Doveva essere a marzo, come annunciato dal leader di Azione, ma il ritrovo dei centristi è stato rinviato e non è ancora all’orizzonte. Ragionamento politico o semplice cambiamento di priorità? A ogni modo la convergenza con il Partito liberaldemocratico ci sarà, nonostante le posizioni su Israele
Questa Costituente liberale s’ha da fare. Però con calma, non c’è fretta. Le elezioni politiche saranno tra più di un anno mentre tra pochi giorni c’è il referendum sulla giustizia. Insomma, c’è altro a cui pensare, poi si vedrà. Doveva essere a marzo, come annunciato a dicembre scorso dal leader di Azione Carlo Calenda, il quale voleva riunire i soggetti liberali e riformisti – almeno quelli già non promessi ad altri gruppi pseudo centristi – per dare vita a una formazione pronta ad affrontare il voto del 2027. O perlomeno pronta a superare la soglia di sbarramento.
Lo slittamento
Nel calendario, però, marzo era già fitto di impegni. Non ultimo un referendum che tra dichiarazioni scellerate, campagna elettorale e scontri dialettici avrebbe lasciato ad altre iniziative politiche nient’altro che le briciole. E allora meglio rimandare. Si è quindi iniziato a parlare di aprile per riunire le truppe, ma l’appuntamento non è ancora certo. Da ciò che trapela dal partito di Corso Vittorio Emanuele, non è ancora veramente in programma.
È un cambiamento di priorità per Calenda, che nel frattempo ha lanciato la sua crociata contro ChatGpt? Oppure è colpa della difficoltà nel mettere insieme protagonisti e comparse del centro liberale italiano? Oppure, ancora, è frutto di un ragionamento politico che ha indotto il leader azionista ad aspettare qualche mese per svelare le sue carte?
In realtà, i jolly nella manica dell’ex ministro non sono molti. È anche vero che, facendo due conti, potrebbero non servirgli. Con la possibile nuova legge elettorale – Stabilicum o Donzellum che sia – Azione è pronta a sorridere. La soglia rimarrebbe al 3 per cento, percentuale che in quasi tutti i sondaggi Azione già ha, e sulla carta potrebbe guadagnarsi qualche seggio in più del previsto.
Convergenza con Marattin
Per stare sicuro, comunque, Calenda sta pensando da mesi a una convergenza con il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin, anch’esso propenso a rimanere al centro degli schieramenti. È lui il principale invitato a questa Costituente che si farà. Un piccolo partito con un anno di vita, diversi post social controversi del fondatore e molti sondaggi ottimisti.
L’ex Pd, tra un post e l’altro di sostegno incondizionato a Israele – l’unico tema su cui nel bene o nel male si è esposto veramente – nelle ultime settimane ci ha tenuto a rilanciare i risultati di alcune rilevazioni che davano il suo partito in uno spazio indefinito tra l’uno e il due per cento (1,8 per cento, per la precisione). Anche se dovessero ottenere un più probabile zero virgola qualcosa, i liberaldemocratici saranno comunque utili alla causa di Calenda. E anche a quella di una rielezione in Parlamento di Marattin, la cui unica strada sembra passare per questo nuovo (o vecchio) piccolo Terzo Polo.
Certo è che proprio Israele è un argomento che può creare dissidi tra i due. Nel senso che la linea radicale del libdem, sostanzialmente sempre a favore di Tel Aviv anche nella guerra preventiva di Benjamin Netanyahu all’Iran, non è ben vista dai più cauti azionisti, che pure non sono famosi per essere filo palestinesi dichiarati.
Tra l’altro, negli scorsi giorni, Calenda è venuto alle mani – virtuali, si intende – con esponenti di Italia viva, tra cui Ivan Scalfarotto, per aver avuto l’ardire di accomunare Donald Trump, Vladimir Putin e lo stesso Netanyahu come distruttori dell’ordine mondiale. Accusa che, non si sa bene perché, ai renziani non è piaciuta.
Nondimeno, magari è proprio il dossier Israele uno dei motivi che sta facendo slittare la Costituente. Se, con il passare del tempo, il tema Medio Oriente scemerà – magari, si spera, anche per la fine del conflitto – sarà più facile ritrovarsi a braccetto con Marattin e i suoi.
Da quello che si respira dentro Azione, comunque, alla fine un modo e un tempo si troverà per unire le forze con il Partito liberaldemocratico. Una lista comune con due simboli paritetici? Un rebranding parziale ma con al centro sempre Azione? Su questo le discussioni e le negoziazioni non sono ancora entrate nel vivo.
Resta poi alla finestra Ora!, creatura liberale di Michele Boldrin e Alberto Forchielli, anch’essa composta dallo zero virgola qualcosa, che fa particolare presa tra i giovani. Le interlocuzioni con Azione ci sono, l’area e le idee sono quelle. Ma dai post dei fondatori, specie di Boldrin, emerge un’incompatibilità abbastanza evidente con le posizioni marattiniane, su Israele in primis. Certo, se Ora! si vorrà presentare alle elezioni del 2027 con prospettive concrete dovrà apparentarsi con qualcuno lì al centro. E a quel punto dovrà ingoiare qualche boccone amaro, scendendo a compromessi. Lo stesso vale per Marattin. Sotto sotto è quello che spera Calenda. In fondo, a sommare i diversi zero virgola, qualcosa esce fuori.
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