Dopo le scomposte minacce del presidente Usa, il premier spagnolo tiene il punto: «No a questo conflitto». Gli Usa in stile fake news: «Madrid collabora», ma subito arriva la smentita. Merz è costretto a giustificare i suoi silenzi. Solidarietà alla Spagna da Parigi e Bruxelles
Nessun passo indietro. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso di non indietreggiare di fronte alle minacce di «embargo» lanciate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro la Spagna, colpevole di essersi rifiutata di mettere a disposizione le basi militari di Rota e Morón, in Andalusia, per l'attacco all'Iran.
«La posizione del governo è la stessa che abbiamo avuto sull'Ucraina o su Gaza. No alla rottura di un diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi, la popolazione civile. No ad accettare che il mondo solo può risolvere i problemi con i conflitti, con le bombe. Non bisogna ripetere gli errori del passato.
La posizione del governo si riassume in tre parole: no alla guerra», ha detto Sánchez, in una dichiarazione istituzionale di appena dieci minuti. Un no poi ribadito con una immediata e secca smentita della Moncloa dopo che in serata la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva incredibilmente assicurato che «la Spagna si è mostrata pronta a cooperare militarmente».
Memoria collettiva
Il «no alla guerra» è un richiamo alla memoria: a quella dell'Europa, a cui chiede di non ripetere gli azzardi e i fallimenti dell'invasione dell'Iraq del 2003. Ma anche a quella della Spagna, dove il «no a la guerra» unì la sinistra 23 anni fa e segnò l'inizio del declino dei conservatori del Partido Popular che persero le elezioni dopo gli attentati jihadisti a Madrid del 2004.
«Il mondo, l'Europa, hanno già vissuto questo momento. Già 23 anni fa gli Stati Uniti ci hanno trascinato in una guerra in Medio Oriente che si faceva in teoria per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, per portare la democrazia e garantire la sicurezza globale», ha affermato il premier spagnolo. Ma il regalo del “trio delle Azzorre” — George W. Bush, Tony Blair e José María Aznar, che dalle isole lanciarono l'ultimatum all'Iraq — fu un «mondo più insicuro e una vita peggiore».
«Condanniamo il regime iraniano che reprime e uccide vilmente i suoi cittadini ma, allo stesso tempo, rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. Alcuni ci accuseranno di essere ingenui, ma ingenuo è pensare che la violenza sia la soluzione. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni possano nascere dalle rovine. O pensare che praticare una sottomissione cieca e servile sia una forma di leadership», ha detto Sánchez.
Lo ha fatto in un momento in cui in Spagna c'è molto clamore per il silenzio con cui martedì il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accompagnato le minacce di «rottura delle relazioni commerciali» fatte da Trump alla Spagna durante la loro conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca. Del resto, Merz non era sobbalzato nemmeno quando il presidente statunitense si era riferito al premier britannico Keir Starmer dicendo «non è mica Churchill».
Il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha avuto un colloquio con il suo omologo tedesco per manifestare il disappunto. In seconda battuta Merz ha cercato di correggere il tiro, assicurando che in privato con Trump aveva poi difeso la Spagna, il danno era fatto.
Difesa europea
A Madrid ieri sono però arrivati altri appoggi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha telefonato a Sánchez per esprimere «la solidarietà europea della Francia» e lo stesso ha fatto il presidente del Consiglio europeo, António Costa. «L'Ue garantirà sempre che gli interessi dei suoi Stati membri siano pienamente tutelati»a, ha scritto in un messaggio su X.
Negli stessi termini si è espressa la Commissione europea. «Siamo pienamente solidali con tutti gli Stati membri e tutti i loro cittadini e, attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire, se necessario, per salvaguardare gli interessi dell'Ue», ha affermato il portavoce per il Commercio, Olof Gill.
«L'Ue e gli Stati Uniti hanno concluso un importante accordo commerciale lo scorso anno. La Commissione si aspetta che gli Stati Uniti rispettino gli impegni assunti», ha aggiunto.
L’uso della forza anche negli Usa: l’Iran è solo una prova generaleAll'accordo, siglato ad agosto per frenare l'escalation di Trump sui dazi, ha fatto riferimento il ministro dell'Economia spagnolo, Carlos Cuerpo: «Non ci sono azioni sul tavolo e le azioni sono conformi all'accordo dell'Ue, che opera come un blocco congiunto». Lo scambio commerciale della Spagna con gli Stati Uniti – con cui ha un deficit di 13 miliardi – è contenuto e il paese rappresenta solo il 4,3 per cento delle esportazioni spagnole, con settori più esposti come quello dei macchinari e dell'olio d'oliva.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump ha attaccato più volte il governo spagnolo per il rifiuto di aumentare le spese militari. Ma né le minacce di dazi, né queste ultime di un blocco commerciale, hanno impedito a Sánchez di mantenere una posizione di fermezza. «Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e interessi semplicemente per paura di rappresaglie da parte di qualcuno. Perché abbiamo assoluta fiducia nella forza economica, istituzionale e, diremmo persino, morale del nostro paese», ha ribadito il premier.
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