Dopo il disastro di Adamuz e il deragliamento di un treno in Catalogna, giovedì sei persone sono rimaste ferite per lo scontro di un convoglio locale con una gru nella Murcia. Il governo socialista viene attaccato sia dagli indipendisti catalani che dal partito popolare. Proclamati dai macchinisti tre giorni di sciopero a febbraio
La settimana nera del trasporto ferroviario in Spagna, iniziata lunedì con il disastro di Adamuz, nella provincia andalusa di Cordoba, che ha causato almeno 45 morti, ha aperto un nuovo fronte per il governo di Pedro Sánchez. La tregua politica, con i richiami all’unità dopo una delle peggiori tragedie ferroviarie della storia del paese, è già finita. A contribuire ad alzare la tensione è stata anche la successione di eventi degli ultimi giorni.
Allo shock per l’incidente di lunedì 19 gennaio, con la collisione di un treno Alvia con un altro della società Iryo che era deragliato sulle vie dell’alta velocità, si è sommato quello per la morte, martedì 20, di un macchinista di 28 anni di un treno della rete locale catalana. Il convoglio è stato colpito da un muro franato a Gelida, in provincia di Barcellona, dopo le forti piogge degli ultimi giorni. Altre sei persone sono rimaste ferite giovedì 22 gennaio per la collisione di una gru con un treno locale della regione di Murcia.
Mentre a Adamuz continuano le indagini per stabilire le cause dell’incidente e prende forza l’ipotesi di un problema alla via, l’incidente di Gelida, che ha causato 37 feriti e ha bloccato collegamenti ferroviari usati ogni giorno da 400mila persone, è stato l’inizio di giornate di caos per tutto il sistema dei trasporti della Catalogna. Dopo il blocco di mercoledì, i macchinisti del trasporto locale hanno giovedì 22 gennaio incrociato le braccia per chiedere garanzie di sicurezza: prima dell’incidente mortale, c’erano state varie segnalazioni di problemi sulle vie.
Gli indipendentisti
Il caos, che dovrebbe rientrare con l’accordo siglato giovedì nel tardo pomeriggio tra governo, società di gestione e sindacati, ha riportato alla luce uno dei nodi delle rivendicazioni storiche dell’indipendentismo: la gestione di Rodalíes, la rete ferroviaria della regione, che, mentre cresceva l’Alta velocità, finora il fiore all’occhiello dei trasporti spagnoli, ha accumulato anni di deterioramento. Carles Puigdemont, il leader dei separatisti di Junts, fuggito a Waterloo dopo il fallito referendum unilaterale di indipendenza del 2017, è tornato all’attacco del governo, il governo regionale catalano guidato dai socialisti, accusandolo di «sottomissione a Madrid».
«In mano degli spagnoli, le infrastrutture non funzionano perché non ci sono investimenti, e gli investimenti promessi non ci sono», ha detto Puigdemont in un videomessaggio pubblicato sulla rete sociale X, aumentando la tensione con il governo centrale di Sánchez.
Sia Junts che Esquerra – gli indipendentisti catalani di sinistra – sono stati fondamentali per la maggioranza variegata con cui Sénchez è tornato al Palazzo della Moncloa, ma proprio la mancanza di appoggio da parte della formazione di Puigdemont ha bloccato l’approvazione della legge di bilancio, in proroga ormai da tre anni. Ora i partiti nazionalisti catalani, dopo gli incidenti degli ultimi giorni, rilanciano la richiesta di una totale cessione della gestione del servizio al governo regionale, invece della soluzione di mezzo della società mista creata a inizio anno.
La pressione da destra
Alla pressione dei catalani, si affianca quella dei conservatori del Partido Popular. Dopo la foto di unità di lunedì scorso con Sánchez e il presidente dell’Andalusia, José Manuel Moreno Bonilla, uno dei “baroni” del Pp, ieri è stata la presidente della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, dell’area più radicale e trumpista del partito, a attaccare il governo, senza aspettare la fine dei tre giorni di lutto nazionale.
«Sali su treni che non sai in che stato sono», ha detto tra le altre cose Ayuso. «Non può imperare la legge del silenzio e la paura a chiedere responsabilità», ha aggiunto. Nella mire del Pp c’è il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che era stato uno dei più duri nel chiedere responsabilità all’ex presidente della regione di Valencia, Carlos Mazón, del Pp, dopo le inondazioni di un anno fa che causarono 229 morti.
Negli attacchi del Pp al governo c’è anche il peso che ha la concorrenza a destra di Vox, con Santiago Abascal che accusa da giorni il governo definendolo «corrotto e mafioso»: sullo sfondo, mentre si piangono i morti delle tragedie, ci sono le date segnate nel calendario per varie e importanti elezioni regionali, a cominciare da quelle dell’8 febbraio in Aragona. Un giorno prima dello sciopero nazionale di tre giorni dei macchinisti che terrà ancora aperto questo nuovo fronte di crisi per il governo di Sánchez.
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