL durante il discorso, tra applausi scroscianti.
L’incipit, tra la minaccia russa e «gli estremi»
Il discorso inizia con una citazione di Charles Dickens, «It was the best of times, it was the worst of times». Nella «fredda fragilità» di questi tempi, dice Ursula von der Leyen, c’è «un’Europa di cui possiamo essere orgogliosi». Inizia dalle minacce, dalle «aperte ostilità», e per prima nomina la Russia. Parla di una «battaglia di narrazione» contro l’Europa.
«L’ascesa degli estremi e il declino delle sfumature, che vediamo anche tra di noi», è un riferimento dichiarato al paesaggio politico interno (von der Leyen è la prima presidente di Commissione europea ad aver avviato il dialogo con la destra estrema, con la quale la sua famiglia politica, i Popolari europei, negozia e spesso vota). In seguito, durante il discorso, richiamerà il fatto che anche i diritti delle donne siano sotto attacco («Women are here to stay!», ha esclamato invocando un applauso).
La minaccia russa torna nel corso del discorso: «La strategia di sicurezza che già abbiamo non basta, ne avremo una nuova» e anche «un playbook» per gli attacchi «ibridi». Quando von der Leyen parla di «una versione europea dell’articolo 4 della Nato», si riferisce a un dibattito già in corso in Ue e sollevato da Cipro in particolare all’esordio degli attacchi all’Iran.
Un riferimento alla guerra in Medio Oriente, di cui gli europei pagano i costi, e all’aumento dei prezzi dell’energia. Più avanti nel discorso, von der Leyen citerà il «Middle Corridor» (Trans-Caspian International Transport Route) e annuncerà un summit sulla connettività energetica con la Bulgaria.
Apparati di difesa in Ue e fondi all’ Ucraina
Von der Leyen dice che quanto fatto sulla difesa ha mostrato l’importanza dei cosiddetti «strategic enablers» e che presenterà un piano ad hoc, concepito in modo compatibile con l’assetto Nato e assieme a essa. «There is no room for any kind of doubt»: non c’è spazio per dubbi. «Difenderemo ogni singolo centimetro di territorio».
Poi, passando dall’inglese al tedesco, von der Leyen parla di nuove spese per e con l’Ucraina; include anche l’utilizzo della parte ancora non spesa di Safe (i prestiti per il riarmo) per progetti condivisi con le aziende ucraine. Questa estate, nonostante «la deliberata strategia del terrore», le città ucraine non si sono piegate; e qui la presidente evoca la storia di una bimba ucraina, Sasha, che «non si è arresa e a 7 mesi dall’attacco è tornata in palestra con la protesi, conquistando medaglie».
«Dobbiamo accelerare»
«Abbiamo un ampio bacino di risparmi», dice la presidente: questa è una spinta sul piano dell’Unione dei risparmi, per la finanziarizzazione di questi ultimi. «Adesso abbiamo un accordo politico su One Europe, One Market ed entro fine anno procederà: dobbiamo dare velocità».
Dobbiamo andare «massively faster», massicciamente più veloce: qui von der Leyen insiste su «omnibus», «semplificazione», e su ulteriori piani per la deregolamentazione. «Ora è il momento in cui gli Stati membri a loro volta devono fare un patto contro il gold plating». Significa che l’allentamento delle regole deve vedersi con rapidità anche su scala nazionale, secondo la presidente.
La spinta ad accelerare su deregolamentazione e finanziarizzazione dell’economia è una delle principali richieste del comparto finanziario e delle corporation, e il fatto che von der Leyen la assecondi così esplicitamente sin dall’incipit dice molto. Il tema viene ripreso durante tutto il discorso, annunciando anche ulteriori pacchetti «contro la frammentazione» del mercato, pensando anzitutto a quello finanziario, e per la deregolamentazione. Poi chiede agli europarlamentari di alzarsi in onore di due imprenditori da lei invitati e citati nel discorso.
Messaggio alla Cina (con Trump)
A parole Ursula von der Leyen spinge anche sull’elettrico, richiamando l’impennata dei prezzi dell’energia. Il dialogo con la Cina per un riequilibrio «deve ora portare a risultati». «Useremo ogni strumento a nostra disposizione per riequilibrare»: «Le parole vanno bene ma le contromisure sono pure meglio». Qui ci si riferisce a contromisure commerciali. È la stessa presidente che nei confronti di Donald Trump ha preferito usare solo parole senza mai di fatto mettere in atto nessuna contromisura.
Questo messaggio alla Cina è anche un assist a Trump, che il 24 settembre vedrà Xi Jinping e ora ha anche una leva Ue per i suoi negoziati.
L’Ia prima di tutto
«Vogliamo trarre il meglio dall’Ia per migliorare la nostra produttività e sono ottimista che l’umanità ne trarrà beneficio»: la posizione europea è chiara, dice von der Leyen. La sua posizione è da tempo quella dell’«AI first», dell’adozione massiccia dell’Ia ovunque possibile e il più rapidamente possibile. Nel quadro della «semplificazione» ha anche annacquato le regole sull’Ia (AI Act) prima ancora che entrassero in vigore. Ora però è costretta a citare «i ceo delle maggiori aziende Ia che ci dicono chiaramente di stare attenti», quindi parla di guardrail e dice di voler «fare squadra coi partner», cita il Regno Unito ma pensa a Trump.
L’Ue «avrà bisogno delle sue capabilities, in particolare per la sicurezza nazionale; dobbiamo stare nella corsa, aumentare la nostra capacità di computing e ragionare su come farlo in modo pulito ed efficiente, useremo fondi anche pubblici per investire sulle realtà più promettenti». La francese MIstral è tra le compagnie che stanno puntando sull’Ia.
«Non vogliamo una Ia che rimpiazzi i dottori, che ci dica al posto loro se abbiamo il cancro, ma che empowers them». Per dare un tocco di «European way», von der Leyen parla di Ia «con human agency».Von der Leyen non ha un piano su come gestire le espulsioni dal mondo del lavoro, ma evoca il piano già annunciato da tempo per i «quality jobs», un «lavoro di qualità».
Clima e assicurazioni
«Dobbiamo tenere il punto sugli obiettivi climatici». La presidente parla di un piano per la «preparedness» (espressione utilizzata per il riarmo quando le fu chiesto, anche dai meloniani, di evitare il ReArm, e che ora von der Leyen piega al contesto climatico). Cita infatti poi anche un coordinamento civile e militare per la gestione degli incendi, con una sorta di task force di vigili del fuoco ed esperti.
Annuncia una «climate insurance alliance» perché il sistema assicurativo, come si è visto questa estate, viene altrimenti gestito a livello nazionale. Prevede anche una iniziativa europea sull’acqua: «proposte per migliorare la gestione del rischio e gestire i gap assicurativi».
«Inaccettabili insediamenti illegali»
Dichiarando che gli insediamenti illegali in Cisgiordania «sono inaccettabili» von der Leyen anche quest’anno fa promesse che però, come lei stessa indirettamente riconosce, fece anche l’anno scorso senza mantenerle. «Quando l’Europa è divisa non può avanzare», come a dire che le iniziative proposte un anno fa per Gaza non sono passate per la non adesione di parte dei governi. In realtà la Commissione stessa è stata lacunosa in questi sforzi.
Il messaggio sull’immigrazione
«Gli arrivi sono diminuiti di oltre il 54 per cento», rivendica Ursula von der Leyen, che lancia messaggi a destra con questi passaggi sull’immigrazione; la presidente cita Ceuta e parla di afflussi dovuti anche ad attacchi ibridi. Lancia così nuove iniziative e insiste che si debbano aumentare le capacità di Frontex. Per «ridurre l’immigrazione» parla anche di un «piano per la gioventù nel Mediterraneo», basato sui «rapporti coi Paesi partner» e che prevenga gli arrivi dentro Schengen.
«Il nemico è dentro di noi»
Nel parlare di minacce esterne, Ursula von der Leyen si allarga a dire che il nemico è anche «dentro di noi». Denuncia un «cognitive warfare» e della necessità di una capacità collettiva per resistervi (cita il Centro già lanciato, contro attacchi ibridi all’informazione).
Una guerra che «è anche dentro di noi» ma che si può vincere a suo dire: qui cita il 12 aprile e gli «ungheresi che hanno scelto la democrazia e l’Europa; anni di regressione hanno iniziato a esser ripresi, la lotta contro la corruzione accelera».
Il mandato “von der Leyen II”
Questa presidente, al suo secondo mandato, ha già dall’anno scorso utilizzato questo momento anzitutto per riprendersi da polemiche, sfociate persino in mozioni di censura e scandali – l’anno scorso si sentivano ancora i riverberi del patto di Scozia siglato in estate con Donald Trump – e per fare equilibrismi date le sue maggioranze variabili; nel 2025 il ramoscello d’ulivo teso verso i socialdemocratici fu la promessa di sanzioni per dare un segno sul massacro a Gaza, promessa rimasta fondamentalmente lettera morta. Più vivo che mai invece lo slogan chiave del discorso 2025: «L’Europa combatta». Il discorso fu pronunciato nel pieno del caso dei droni in Polonia ed esortava «a combattere». Qui l’analisi sul Soteu 2025.
I preparativi
Il discorso viene preparato molto tempo prima, e quest’anno con von der Leyen si è trattato di un esercizio di compromessi e di richieste che passava dai negoziati sul tema migranti con le destre più o meno estreme, alle corporation che chiedevano di accelerare sui piani One Europe, One Market e omnibus (finanziarizzazione dei risparmi e deregolamentazione), coi socialdem e la loro capogruppo che chiedevano «di mostrarci da che parte sta».
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