Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova, scriveva Agata Christie. Con Ora!, il movimento politico nato su iniziativa di Michele Boldrin e Alberto Forchielli, per adesso siamo al secondo indizio ma già non si può più parlare di coincidenza. L’ultima novità, infatti, è che il suo fondatore, l’economista Boldrin – già reduce dall’esperienza politica di oltre dieci anni fa con Fare per fermare il declino – si è candidato a sindaco di Venezia. Lo farà con una sua lista centrista, affollando una competizione già entrata nel vivo, visto che si vota a fine maggio.

Una discesa in campo a tutti gli effetti. Che segue un’altra iniziativa elettorale di Ora!, quella che ha portato il nuovo movimento liberale a presentarsi alle urne alle elezioni suppletive alla Camera nel collegio Veneto 2-U02 (Selvazzano Dentro), avvenute in concomitanza con il referendum sulla giustizia bocciato dagli italiani. In quell’occasione, Ora! aveva presentato Andrea Paccagnella, racimolando un discreto 4,32 per cento. Un risultato che ha dato slancio a Boldrin per candidarsi a Venezia. Un primo indizio, che ha portato dritto al secondo.

Movimento neonato

Il partito Ora! è nato lo scorso ottobre, a seguito di un periodo di incubazione di circa un anno avvenuto sotto lo stemma del Movimento Drin Drin. Un nome particolare per una formazione con una genesi ancor più particolare: nel giro di pochi mesi da una semplice battuta in una diretta social tra Boldrin e Forchielli, in cui ipotizzavano un ritorno in politica, si è passati a una raccolta firme e a migliaia di sostenitori – per lo più giovani e giovanissimi – che hanno convinto i due a creare veramente un soggetto politico. Ultra-liberale, ovviamente. 

«Vogliamo un Pil che cresce grazie a innovazione e incremento demografico, istruzione e ricerca competitive in Europa, sicurezza per i cittadini, giustizia efficace, Pubblica amministrazione efficiente e Europa incisiva», si legge sul sito.

Adesso, dopo mesi di assestamento, ha deciso di testarsi. O meglio, di contarsi. Perché poi l’obiettivo nel medio periodo è di presentarsi alle elezioni nazionali del prossimo anno e provare a entrare in Parlamento. Vasto programma. Da qui la partecipazione al voto suppletivo in Veneto e alle amministrative a Venezia. E poi sicuramente a Bologna, quando nel 2027 sulla linea di partenza per la corsa a sindaco ci sarà anche l’imprenditore Forchielli. Il terzo indizio.

Le diverse migliaia di iscritti a Ora! sono perlopiù giovani e popolano soprattutto il Nord: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, appunto. Non è un caso, quindi, che il partito abbia deciso di correre in determinate città e luoghi, dove si sente più forte e dove può mobilitare di più.

Equilibri centristi e il rapporto con Azione

A livello nazionale, ca va sans dire, il 4 per cento preso nella circoscrizione veneta è un miraggio. Ma la creatura boldriniana per crescere deve sgomitare, farsi vedere, e poi –chissà – trovare una compagnia gradevole a tal punto da accompagnarsi. Quel che è certo, però, è che a Venezia Boldrin dovrà vedersela da sola.

Azione, che circa un anno fa aveva aperto le porte della Camera dei deputati a Boldrin e Forchielli (ma solo quella della sala stampa per la presentazione del progetto politico dei due), è considerato l’interlocutore principale dell’area centrista. Tuttavia, secondo quanto anticipato da La Nuova Venezia, Carlo Calenda e soci a Venezia sono pronti ad appoggiare il candidato di centrodestra Simone Venturini nella sfida ad Andrea Martella, senatore e candidato progressista.

Una notizia che è stata commentata in maniera sprezzante da Boldrin su X: «A qualcuno piacciono leghisti fasci ed affaristi assortiti. La giunta uscente, di cui questa candidatura è la fotocopia, ha letteralmente distrutto Venezia più di quanto già non ci fossero riusciti il Pd e Cacciari. Amen».

Dopo qualche ora è arrivata anche la risposta di Calenda, che ha criticato la mossa di Boldrin di non avvisare della sua candidatura: «Lo abbiamo appreso dai giornali insieme alla solita valangata di insulti ieri». L’ex ministro ha sottolineato come il suo partito non farà una lista a Venezia e che «a scegliere sono stati esponenti locali e under 30». «Dopodiché se si degnerà, sentiremo Boldrin dopo che ci ha dato degli “amici degli affaristi”. Ma questa non è politica, è una diretta YouTube» ha concluso. È seguito poi un botta e risposta social che ha ricordato i vecchi tempi del Terzo polo.

Non che con Azione avesse reali possibilità di vittoria, ma in una sfida che a oggi non sembra avere netti favoriti, Boldrin può essere comunque decisivo togliendo voti a destra o a sinistra. Nel frattempo, andando oltre l’orizzonte lagunare e alzando lo sguardo in tutto il paese, le continue divisioni sono un segnale che nel centro italiano c’è ancora molto da costruire, per chi vorrebbe costruirci qualcosa.

Tutto quello che riuscirà a racimolare a Venezia l’ex compagno di avventure di Oscar Giannino sarà una leva da usare e da portare in dote per possibili apparentamenti in vista del 2027. Perché la tentazione di correre da soli, per Ora!, c’è. Ma la soglia di sbarramento è lontana e quindi qualche compromesso potrebbe essere fatto. Con Azione di Carlo Calenda, con il Partito liberal democratico di Luigi Marattin o con chi per loro. In fondo, lo spazio quello è.

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