Un drone per il pattugliamento è partito dalla base dell’Us Navy di Sigonella, in Sicilia, fino ad arrivare ai confini con le zone di guerra, vicino all’Iran. Dopo l’articolo di Domani, che ha raccontato l’intensificarsi delle attività delle basi statunitensi in Italia, nella giornata di mercoledì 4 marzo è arrivata l’ulteriore conferma che Sigonella è una delle piattaforme usate dall’esercito per supporto agli attacchi condotti contro la Repubblica islamica iraniana. Ed è un caso tra i tanti che scivolano, spesso invisibili, nelle rotte verso l’Iran.

«Gli Usa non hanno chiesto le basi», ha ribadito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla presentazione della relazione annuale dell'intelligence avvenuta in mattinata. Infatti gli statunitensi possono muoversi in autonomia, a meno che dalle basi in Italia non partano mezzi destinati all’attacco.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha spiegato la procedura tecnica: se non c’è «attività cinetica (di guerra, ndr)», l’esercito Usa non deve chiedere autorizzazioni al governo italiano.

Drone verso l’Iran

Dunque, la linea rossa non è stata superata.  Ma nello specifico, come ha potuto ricostruire Domani attraverso il portale Flightradar (che traccia le rotte dei velivoli sia civili che militari), il drone Mq-4c Triton, in dotazione all’Us Navy, è partito nel primo pomeriggio dalla base di Sigonella per volare sopra il Mediterraneo. Così ha attraversato i cieli dell’Egitto prima e dell’Arabia saudita poi, prima di raggiungere l’Iraq e il Kuwait, due degli avamposti più importanti per gli Stati Uniti nelle operazioni militare contro Teheran. Lì, inevitabilmente, si perdono le tracce.

Il compito non è certo secondario. Il drone è uno dei più avanzati dal punto di vista tecnologico per quanto riguarda il pattugliamento marittimo, attività di intelligence, ma anche per possibili iniziative di soccorso. Del resto fonti qualificate hanno confermato a Domani che durante la guerra a Sigonella c’è un aumento delle attività, soprattutto in ottica di addestramento.

Era accaduto anche con il conflitto di giugno, quando Usa e Israele hanno preso di mira i siti per l’arricchimento dell’uranio. La storia si sta ripetendo. E nei prossimi giorni i voli da Sigonella potrebbero aumentare ulteriormente. In attesa che il ministro Crosetto risponda all’interrogazione del Movimento 5 stelle, firmata dai parlamentari Arnaldo Lomuti, Alessandra Maiorino e Francesco Silvestri, ha già anticipato la versione sui social: «L’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995», ha scritto Crosetto su X. Aggiungendo: «Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l'esigenza di modificarle».

Anche Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza verdi-sinistra, ha preparato un’interrogazione: «Vogliamo sapere se intendano, con urgenza, comunicare al Parlamento ogni determinazione del Governo in ordine all'autorizzazione e all'utilizzo delle basi militari presenti su territorio italiano e all'eventuale partecipazione diretta o indiretta dell'Italia a operazioni militari nell'area del Golfo».

L’attenzione è comunque rivolta in particolare alle misure di sicurezza per possibili obiettivi sensibili. Come il radar Muos, decisivo per comunicazioni militari degli statunitensi.

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