Berlino si esercita al disimpegno americano, ma l’organizzazione è ancora indietro. La Bundeswehr schiererà 4.800 soldati in Lituania entro fine 2027 a scopo deterrente
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è sulla «shitlist» di Donald Trump. A usare per prima il termine colorito amato dall’inner circle del presidente americano è stata la Welt quando ha raccontato i sentimenti dell’inquilino della Casa Bianca nei confronti del cancelliere tedesco. Merz – «Friedrich, il mio amico» – ha detto che la guerra in Iran non è la guerra dei tedeschi, né degli europei. «Neanche quella in Ucraina è la nostra guerra», ha buttato là nei giorni scorsi Trump, poco prima di spiegare che forse riconsidererà la partecipazione degli Stati Uniti nella Nato.
Che Washington con questa guida non possa più essere considerata un partner affidabile viene ormai ripetuto continuamente a Berlino. Dove si reagisce con una certa tranquillità anche alle più recenti sbraitate di Trump: «Essendo un fenomeno che si ripresenta, potete valutare da voi le conseguenze» ha detto ai giornalisti il portavoce del governo Stefan Kornelius. Tradotto: anche le altre volte alle minacce del tycoon non sono seguite azioni concrete. Sembra dunque appartenere al passato la strategia di appeasement che Merz ha messo in scena per l’ultima volta quando è stato ospite alla Casa Bianca e Trump ha insultato davanti ai suoi occhi Pedro Sánchez, senza nessuna reazione da parte di Merz.
Approccio pratico
Che il governo federale si sarebbe orientato verso un approccio più pragmatico era noto fin dai primi giorni del governo di grande coalizione. Nel suo discorso d’insediamento, quasi un anno fa, Merz aveva spiegato che avrebbe voluto far diventare la Bundeswehr il più potente esercito in Europa. Un’impresa agevolata dalla capacità di spesa di cui la Germania disponeva – ora le prospettive economiche sono meno rosee – grazie a conti in ordine e credibilità. In un contesto favorevole, Merz ha autorizzato insieme a socialdemocratici e Verdi il Sondervermögen, il fondo speciale da 500 miliardi di euro a disposizione della Difesa. I progetti sono ambiziosi: per dire, entro la metà degli anni Trenta Merz vorrebbe vedere oltre 400mila soldati arruolati nella Bundeswehr.
Leva e spese
Per raggiungere questo obiettivo si è ragionato anche della reintroduzione della leva obbligatoria. Una prospettiva duramente criticata, tanto che alla fine si è raggiunta una soluzione di compromesso per cui l’unica cosa obbligatoria sarà la visita di leva per tutti i maschi a 18 anni con la possibilità di attivare una leva obbligatoria dopo una discussione in parlamento. L’obiettivo è arrivare con l’introduzione della misura a partire da gennaio scorso a 260mila militari a disposizione in tempi brevi.
Resta da vedere se sarà un aumento sufficiente: nel frattempo, diversi istituti indipendenti hanno analizzato gli investimenti effettuati e l’esito non è dei migliori, dal punto di vista del governo. Secondo l’Institut der deutschen Wirtschaft di Colonia l’86 per cento delle spese sarebbero state non tanto per innovazioni del caso quanto per compensare altri tagli di budget. Per l’istituto Ifo di Monaco, la quantità di fondi impiegati per scopi diversi da quelli definiti originariamente tocca addirittura quota 95 per cento.
Manovre Nato
In ottica Nato, invece, la Germania si piazza bene ma non benissimo, con una spesa del 2,4 per cento del Pil per la difesa che la colloca al quarto posto nella classifica, dietro alla Polonia e ai paesi baltici. Considerato anche il fatto che le spese si concentrano su capacità d’intervento e manutenzione (mentre altri paesi come Polonia e Francia spendono anche per nuovi materiali e assunzioni), l’obiettivo di diventare davvero l’esercito più forte in Europa sembra ancora lontano.
Nel frattempo, la Bundeswehr la fa però da protagonista in Lituania, dove il suo impegno sta crescendo progressivamente per raggiungere quota 4.800 soldati entro fine 2027. La missione è partita ad aprile 2025, ma i primi sforzi organizzativi sono cominciati nella legislatura precedente, nel 2024. Si tratta di una delle missioni d’intimidazione che dovrebbero mettere al sicuro il fianco est dell’Alleanza.
Ma i movimenti ci sono anche sul territorio nazionale: a inizio anno si è svolta in Germania un’esercitazione Nato di dimensioni abnormi. Si trattava di provare manovre di spostamento di materiale in tempi ristretti: sul campo, 1.500 mezzi militari e diecimila soldati provenienti da Italia, Grecia, Germania, Cechia, Spagna, Lituania, Belgio, Turchia, Francia, Belgio e Regno Unito. Nessuna presenza americana: l’esercito degli Stati Uniti resta però presente sul suolo tedesco in un numero non indifferente in altre forme.
Anche le ultime prese di posizione di Trump contro l’Europa e Berlino non sembrano infatti poter cambiare niente su questo piano. I soldati americani in Germania sono sì diminuiti, passando dagli oltre 70mila di inizio anni Duemila ai 39mila di oggi, ma senza che i piani di ritiro paventati dal presidente durante il suo primo mandato siano mai stati trasformati in realtà, nonostante la fetta di tedeschi che approverebbero un addio definitivo va aumentando da qualche anno.
La speranza diffusa, ostacolata dai tempi elefantiaci della difesa tedesca – in mano però al politico che gode del maggior gradimento di tutto il panorama tedesco, Boris Pistorius – è che alla fine i conti tornino e se dovesse avverarsi lo scenario peggiore, un allargamento del conflitto ucraino senza più protezione americana, una misura di arginamento europea (o quantomeno tedesca) pronta a intervenire sia in campo.
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