In risposta al ripristino dei controlli alle frontiere da parte del governo italiano, l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha fatto quello che aveva annunciato: chiudere i confini con collegamenti diretti. «La pressione migratoria registrata lungo la rotta del Mediterraneo centrale che interessa la Repubblica Italiana» può, scrive il ministro dell’Interno Grande-Marlaska, avere ripercussioni sull’ordine pubblico e la sicurezza interna
Prima l’ultimatum, poi la decisione di chiudere le frontiere con l’Italia. Venerdì sera il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha fatto quello che aveva annunciato, dopo la sospensione del trattato di Schengen da parte dell’Italia, dal primo al 15 agosto, per chi viaggia dalla Spagna; in risposta alle oltre 70mila persone arrivate a Ceuta, l’exclave spagnola in nord Africa, e quasi interamente rimpatriate.
Madrid l’ha anche comunicato alle autorità europee sabato mattina, attraverso il suo ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, informando che sono stati ripristinati i controlli alle frontiere negli aeroporti e nei porti che mantengono collegamenti diretti tra Spagna e Italia, da mezzanotte dell’8 agosto fino a mezzanotte del 7 settembre. Un termine che, precisa il ministro dell’Interno, potrà essere rivisto in base alle circostanze, a seguito di nuova valutazione da parte delle autorità spagnole che detterà la necessità di mantenere, modificare o revocare la misura.
A ricevere la missiva, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e la segretaria generale del Consiglio dei ministri dell’Interno degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati associati a Schengen, Thérèse Blanchet.
Le autorità spagnole, scrive Grande-Marlaska nel documento, «seguono con attenzione l’evoluzione della situazione migratoria nello spazio Schengen e, in particolare, la pressione migratoria registrata lungo la rotta del Mediterraneo centrale che interessa la Repubblica Italiana e i suoi effetti su diversi Stati membri a causa dell’attività delle reti criminali transfrontaliere legate alla migrazione irregolare». Secondo Madrid, questa situazione può avere ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla sicurezza interna.
Crisi diplomatica
Madrid ha chiesto più volte all’Italia di revocare la misura presa senza alcun riscontro pratico dell’ingresso irregolare di persone provenienti da Ceuta. Il commissario Brunner ha chiesto alla Spagna che le misure adottate a fronte della crisi migratoria nell’exclave non incidessero sulla libera circolazione dei cittadini nell’area Schengen. Un messaggio diretto al governo spagnolo, a differenza di quello mandato giorni fa al governo italiano a cui ha semplicemente ricordato che la decisione di reintrodurre i controlli alle frontiere interne dev’essere «l’extrema ratio» e «proporzionata».
L’esecutivo spagnolo aveva avvisato, con una nota nella tarda mattinata di venerdì, che il governo italiano avrebbe avuto tempo fino al 9 agosto per rettificare la propria decisione e aveva minacciato contromisure «proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità» dei propri cittadini. La decisione di sospendere Schengen, si legge, «è ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola».
La libera circolazione delle persone è, infatti, uno dei pilastri su cui si fonda l’Unione europea e la sua limitazione deve essere, come ha ricordato Brunner, eccezionale, una misura di extrema ratio. A maggior ragione se si considera che Ceuta è soggetta a un regime speciale rispetto agli accordi di Schengen e chi entra nell’exclave non può entrare liberamente nello spazio di libera circolazione europeo. Ad ogni modo, la decisione di sospendere il trattato sarà sottoposta a una valutazione della Commissione Ue sulla proporzionalità della misura.
Gli aeroporti interessati
Madrid ha quindi dato il via al controlli a campione su chi viaggia dall’Italia. La polizia spagnola, informano fonti del ministero dell’Interno, ha controllato i documenti di circa il 5-10 per cento dei viaggiatori arrivati a bordo di voli provenienti dall’Italia, cioè una media di 15 persone a bordo di aerei di medie dimensioni e 25 persone su aerei di grandi dimensioni. Ogni aereo è controllato da un numero di agenti compreso tra 2 e 4.
La Spagna ha poi fatto sapere che nella giornata di sabato 8 agosto procederà con un ulteriore ampliamento del numero di aeroporti in cui vengono effettuati i controlli. Negli scali Adolfo Suarez Madrid-Barajas e Josep Tarradellas Barcellona-El Prat, ricorda El País, citando il ministero dell’Interno, i controlli sono scattati dalla mezzanotte.
Ora anche a Malaga, Siviglia, Bilbao, Alicante e Valencia, sono stati introdotti controlli che, nelle prossime ore, verranno estesi agli aeroporti delle Isole Baleari e delle Canarie. I voli interessati sono stati principalmente quelli provenienti da Fiumicino e Ciampino a Roma; Malpensa a Milano; Napoli, Venezia e Firenze. Ma l’elenco, scrive il quotidiano spagnolo, si allungherà nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda il traffico marittimo, oggi solo una nave da crociera è prevista in arrivo dall'Italia al terminal del porto di Barcellona, dove verranno effettuati controlli a campione.
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