Un auspicio del presidente del Movimento 5 stelle aveva fatto sospettare che ci potesse essere una svolta sulla politica estera con un punto di caduta comune per i partiti di centrosinistra. Alla fine l’unità è arrivata nella risoluzione sul documento programmatico di finanza pubblica, prima prova di “programma” del campo largo. Sull’Ucraina Conte chiede compattezza, ma Provenzano: «Non si risolve dalla sera alla mattina»
Per una prova d’unità sul documento programmatico di finanza pubblica, tante strade diverse sull’Ucraina. L’aspirante campo largo ha trovato un punto di caduta sul primo testo che porta verso la legge di Bilancio in cui viene stilata una sorta di programma preliminare dell’alleanza, ma soprattutto un deciso “no” al riarmo che è stato condiviso anche da Italia viva.
Al contrario, non sembra esserci un punto di caduta sull’Ucraina: eppure, nelle ultime ore, una dichiarazione di Giuseppe Conte, che nei giorni scorsi era arrivato a condannare Donald Trump per il suo accordo con Vladimir Putin, aveva fatto ben sperare. «In queste ore stiamo lavorando alla risoluzione per domani (mercoledì, quando ci saranno le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, ndr). Confido» che «questa volta, anche sul passaggio del conflitto in Ucraina, si possano compattare tutte le opposizioni».
Nel fine settimana, quando i leader si sono incrociati in diversi eventi, sembrava infatti ci fosse un passo avanti sulla messa a terra dell’alleanza, principalmente alle spese di Matteo Renzi, bersagliato a più riprese da Conte. Il prezzo chiesto a Elly Schlein – designata dal presidente del M5s come garante dell’ex premier – per tenerlo in alleanza, ha scritto poi il Fatto quotidiano, sarebbe quello di non concedergli un posto da ministro e permettergli di portare con sé solo pochi parlamentari di Iv.
Due binari paralleli
Nel frattempo, però, nella risoluzione sul documento precipita quantomeno in un primo seme concreto dell’alleanza. «Come sempre, la linea testardamente unitaria alla fine paga e consente a tutti di fare un passo avanti. Nella risoluzione comune c'è il contributo di ogni forza politica, la sintesi di quattro anni di battaglie condivise e di un'idea di società progressista alternativa alle destre. L'unità non è la vittoria di qualcuno sugli altri: è la forza di un progetto che appartiene a tutti e guarda al futuro del paese» dice il presidente dei senatori dem Francesco Boccia.
Per il momento, però, l’unità resta circoscritta alla prima tematica. Sull’Ucraina, infatti, Boccia risponde a Conte che «unità non significa uniformità». Insomma, non sarà un problema se «sulla politica estera e sul Consiglio europeo ciascun partito esprima le proprie posizioni, anche alla luce delle diverse appartenenze alle famiglie politiche europee».
La posizione sull’Ucraina, a differenza di quella sulla spesa per il riarmo, sembra ancora quella su cui la coalizione fa più fastidio a trovare un minimo comun denominatore. «La nostra responsabilità sarà costruire, nel programma comune, una sintesi politica delle diverse sensibilità europee, senza pretendere di cancellarne le identità» assicura ancora il capogruppo Pd. «Il rispetto delle differenze non è un ostacolo all'unità, ma la condizione per renderla più solida e credibile».
Sulla stessa falsariga Peppe Provenzano, responsabile esteri Pd: «La risoluzione unitaria di oggi contro il riarmo è stato un gran successo, frutto delle posizioni già maturate e dell'impegno testardamente unitario che alla fine paga sempre» ma, anche se «al solito ci sarà convergenza reciproca sulla quasi totalità delle questioni, ma il nodo Ucraina non si scioglie dalla sera alla mattina in un passaggio parlamentare. Come detto dai leader nei giorni scorsi, una soluzione rispettosa del diritto internazionale si troverà al tavolo politico della coalizione»
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