A Nova l’ex premier riparte dalla soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina. Per quanto riguarda l’economia, vanno riaperti «cantieri di speranza». Nessuna presa di posizione sulla coalizione, Todde e Fico: «Da soli non si governa»
Si riparte ancora dalla pace. Giuseppe Conte ha scelto il cavallo su cui punterà in vista delle prossime elezioni politiche. Dopo che il punto 17 della lista dei 20 presentati dal Movimento 5 stelle ha già dato un antipasto delle priorità dei Cinque stelle, il presidente del partito – accolto da una standing ovation durante il primo giorno di Nova, convention milanese del Movimento – ha rilanciato.
Conte si sente di aver ricevuto «un mandato chiaro e ben preciso», quello di «costruire percorsi di pace, con la guerra non andiamo da nessuna parte. Le armi allontanano la pace». Applausi: l’ex premier continua sulla stessa falsariga per buona parte dell’intermezzo a metà pomeriggio del primo giorno della kermesse. Appena 20 minuti per salutare la comunità, dare idea dell’aspetto identitario della discussione – 105 piazze di confronto, 17mila persone coinvolte (di cui il 44 per cento non iscritti) e 2.000 tavoli di lavoro – e invitare gli iscritti a votare sulle proposte da portare al tavolo della coalizione.
«Il no alle armi è netto e continuerà a esserlo» sottolinea anche Chiara Appendino, in passato tra i più critici nei confronti di Conte, che arrivando alla convention ha salutato con un abbraccio l'ex sindaca di Roma Virginia Raggi e la vicepresidente Paola Taverna. «Così come ci hanno chiesto centinaia di migliaia di giovani, persone che sono scese in piazza», una testimonianza che il M5s porterà anche alle trattative di coalizione e su cui Conte proverà a mettere il cappello.
Il suo intervento, è il ragionamento, si inserirà nel programma come quelli degli altri esperti chiamati a parlare di fronte al pubblico (quasi un’eco dell’antico uno vale uno): l’economista James Kenneth Galbraith, che spiega come le sanzioni economiche alla Russia abbiano danneggiato l’Europa e come gli investimenti in aziende della Difesa che producono prodotti non all’altezza, Isabella Gallavotti e Mario Tozzi che parlano di ambiente e futuro, Francesca Albanese che aggiorna la platea su Gaza.
Cantieri di speranza
Per Conte, insomma, bisogna «investire dove ci sono davvero i bisogni dei cittadini, no al riarmo». Per quanto riguarda l’economia, c’è da far ripartire l’Italia «contrastando la speculazione finanziaria, non si può lasciar correre l’economia» perché «nessuno deve restare indietro». L’ex premier celebra i «cantieri di speranza» che ha creato con i miliardi del Pnrr e annuncia che, dovesse vincere le elezioni, abrogherà immediatamente le norme volute dalla destra che reprimono il dissenso civile.
Nessun dubbio per quanto riguarda la scelta di proporre linea pacifista in un contesto europeo in cui il sostegno a Kiev appare compatto: «Sulla costruzione di percorsi di pace e sicurezza vera, quella cooperativa, non saremo mai soli. Tutta la popolazione europea ci appoggerà» dice Conte. «Se l’Italia sarà capofila, saremo contagiosi e poi la scommessa militare l’abbiamo vista per quattro anni e mezzo, quindi ora occorre qualcuno che dia valore aggiunto a svolta negoziale».
Prospettive di coalizione
Poi, la promessa che il mandato sarà rispettato, messaggio diretto anche ai futuri alleati di coalizione: non tanto Avs, che sulla linea pacifista è totalmente sovrapponibile al M5s, quanto al Pd, che pure ultimamente accoglie la linea di Conte con una certa tolleranza: «Non pensate che sia disponibile a diluirlo (il mandato ricevuto, ndr) perché tutto diventi un galleggiare della politica».
Come testimonial della coalizione vengono però portati Alessandra Todde e Roberto Fico, i due presidenti M5s che governano Sardegna e Campania alla guida di un campo largo. «Da soli non si governa» chiarisce Todde, che con il collega rassicura anche sull’affidabilità degli alleati: «Dicendo le cose in maniera trasparente si può tranquillamente andare a governare insieme» rincara infatti Fico, elencando i provvedimenti già portati avanti insieme. Con un caveat: «Su alcuni punti non si può mai arretrare, perché sono valori fondamentali non solo del Movimento ma della repubblica» dice. Evocando però temi che sono un invito a nozze per gli alleati come sanità e scuola pubblica.
Un doppio binario, che gioca su identità e circospetto avvicinamento alla prospettiva della coalizione. Anche se Conte non la menziona e porta sul palco posizioni identitarie su politica estera ed economia. Scegliendo di chiudere mandando un abbraccio ad Alessandro Di Battista, in convalescenza dopo le dismissioni dal Gemelli: «Abbiamo ancora tante battaglie che ci accomunano».
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