«Siamo pronti a difendere ogni centimetro di territorio della Nato». Il segretario dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, interviene poche ore dopo che un drone russo è sconfinato in Romania nella notte tra giovedì e venerdì, ferendo due persone nella città di Galați, a poca distanza dal confine ucraino. È la prima volta dall’inizio del conflitto che un attacco russo causa dei feriti sul suolo dell’Unione europea. E dopo Rutte, infatti, alza gli scudi l’intera Europa, con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che accusa: «Mosca ha oltrepassato un altro limite».

Il presidente russo, Vladimir Putin, è intervenuto con insolito tempismo per mettere in dubbio che si tratti di un drone russo. «Nessuno può dire da dove provenga – ha detto Putin – Potrebbe essere un drone ucraino che ha perso la rotta». E per stabilirlo, Putin propone l’istituzione di una «indagine obiettiva». Non solo: a stretto giro di posta ,lo zar sembra aprire uno spiraglio sul conflitto ucraino: «La situazione sul campo di battaglia suggerisce che le cose stanno per finire. Ci sono contatti, non negoziati veri e propri».

Irresponsabilità

Per quanto riguarda il drone, a Bucarest, invece, non hanno dubbi: l’autore dello sconfinamento sarebbe un drone russo Geran-2. Il drone avrebbe oltrepassato il confine, forse per errore, durante un attacco russo nella regione di Odessa. Il governo romeno ha parlato di una «grave e irresponsabile escalation» e ha annunciato lo schieramento di nuove difese aeree Nato nel paese. I leader europei e le opinioni pubbliche sono nervosi dopo che nelle ultime settimane si sono verificati diversi sconfinamenti di droni, in alcuni casi lanciati dall’Ucraina. Uno di questi, in Lituania, ha contribuito a far cadere il governo in carica. Come abbiamo visto, il Cremlino invece fa poco per calmare i nervi. Anzi. Ieri, l’ex presidente Dmitri Medvedev, oggi vice segretario del Consiglio di sicurezza nazionale – noto per le sue dichiarazioni incendiarie – ha invitato gli europei a stare «vigili», poiché lo sconfinamento del drone in Romania segnalerebbe che «il sonno tranquillo è finito».

Ma non sono soltanto gli europei ad accusare la Russia di aver messo in atto un’escalation irresponsabile che andrebbe immediatamente fermata. Anche da Ankara sono arrivate proteste dopo che, nel bombardamento di Odessa, un drone russo ha colpito un cargo turco, ormeggiato nel porto della città ucraina, ferendo alcuni marinai.

Tensioni e proteste diplomatiche sono il prezzo, relativamente moderato, che Mosca paga per l’intensificazione della sua campagna aerea contro l’Ucraina, che ha raggiunto ormai livelli senza precedenti. Soltanto nel mese di aprile, la Russia ha lanciato contro le città ucraine tanti droni quanti ne ha impiegati in tutto il 2023. Il risultato è un numero crescente di vittime civili, ma anche di sconfinamenti nei cieli della Nato e dell’Unione europea.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha espresso solidarietà alla Romania e ha offerto di contribuire alla sua difesa. Poche ore dopo, però, ha dovuto avvertire i suoi concittadini che, secondo l’intelligence, la Russia prepara un nuovo attacco di massa, come quello che ha colpito il cuore della capitale Kiev sabato scorso. Un segno inequivocabile di come, anche quando è l’Europa a finire in prima pagina, l’Ucraina resti sempre la vittima principale degli attacchi russi.

L’incidente in Romania è arrivato mentre in Europa si discute sulla possibilità di avviare negoziati diretti con la Russia. Proprio questa settimana, i ministri degli Esteri dell’Unione hanno respinto l’ipotesi di nominare un mediatore unico con Mosca e ieri, in risposta, il Cremlino ha criticato l’Europa, parlando di «totale rifiuto di dialogare con la Russia» e di «errore gravissimo». Una linea che in Europa sposa anche il premier slovacco Robert Fico, il più «pacifista» dopo la caduta dell’ungherese Viktor Orbán, che incolpa la mancanza di dialogo con Mosca per lo sconfinamento in Romania. Difficile però che questo incidente ed episodi simili rafforzino la posizione di chi vuole dialogare con Mosca. Un irrigidimento nei confronti della Russia non significa vita più facile per l’Ucraina. La questione dell’adesione del paese all’Unione europea rimane la più complicata nelle relazioni tra Kiev e Bruxelles. Ma ai problemi dell’integrazione si aggiungono ancora una volta quelli della memoria storica.

Tusk contro Kiev

Ieri, il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha detto di essere preoccupato per una serie di scelte simboliche fatte da Kiev negli ultimi giorni, come la decisione di intitolare un’unità militare all’Upa, l’esercito insurrezionale ucraino accusato di aver compiuto una pulizia etnica dei polacchi negli anni Quaranta. Tusk ha detto che il gesto «ferisce la nostra sensibilità storica» ed è «preoccupante dal punto di vista delle nostre relazioni». Il suo rivale e presidente della Polonia, Karol Nawrocki, ha proposto di ritirare un’onorificenza conferita al presidente ucraino.

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