La relazione del comitato etico è nelle mani di Rossi, che potrebbe decidere sul futuro di Ranucci già nei prossimi giorni. Più lontana la decisione del suo successore, anche perché la vicenda potrebbe trasformarsi in un asset per l’avvenire dello stesso amministratore delegato
Credibilità e discontinuità. Le parole d’ordine per la successione di Sigfrido Ranucci – perché di passaggio di testimone ormai in Rai tutti ragionano abbastanza apertamente – sono le stesse da settimane. Le certezze attualmente sono poche: la relazione del comitato etico che ha ascoltato a lungo il conduttore di Report sul suo modus operandi è stata consegnata all’ad, che la leggerà anche se, spiegano, il contenuto non influenzerà direttamente la decisione editoriale sul futuro di Report, nonostante la vicenda ai piani alti abbia generato «malcontento» (per dirla con un eufemismo) per il «danno reputazionale».
Anche se qualche commentatore più smaliziato segnala come la risoluzione del dossier sia una freccia inaspettata all’arco di Giampaolo Rossi, che con la riforma della governance rischia di dover cedere la poltrona ma potrebbe riguadagnare il favore di palazzo Chigi con una buona risoluzione di questa faccenda.
«Cerchiamo un nome che sia rispettato dalla redazione, che sia riconosciuto come indipendente anche fuori dall’azienda ma che non sia ideologico, insomma sappia stare al mondo e rapportarsi anche con la governance» tratteggia l’identikit un dirigente Rai di primo piano. Nel totonomi che già impazzava nei giorni scorsi si è inserito nelle ultime ore un esterno alla redazione che però per una serie di ragioni potrebbe fare al caso di dell’ad: nonostante le smentite dell’azienda sarebbe infatti tra i favoriti Peter Gomez, che per il momento spiega a Domani di non avere niente da dire sull’indiscrezione.
Il direttore de ilfattoquotidiano.it è da un paio d’anni un nome Rai lontano dal registro dei Monteleone e dei Sottile, considerati più organici alla dirigenza meloniana di viale Mazzini. Ma il giornalista è stimato da Giorgia Meloni e Giovanbattista Fazzolari. Su Rai3 Gomez ha portato prima La confessione, traslocando da Discovery ma mantenendo la produzione esterna in mano a Loft, società del gruppo del Fatto. Poi, una stagione di Un alieno in patria, esperimento access time messo in piedi con lo spirito di Rai3 – era presenza fissa Paolo Rossi – in una terza rete già ridotta in macerie e capace di raccogliere anche un ottimo 3,5-4,5 per cento di share. Come l’Alieno, sarà una produzione interna alla Rai anche L’elefante, annunciato alla presentazione dei palinsesti di Ancona a luglio scorso: una separazione delle vie di Gomez e del gruppo del Fatto quotidiano che non ha lasciato tutti contenti al quotidiano diretto da Travaglio.
Per qualche detrattore Gomez è stato utile alla TeleMeloni degli ultimi anni per mostrarsi pluralista: quel che è vero è che, in pieno spirito montanelliano, nonostante l’appartenenza a una testata ostile al governo, il direttore riesce a mantenere buoni rapporti anche a destra. Habitué di Atreju, riesce a sedersi accanto alla presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo o intervistare il presidente del Senato Ignazio La Russa. Nessuna autocensura ma, alla stessa maniera, nessun problema a spiegare che «su Caivano il governo sta facendo bene» (2024). Colloquiando con l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro a Radio Atreju, il giornalista fu plaudito dall’ex avvocato di Meloni, che ironicamente auspicò una laurea honoris causa e un posto al Dap per Gomez. Che ha anche spiegato, in quell’intervista, come «questa Rai non mi ha mai impedito di dire qualcosa».
Piano A
Intanto, la via della successione interna sembra meno facile di quanto lo sia stato per Chi l’ha visto? per questione di equilibri e continuità con Ranucci. Il nome di Federico Ruffo, invece, sembra meno proponibile alla redazione di quello di Gomez. Perde quota anche la soluzione del montato senza conduzione, considerato uno snaturamento del programma. E, mentre la decisione sull’attuale conduttore di Report potrebbe arrivare anche nei prossimi giorni, viale Mazzini potrebbe anche rinviare la scelta del suo successore alle prossime settimane.
Resta però una questione di tempistiche da non sottovalutare: sia Ruffo sia Gomez sono ai blocchi di partenza. Mi manda Rai3 riprende l’8 settembre, L’elefante debutta su Rai3 il 19 settembre, lo spot di lancio è stato girato nei giorni scorsi e gli addetti ai lavori non considerano possibile che i due incarichi possano coesistere.
A non avere questi problemi è invece Alberto Nerazzini. Per il pubblico ancora volto di La7, la sua esperienza dei Cento minuti in coabitazione con Corrado Formigli si è conclusa due stagioni fa. Professionista rispettato, c’è chi osserva però che non è uomo di organizzazione e conduzione. Per altro, i suoi rapporti con i senatori del programma non sarebbero dei più sereni, dopo l’ultimo addio di Nerazzini al programma. Ma come commentano dalle parti di Saxa Rubra con ironia: «Perché mettersi in casa un altro comunista a gratis?»
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