Alla Festa dell’Unità il giornalista rivendica la sua appartenenza al centrosinistra e parla di welfare, giovani e periferie. Un intervento che guarda già alla campagna elettorale per Palazzo Marino
Ma quindi si candida o no? La domanda a Mario Calabresi sulla sua possibile discesa in campo a sindaco di Milano non trova una risposta definitiva nell’ultima serata della Festa dell’Unità del Pd Milano, che ha visto protagonista il giornalista e scrittore insieme al fondatore di Libera, don Luigi Ciotti. L’immersione nella Festa, dalla lunga tavolata in mezzo ai ragazzi della Gioventù Democratica ai saluti e alle strette di mano con i militanti, racconta però un Calabresi già pienamente a suo agio dentro la partita politica milanese.
Al tavolo per cenare, insieme alla moglie Silvia Nucini, ci sono infatti anche la segretaria regionale del Pd Silvia Roggiani, la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi e la presidente del Municipio 8 e vicesegretaria del Pd metropolitano Giulia Pelucchi. Alla Festa sono presenti anche altri esponenti politici, che si fermano per salutarlo e ascoltarlo, come il segretario di Avs Nicola Fratoianni e il capogruppo dem alla Regione Pierfrancesco Majorino, quest’ultimo tra i possibili candidati alle primarie comunali e, come gli altri, rimasto in silenzio sulla corsa in attesa del comizio conclusivo della segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, in programma per oggi a Reggio Emilia.
Calabresi: «Milano non è una vetrina»
Niente corse in avanti. Calabresi, arrivando all’Arci Corvetto, è chiaro: «Non c’è fretta, le elezioni sono a maggio dell’anno prossimo. Bisogna fare le cose con tranquillità, si possono fare le cose per bene e non in maniera frettolosa». Le sue idee, però, emergono chiaramente dal palco condiviso con don Ciotti nell’incontro “Vedere gli invisibili”, che ha visto all’inizio il ricordo, da parte del fondatore di Libera, di Denise Cosco, figlia di quella Lea Garofalo simbolo della scelta di libertà contro la ’ndrangheta e uccisa nel 2009 dall’ex compagno dopo aver scelto di collaborare con la giustizia. Don Ciotti ha proposto di seppellire la ragazza insieme a sua madre al Cimitero Monumentale di Milano e Calabresi rilancia: «Quello che potremmo fare oggi, per ricordarla e far sì che resti un segno presente in questa città, è intitolarle uno spazio visibile, un luogo vivo come, ad esempio, una biblioteca o una scuola. Un luogo pieno di quella gioventù che le è stata tolta». Agli invisibili di oggi, giovani e anziani, Calabresi si rivolge in modo chiaro: «La cosa che ci manca di più oggi è l’ascolto, la pazienza e la fatica di mettersi in ascolto». Parla delle nuove fatiche che gli raccontano i ragazzi, «la fatica psicologica, la fatica di riuscire ad avere un futuro e immaginare una vita», ma anche «la fatica delle aspettative». Da qui arriva il suo invito a «tornare a prenderci il tempo di vedere gli altri, di camminare con gli altri, di ascoltare gli altri, di fare qualcosa con gli altri». È a questo punto che il discorso diventa esplicitamente politico. «Ci sono dei pezzi di città che si sentono invisibili, che si sentono emarginati. E allora noi lo dobbiamo dire: non si può costruire solo per alcuni», dice Calabresi. La politica, aggiunge, è «vedere, ascoltare quelli che non hanno voce». E poi arriva Milano, con le sue luci, le sue vetrine e i suoi grattacieli: «La città non è una vetrina, una città è una comunità di persone. Per questo dobbiamo ricominciare a vedere le persone e ricominciare a occuparci delle persone, tutti i giorni».
Milano avanguardia del welfare e l’attenzione ai ragazzi
L’appartenenza politica, però, è netta. Lo dice lo stesso Calabresi: «Sento di appartenere a questo campo: la mia storia e i miei valori sono nel centrosinistra, che da 15 anni governa Milano. E in questi 15 anni va riconosciuto come le politiche di welfare, di assistenza della città e il riconoscimento dei diritti siano stati un esempio in questo Paese». Per questo il giornalista ringrazia gli ultimi due sindaci, Giuliano Pisapia e l’attuale primo cittadino Beppe Sala, così come gli assessori di ieri e di oggi «che hanno fatto la differenza in questa città perché dobbiamo sì innovare e cambiare, ma anche tenerci stretto tutto ciò che ha funzionato e che funziona di questa città». E se c’è qualcosa che, a livello nazionale, non funziona, è la capacità di proporre qualcosa di nuovo ai ragazzi: «Sono il motore del nostro futuro, dobbiamo fare politiche non per i giovani, ma con i giovani», evidenzia Calabresi. Da qui il passaggio al dibattito sull’immigrazione: «In questo periodo il dibattito politico è sequestrato dalla paura di quelli che vengono da fuori ma abbiamo così perso di vista quelli che ci sono, ragazzi che se ne vanno da questa città e da questo Paese quando cercano un lavoro e devono formare una famiglia. Il dibattito pubblico però non sa nemmeno che questo accade». Il tema della sicurezza resta importante e, come sottolinea, «è un diritto che va garantito a tutti, ma dobbiamo soprattutto preoccuparci delle possibilità che diamo alle generazioni future di vivere qui». Un discorso che guarda già alla prossima campagna elettorale per Palazzo Marino. La candidatura, però, per ora può aspettare.
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