Sono 10.037 le persone senza dimora nei 14 principali comuni metropolitani italiani. L’ultima indagine dell’Istat restituisce l’immagine di un fenomeno strutturale, caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali e da una crescente pressione sui servizi di accoglienza. Numeri e dati da cui partire per trovare soluzioni
È una notte fredda di fine gennaio. Nelle stazioni, sotto i portici, lungo i marciapiedi delle grandi città italiane, c’è chi si prepara a dormire all’aperto. Coperte di fortuna, cartoni, sacchi a pelo. Alcuni trovano riparo nei dormitori, altri restano fuori.
In quella stessa notte — il 26 gennaio 2026 — l’Istat, insieme ai volontari della fio.PSD (Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora), ha contato queste presenze, trasformando l’invisibile in numeri: 10.037 persone senza dimora nei 14 principali comuni metropolitani italiani.
Più della metà (55,4 per cento) ha trovato posto nelle strutture di accoglienza, mentre quasi una persona su due ha trascorso la notte in strada o in sistemazioni di fortuna. Il fenomeno si concentra soprattutto nelle grandi città: Roma registra il numero più elevato (2.621 persone), seguita da Milano (1.641), Torino (1.036) e Napoli (1.029).
Nel complesso, le persone senza dimora rappresentano circa lo 0,11 per cento della popolazione residente, un dato che evidenzia la dimensione relativamente contenuta, ma socialmente rilevante del fenomeno.
Infatti, seppur numericamente limitato, restituisce un impatto crescente sui servizi urbani e sulle politiche sociali delle grandi città, oltre che sulla percezione e sulla visibilità del disagio nello spazio pubblico.
L’accoglienza
Le strutture di accoglienza notturna dispongono complessivamente di 6.678 posti letto, un numero inferiore rispetto al totale delle persone senza dimora rilevate. Questo dato segnala una insufficiente capacità ricettiva, aggravata da forti differenze territoriali. Uno squilibrio tra domanda e offerta di accoglienza che si inserisce in un quadro di politiche ancora frammentate tra livelli locali e nazionali.
Il fenomeno dell’homelessness si caratterizza per una forte prevalenza maschile. Le donne rappresentano circa il 21,4 per cento nelle strutture e il 12 per cento tra le persone in strada. Dal punto di vista della nazionalità, emerge una significativa presenza straniera: il 69 per cento degli ospiti delle strutture è di nazionalità non italiana, percentuale che supera il 70 per cento tra le persone in strada (nei casi identificati).
La fascia di età più rappresentata è quella tra i 31 e i 60 anni, che costituisce oltre il 60 per cento delle persone accolte e oltre il 70 per cento tra quelle in strada. I giovani (18-30 anni) sono una minoranza, mentre gli over 60 risultano più presenti nelle strutture.
Tra le 4.474 persone rilevate in strada, quasi la metà si trova in spazi pubblici aperti senza alcun riparo, mentre oltre un terzo utilizza spazi urbani riparati come portici o sottopassi. Le condizioni osservate durante il conteggio mostrano una forte vulnerabilità: nella maggior parte dei casi le persone risultavano addormentate o non in grado di interagire, rendendo difficile la rilevazione di informazioni individuali.
La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nei centri storici e nelle aree ad alta densità, dove si registra oltre la metà delle presenze in strada. Seguono le grandi arterie urbane e, in misura minore, le periferie.
Una base da cui partire
La rilevazione si inserisce nel quadro del Censimento permanente della popolazione e rappresenta un importante passo avanti nella conoscenza del fenomeno. L’approccio integrato — conteggio diretto e indagine campionaria — consente non solo di stimare la dimensione del fenomeno, ma anche di approfondirne le caratteristiche. L’Istat restituisce l’immagine di un fenomeno strutturale, caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali e da una crescente pressione sui servizi di accoglienza.
La prevalenza di persone straniere, la marginalità femminile “invisibile” e la concentrazione nelle aree urbane centrali evidenziano la necessità di politiche integrate. Più che una semplice fotografia, il conteggio rappresenta uno strumento fondamentale per orientare interventi pubblici. Ora che i numeri ci sono, la questione si sposta sul piano delle risposte. Il conteggio restituisce un’istantanea precisa; trasformarla in politiche efficaci resta una responsabilità aperta.
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