La dichiarazione dei redditi di Matteo Renzi, a oggi non consultabile sul sito del Senato, è diventata – risulta a Domani – un caso politico-burocratico, che ha innescato un braccio di ferro con gli uffici di Palazzo Madama. Un duello che rimanda alla norma “anti-Renzi”, voluta da Giorgia Meloni, che impone il divieto di accettare compensi da paesi esteri per consulenze.

Sul sito del Senato, come ha segnalato Open, non è stata ancora pubblicata la documentazione patrimoniale dell’ex presidente del Consiglio. Renzi non è il solo, ma è il nome più pesante: deputati e senatori sono tenuti a consegnarla al massimo un mese dalla scadenza (quindi a fine novembre 2025) dal termine per la dichiarazione dei redditi. Altrimenti i presidenti delle Camere, in ossequio alle leggi sulla trasparenza, devono inviare prima una lettera di richiamo e successivamente comunicare i nomi dei parlamentari che non hanno rispettato la prescrizione.

Da qui la domanda: qual è il motivo di questo ritardo da parte di Renzi? Secondo quanto risulta a Domani, non siamo di fronte a una banale omissione dell’ex premier, ma di uno scontro tecnico, e allo stesso tempo politico, con il Senato e con il governo. Renzi ha infatti messo a disposizione da due mesi agli uomini di Ignazio La Russa la documentazione di adesione al concordato biennale (introdotto dall’esecutivo di Meloni nel 2023).

Dunque, i suoi guadagni ammontano a circa due milioni e 300mila euro all’anno sia per il 2024 sia per il 2025, per un pagamento di imposte e addizionali di 930mila euro per ognuno dei due anni. Il leader di Italia viva ritiene che nell’adesione al concordato siano contenute le informazioni reddituali necessarie anche del 2025.

Secondo le visure catastali fatte da Domani Renzi tra fine 2024 e il 2025 ha inoltre comprato anche due nuove case: una, nota, a Firenze vicino alla sua villa, l’altra a Roma in zona Trieste. Un appartamento da 174 metri quadri a 1,2 milioni di euro. I due nuovi acquisti sono stati comunicati agli uffici preposti.

Al Senato, però, non basta: chiedono la dichiarazione dei redditi “classica”, in modo da pubblicare l’effettivo reddito percepito nel 2025 e non quello “mediano” dell’ultimo biennio. Il capo di Iv, però, non vuole sentir ragioni: per lui basta il concordato. Dovrebbe arrivare la lettera di La Russa, ma darebbe filo alla polemica.

Anche perché tanta testardaggine sembra essere legata a una questione di principio: pare che Renzi non voglia dare la soddisfazione a Meloni di far conoscere l’impatto della legge ad personam approvata a dicembre 2024, che gli ha di fatto vietato le attività di conferenziere all’estero.

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