«Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra». La celebrazione degli ottant’anni dalla prima riunione dell’Assemblea costituente si apre con le parole di Sergio Mattarella, che ci tiene a riconoscere il merito della Resistenza nella nascita del nuovo stato italiano dopo la Seconda guerra mondiale. «Fu il governo espressione delle forze della Resistenza, guidato da Ivanoe Bonomi - presidente del Comitato di Liberazione nazionale - a varare, con il Decreto luogotenenziale 151 del 1944, la cosiddetta “Costituzione provvisoria”, che faceva giustizia delle ambizioni della dinastia di mera continuità, per aprire, invece, la strada a una svolta istituzionale. Un passaggio che rappresentò l’atto di nascita del nuovo ordinamento italiano» ha detto ancora il capo dello Stato. 

Che poi passa a raccontare proprio l’Assemblea costituente, con un’attenzione particolare per l’inclusione, per la prima volta nella storia della repubblica, del contributo delle donne. Un elemento del racconto della nascita della repubblica che a Mattarella sta particolarmente a cuore e che è anche stato al centro delle celebrazioni del 2 giugno. «Si rimette in moto la vita democratica. Per la prima volta nella storia della nazione le donne partecipano appieno alla vita politica. Tredici le Consultrici e toccherà ad Angela Guidi Cingolani essere la prima a prendere la parola a Montecitorio, pochi giorni dopo l’insediamento, il 1° ottobre 1945, con un elevato discorso di pace».

Per arrivare alla prima rappresentazione realistica dell’Italia del dopoguerra, grazi al referendum a suffragio universale: «Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale. Crudelmente, a pagare il prezzo delle avventure di guerra furono gli abitanti di confine delle Province di Bolzano, Gorizia, Trieste e Venezia Giulia, Fiume, Pola, Zara. Rimasero vuoti i 18 seggi loro assegnati».

La nuova Italia

E poi, un passaggio sui diritti sociali, manifestati per la prima volta nella nascente Costituzione. «Sarebbe stata una delle caratteristiche proprie alla Costituzione italiana quella di voler essere anche una carta di valori, di avviare un processo per la loro attuazione, con le norme definite programmatiche» ha continuato Mattarella, che ha sottolineato anche come le diverse forze politiche riuscivano a trovare un terreno comune sufficientemente forte da realizzare strutture solide e durature ottenute grazie «allo sforzo di dialogo e di sintesi». Per il presidente, «si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti». 

Mattarella ha ricordato poi il monito di Carlo Sforza, ministro degli Esteri del primo governo repubblicano. «L’Italia pagava duramente la scelta della guerra accanto al nazismo: “ammonizione – disse Sforza - per non ripetere gli stessi errori, dando credito alle illusioni imperiali e di potenza che avevano spinto il Paese alla guerra di aggressione”». E ancora: «Il 24 luglio, nel presentare in assemblea la ratifica, concludeva: “Fra qualche decennio parrà miracoloso ciò che abbiamo già compiuto per rifare l’Italia dopo lo sfacelo del 1943”».

Le parole di Sforza diventano anche ragione di standing ovation quando per bocca sua il capo dello Stato cita i martiri dell’antifascismo: «Nel discorso di insediamento della Consulta, il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, per concludere che l'Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un'Europa pacificata e solidale». 

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