L’Unione europea protesta contro la richiesta russa di evacuare Kiev, definita «inaccettabile», e annuncia che il personale diplomatico dei paesi membri resterà nella capitale ucraina. «Non cederemo alle minacce», ha detto l’ambasciatrice Ue a Kiev, Katarína Mathernová, insieme ai portavoce della Commissione. «Evidentemente hanno diplomatici in più di cui vogliono liberarsi», ha risposto l’ex presidente russo Dmitri Medvedev.

Sulla questione è intervenuta, con durezza, anche Ursula von der Leyen: a proposito dei recenti allarmi droni negli Stati baltici, la presidente della Commissione si è rivolta direttamente alla Russia, accusandola di voler «destabilizzare le società democratiche» dell’Ue. Ha rincarato la dose la portavoce europea per gli Affari esteri, Anitta Hipper: «Abbiamo appena convocato l’incaricato d’affari russo. Questa vicenda dimostra che la Russia mostra totale disprezzo per tutti gli sforzi volti a raggiungere la pace».

Gli avvertimenti russi non hanno provocato proteste soltanto in Europa. All’Assemblea delle Nazioni unite, i rappresentanti di 50 paesi hanno denunciato le minacce al corpo diplomatico residente a Kiev, mentre il ministero degli Esteri cinese ha invitato tutte le parti al dialogo e alla riduzione della tensione.

Mosca chiama gli Usa

Gli alleati dell’Ucraina mostrano di non essere spaventati dall’avvertimento lanciato lunedì dal ministero degli Esteri russo, che aveva parlato di nuovi attacchi contro il centro della capitale ucraina, dove hanno sede gran parte delle ambasciate. Minacce ribadite anche nella notte tra lunedì 25 e martedì 26 maggio in una telefonata tra il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il segretario di Stato Usa Marco Rubio. La Russia ha dato inizio a «una serie di attacchi sistematici» contro la capitale ucraina, ha detto Lavrov, e per questo gli Usa farebbero meglio a ritirare il loro personale diplomatico. Ieri il Cremlino ha precisato che, nel corso della telefonata, Lavrov ha spiegato le ragioni russe dell’attacco di domenica scorsa a Kiev, il più vasto dall’inizio della guerra, affermando che si è trattato di una rappresaglia per il bombardamento ucraino nella regione di Luhansk in cui sono morte 20 persone. Un segnale che nonostante tutto Mosca sta ancora cercando di mantenere buoni rapporti con la Casa Bianca.

In pratica, nei corridoi della diplomazia non sono solo le minacce a volare. E nemmeno nei cieli ucraini. Nella notte, la Russia ha lanciato circa 120 droni e due missili balistici, in un attacco di dimensioni ridotte che non ha preso di mira la capitale. In risposta, Kiev ha annunciato il bombardamento di obiettivi militari nella regione occupata di Luhansk. Un altro segnale dell’escalation nella guerra aerea, con cui i generali ucraini e russi cercano di compensare lo stallo sempre più evidente lungo il fronte terrestre.

Mentre aumentano i morti civili nei bombardamenti sempre più frequenti, la diplomazia resta bloccata. Rubio ha criticato l’attacco contro Kiev: «Un promemoria del fatto che questa sia una guerra terribile». Ma ha anche confermato il disimpegno americano sulle questioni ucraine annunciato la scorsa settimana: «Al momento non ci sono colloqui sull’Ucraina in programma». Rubio non ha invece fatto alcun commento sul “messaggio segreto” di Vladimir Putin destinato a Donald Trump e che Lavrov gli avrebbe riferito nel corso della telefonata. Mistero anche sulla visita a sorpresa a Berlino del capo negoziatore ucraino, Rustem Umerov, che ha incontrato i consiglieri per la sicurezza nazionale di Germania, Francia e Regno Unito. Tra i possibili argomenti di discussione c’è la richiesta ucraina di nuove difese aeree, che proprio martedì il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha definito «la priorità assoluta» del paese.

Negoziati, l’Ue è divisa

A Berlino non si è parlato invece dell’altro tema di cui si discute da giorni nelle cancellerie europee: la nomina di un mediatore europeo per trattare con Russia e Ucraina. L’Unione, tanto per cambiare, è divisa: Polonia e paesi baltici chiedono di non affrettare la nomina, per evitare di inviare segnali di debolezza alla Russia, mentre diverse personalità, come il presidente finlandese Alexander Stubb, si sono autocandidate. Tra gli altri nomi circolati in questi giorni ci sono anche Mario Draghi e Angela Merkel, che però si è già sfilata, invitando a scegliere invece un leader politico ancora in carica.

In questo ginepraio, von der Leyen, prova a prendere tempo. «In questo momento non voglio speculare su alcun nome», ha detto, ricordando che al momento «la Russia non mostra alcuna volontà di trattare, come dimostrano i bombardamenti degli ultimi giorni».

Ma non è soltanto la Russia, o i paesi dell’Europa nord-orientale, a non gradire che l’Ue abbia un ruolo di mediatore. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha chiarito ancora una volta che, secondo Kiev, non si può ottenere nulla senza la Casa Bianca: «Senza gli Stati Uniti è irrealistico porre fine all’aggressione russa. È semplicemente irrealistico. Questa è la realtà».

© Riproduzione riservata