Sul posto più alto del podio c'è la Lega, seguita a debita distanza da Forza Italia e subito dopo da Fratelli d'Italia. Va ai tre principali partiti della coalizione di governo il primato dei movimenti che hanno ricevuto più donazioni negli ultimi anni. Lo racconta con dovizia di particolari la sezione italiana di Transparency International in una ricerca che Domani ha letto in anteprima.

Basandosi sui dati pubblici relativi al 2023 e al 2024, l'ong internazionale ha fatto il punto sui finanziamenti ai partiti aggiornando la piattaforma di monitoraggio soldiepolitica.it, attiva dal 2019 nell’ambito del progetto Integrity Watch Europe, cofinanziato dalla Commissione Europea, e creata con l'obiettivo di ricercare, classificare e filtrare i dati in maniera intuitiva e contribuire così ad aumentare la trasparenza sul tema dei finanziamenti alla politica.

Cresce il peso dei privati

«I flussi finanziari del biennio 2023-2024 – scrive Transparency International Italia – evidenziano una forte connessione tra settore pubblico e privato, nonché l'urgenza di interventi normativi strutturali: dal consolidamento della legislazione sul finanziamento ai partiti alla pubblicazione dei dati in formato aperto, dall’adozione di una legge organica sul conflitto di interesse ad una chiara ed efficace regolamentazione delle attività di lobbying».

Come detto, nel biennio 2023-2024 il partito che ha ricevuto più contributi è stata la Lega con circa 9 milioni di euro, seguita da Forza Italia con 6,6 milioni, da Fratelli d’Italia con 6,4 milioni e dal Movimento 5 Stelle con 5,8 milioni di euro. L’analisi dettagliata delle fonti di finanziamento, fa notare Transparency International Italia, rivela una «profonda metamorfosi strutturale» avvenuta tra il 2023 e il 2024 per ciò che riguarda la fonte dei soldi.

Nel 2023, infatti, circa il 66,7% dei contributi totali proveniva dalle rimesse dei politici eletti, cioè donazioni fatte sulla base degli accordi presi all’interno dei partiti, che richiedono ai parlamentari di donare una parte del loro compenso. È «una sorta di "finanziamento pubblico indiretto" che, negli scorsi anni, abbiamo osservato essere il principale sistema di finanziamento della politica», commenta l'ong nella sua analisi. Nel 2024, invece, solo il 50,1% del totale dei contributi totali proveniva dalle rimesse dei politici eletti: un calo rilevante rispetto al passato, tanto che Transparency International Italia segnala come «per la prima volta negli ultimi anni le rimesse degli eletti sono in netta diminuzione rispetto alle altre categorie di donatori». Tradotto in denaro, le donazioni fatte ai partiti dagli stessi parlamentari sono passate da 13,3 milioni di euro del 2023 a 10 milioni di euro del 2024. Conseguenze?

«Serve una legge sul conflitto d’interessi» 

La diminuzione dell'autofinanziamento ha favorito i contributi di donatori esterni, con una crescita costante nel biennio e l'apice nel 2024. Insomma, i partiti sono sempre più dipendenti dai soldi provenienti dalle imprese.

I dati lo certificano in modo chiaro. Nel 2020 le società private hanno regalato ai partiti nel complesso 1 milione di euro, pari al 4,3% del totale delle donazioni incassate. Nel 2021 le società pesavano solo per il 3,9% delle donazioni totali (circa 869 mila euro versati).

Nel 2022 i contributi delle aziende sono arrivati fino a 4,7 milioni, pari al 14,2%. Nel 2023 il contributo delle società è salito a 2,2 milioni di euro, equivalente all'1 %. Nel 2024 la quota è aumentata ulteriormente: le donazioni dalle aziende private si sono attestate a 3,7 milioni di euro, pari al 18,5% del totale delle erogazioni liberali ricevute dai partiti.

In altre parole, stanno aumentando i rischi di conflitti d'interessi: i partiti dipendono sempre più dai finanziamenti delle imprese private, le quali spesso sperano di ottenere commesse pubbliche grazie alle donazioni fatte ai partiti. Per questo, tra le varie raccomandazioni di Transparency International Italia, c'è quella sull'adozione organica di una legge sul conflitto d'interessi.

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