«Non esiste un mondo in cui un ministro è contro il partito e i suoi referenti e sono sicuro che Giuli lo sappia». Il monito arriva dal profondo di Fratelli d’Italia, anche se ufficialmente tutto il partito per quanto riguarda il “caso Giuli” converge sulla linea dettata da Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura per un giorno tornato nelle vesti di capogruppo del partito della premier. «È legittimo da parte di un ministro decidere eventualmente di cambiare la propria segreteria il proprio gabinetto», ha detto il ministro. «Non c’è nessuna crisi di governo legata a questo, ve lo assicuro».

Ma se a parole si minimizza, il ministro stesso ha contribuito a tenere alta la tensione sul caso dei dirigenti dimissionati recandosi ieri, nel primo pomeriggio, a palazzo Chigi. Un colloquio sul futuro, più che sul passato, per decidere assieme alla presidente del Consiglio i prossimi passi da fare, sempre con la copertura di Meloni: non è un caso se dopo l’ora e mezza di appuntamento fonti di palazzo Chigi fanno filtrare «piena sintonia» all’interno dell’azione di governo e «gratitudine» di Giuli nei confronti della presidente con cui ha «un rapporto cordiale e proficuo».

Neanche una parola sulle teste di Emanuele Merlino ed Elena Proietti che sono saltate nel weekend. Il primo, assicurano comunque dal partito, «sarà recuperato altrove perché è una persona valida». Tutto a posto quindi? Non proprio, considerato che alla premier il via libera alle pulizie di primavera di Giuli è costato la gestione del malessere del suo mentore e sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari, non proprio uno qualsiasi nell’universo meloniano.

Piacere alla gente

Ora per Giuli e Meloni in cima alla lista delle priorità c’è la nomina di un nuovo capo della segreteria tecnica. La scelta dovrebbe ricadere su Donato Luciano, oggi alla guida dell’ufficio legislativo del ministero di via del Collegio Romano. Una dimutio, secondo qualcuno. Prima, un passato alla Corte dei conti, poi capo di gabinetto vicario di Maurizio Martina al ministero dell’Agricoltura, un passaggio a palazzo Chigi all’epoca di Paolo Gentiloni e vicecapo di gabinetto di Roberto Cingolani al ministero della Transizione ecologica.

Insomma, non esattamente il profilo di un militante d’estrema destra. Non che si tratti di un’inversione di rotta, ma Giuli sa di non essere in alto nella lista dei futuri candidati di Fratelli d’Italia: troppa la distanza dal corpaccione del partito, troppi i colpi di testa che ha collezionato in questi anni.

Va cercata in questa congiuntura la ragione della scelta: anche alla tolleranza della bizzarria degli intellettuali c’è un limite, e tornare ad aprire un canale con il centrosinistra da questo punto di vista può essere un asset. Offrire dunque a Giuli la possibilità di costruirsi una exit strategy lasciandolo al suo posto sembra la soluzione meno dolorosa a una questione che si fa più spinosa di ora in ora.

Anche perché all’orizzonte si stagliano nuove uscite: prima fra tutte quella della capa di gabinetto Valentina Gemignani. Tagliarla fuori, secondo i detrattori del ministro, equivarrebbe ad «accecare» il dicastero, considerate le spiccate capacità economiche della tecnica arrivata proprio dal ministero delle Finanze. In questa prospettiva non sembra un caso che del potenziale futuro capo di segreteria tecnica si dica che abbia con Gemignani rapporti quantomeno tesi.

Ma nel mirino di Giuli ci sarebbero anche i collaboratori di Merlino alla segreteria tecnica, colpevoli, agli occhi del ministro, di aver fatto filtrare notizie alla stampa e alla commissione Cultura di Federico Mollicone. Alla Camera smentiscono questa versione, ribadendo che si sarebbe sempre trattato solo di rapporti istituzionali. E poi, l’ufficio stampa: confermato il vertice, ma il ministro sarebbe insoddisfatto di alcuni dipendenti della comunicazione.

Bruxelles e Biennale

La speranza, in via della Scrofa, è che la vicenda si chiuda qui senza troppo clamore. A fare da pompiera interviene in giornata anche Arianna Meloni, che unisce la propria voce a quella dell’ex compagno Lollobrigida: «State creando un caso sul niente. Sinceramente non vedo la notizia. Come al solito c’è chi parla di risultati e di risposte e chi invece fa gossip e basso chiacchiericcio».

Diversamente da quanto sembrava inizialmente, Giuli salterà invece la riunione dei ministri Ue della Cultura a Bruxelles nei prossimi giorni. Sembrava una buona occasione per relegare il ministro lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Alla fine, però, il ministro ha scelto di non partecipare a un incontro in cui si sarebbe dovuto discutere anche la questione Biennale di Venezia. Non proprio l’argomento preferito del ministro, dopo che l’Unione europea ha condannato a più riprese la riapertura del padiglione della Russia e ha chiesto chiarimenti all’Italia sulla possibile violazione delle sanzioni nei confronti di Mosca, annunciando il taglio di 2 milioni di fondi all’istituzione culturale.

Che nel frattempo, però, sta registrando record di visitatori, un successo che fa bene alla narrazione un po’ ammaccata di Meloni. Insomma, per adesso polvere sotto il tappeto. I malpancisti di Fratelli d’Italia dovranno farsene una ragione: Giuli resta ministro. «Almeno finché ha la fiducia della presidente del Consiglio...» commenta un dirigente di partito.

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