«Un momento storico». Così Michelle O’Neill, John Swinney e Rhun ap Iorwerth, rispettivamente leader di Irlanda del Nord, Scozia e Galles, hanno definito l’incontro andato in scena questa mattina, lunedì 14 settembre, a Cardiff tra i premier indipendentisti delle tre nazioni britanniche. Un incontro in cui è stato firmato un memorandum d’intesa che mette pressione su Londra e che porterà Belfast, Edimburgo e Cardiff a cooperare insieme su diversi temi.

«Le nostre nazioni hanno il diritto all’autodeterminazione. Nessun governo di Westminster ha diritto di bloccare la democrazia o di minare il principio secondo cui i nostri popoli dovranno decidere del loro futuro», si legge nel documento. Dichiarazioni che spiegano perfettamente perché il momento è «storico» secondo le guide dei governi devoluti, per la prima volta tutte contemporaneamente nazionaliste e indipendentiste.

Rapporto con Londra

L’invito rivolto a Londra dalle tre nazioni è di «preparare, pianificare e agevolare un cambiamento costituzionale in ciascuna giurisdizione». Il sottinteso, ma neanche troppo, è che la capitale del Regno Unito dovrà avere meno voce in capitolo sui percorsi di autodeterminazione delle popolazioni sotto la corona britannica. Che pure dovranno seguire percorsi diversi: «Riconosciamo che i nostri partiti hanno posizioni costituzionali differenti e che ciascuna nazione determinerà il proprio futuro a modo proprio e nei propri tempi». 

D’altronde in Scozia ha vinto il No al referendum per l’indipendenza svolto nel 2014. E di recente le spinte dello Scottish national party si sono infrante contro Westminster e le corti inglesi. In Irlanda del Nord il percorso per l’unificazione con la Repubblica d’Irlanda deve passare per quanto prevede l’Accordo del Venerdì Santo. E pure per il Galles il percorso è un altro, dettato dal Government of Wales Act del 2006 poi modificato nel 2017.

Verso l’Ue

«La Brexit ha danneggiato le nostre economie e limitato le opportunità per i nostri popoli» si legge ancora. Una frase direttamente collegata a un’altra: «Crediamo che il futuro delle nostre nazioni appartenga all’Unione europea». Una dichiarazione di intenti che non nasconde la causa scatenante di questo rifiorire di nazionalismi storici che potrebbero portare a un indebolimento del Regno Unito. L’uscita dall’Ue, fortemente voluta dagli inglesi ma avvenuta nonostante il voto contrario della maggioranza in Scozia e Irlanda del Nord, ha lasciato più di una scoria.

Il vertice di Cardiff è arrivato solamente due giorni dopo che Donald Trump, in visita a Dublino, ha di fatto sostenuto la riunificazione dell’isola irlandese: «Un’Irlanda unita sarebbe fantastica». «Non mi risulta che vi sia un sostegno maggioritario dell'opinione pubblica a un altro referendum e, finché la situazione non cambierà, non ce ne sarà uno», aveva dichiarato in risposta il primo ministro britannico Andy Burnham.

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