La premier Giorgia Meloni è intervenuta alla Camera, per riferire della azione del governo nei prossimi mesi. Ha cominciato dal referendum, dicendo che «la nostra coscienza  a posto, perché riforma costituzionale era quello che avevamo proposto nel programma» e ha ribadito che «la giustizia deve comunque cambiare».

Ha parlato di «bizzarre ricostruzioni sul voto referendario», rifiutando l’ipotesi di «alchimie di palazzo care ad altre maggioranze, distante anni luce da noi in cui non riteniamo di far piombare l’Italia». Così ha ribadito che «il governo non si è mai fermato e lavora per scongiurare le crisi internazionali» e che «non servono nuove linee programmatiche, perché sono scritte nel programma di governo».

Così la premier ha allontanato idee di rimpasto, perché «questo è il governo che, nonostante la peggior congiuntura degli ultimi decenni, ha restituito stabilità e credibilità internazionale e fondamentali economici migliori rispetto al passato». Ha allontanato anche ipotesi di dimissioni, «che convenivano sul piano tattico per giocare sull’effetto sorpresa e la divisione delle opposizioni, lasciando a qualcun altro il compito di mettere la faccia sul difficile scenario». 

Così ha attaccato gli avversari, che «definiscono questo il peggior governo, ma non invocano le dimissioni», che Meloni ha interpretato come un modo di «ostentare una sicurezza che non hanno».

Meloni ha rivendicato la sua «responsabilità di non far piombare l’Italia nell’incertezza» e ha parlato di «governo nel pieno delle sue funzioni e determinato a fare meglio, fino a quando nelle urne e non nel palazzo si farà un altro governo». Per questo ha ringraziato «la maggioranza solida e coesa» e anche il governo, indicando i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, «che sono orgogliosa di avere a mio fianco».

Ha poi accennato anche alle dimissioni post referendarie, «che non sono state scelte semplici o indolori, per noi che siamo garantisti, ma non abbiamo tempo da perdere in polemiche pretestuose che spostano l’attenzione dal governo e dalle cose utili ai cittadini alle cose inutili».

La sfida

«Vi sfido sulla politica, vi sfido a un dibattito nel merito della crisi internazionale, approvvigionamento energetico, Europa senza rilevanza reale, come mettere l’economia al riparo e sulle risorse, dove prenderle e dove metterlo» ha detto rivolta alle opposizioni, perché «lo scenario non permette più a nessuno di dire che è tutta colpa della Meloni, anche l’aumento del prezzo del petrolio».

Una sfida alle opposizioni, cui «spetta l’onere di dimostrare che c’è un’alternativa», ha concluso, passando poi alla politica estera.

Quanto alla collocazione internazionale dell’Italia, «non la ha inventata questo governo ma è la stessa da ottant’anni, lo dico prima per evitare ritornelli sulla subalternità a Trump». Anche su questo si è rivolta alle opposizioni: «La posizione italiana sull’Iran è stata la stessa dei principali paesi europei, voi intendete Europa o la sinistra europea anche quando significa dividere l’Europa?».

cessate il fuoco

«Ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace che va perseguita con determinazione», ha detto riferendosi alla tregua, «ci auguriamo che i colloqui di pace possano rafforzare i punti dell’accordo». In quest’ottica ha condannato «ogni cessazione del cessate il fuoco», riferendosi anche alle operazioni militari in Libano.

Lo stretto di Hormuz «rimane uno dei punti più critici» riferendosi agli extra dazi sullo stretto, quindi «l’interesse prioritario è che la libertà di navigazione venga completamente ripristinata per allentare la tensione sui mercati energetici».

Quanto al rapporto con gli Usa, Meloni ha sottolineato che ora l’amministrazione americana sta «distogliendo lo sguardo dall’Europa e scelta dell’indopacifico come quadrante strategico, e le leadership europee del passato hanno deciso colpevolmente di non coglierlo», ha detto riferendosi al governo Conte. «L’Occidente si poggia su Ue e Usa, se le gambe non si muovono nella stessa direzione è destinato alla paralisi e all’irrilevanza».

Di nuovo Meloni si è rivolta a Schlein, parafrasandola: «Se puo permettersi di essere testardamente unitaria con le variopinte forze del campo largo, potrò permettermelo io rispetto a Ue e Stati Uniti, che stanno insieme da molto tempo» ma «per stare insieme bisogna volerlo in due, con gli Stati Uniti dobbiamo lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico e la Nato», ma anche «dire con chiarezza quando non si è d’accordo», ha detto elencando i dazi, la Groenlandia, l’Ucraina e l’attacco all’Iran, «come abbiamo manifestato con la base di Sigonella».

Nell’ottica di intervenire sulla crisi energetica, Meloni ha rivendicato il viaggio in paesi del Golfo e detto che proseguirà anche in Africa, «anche su questo l’opposizione è riuscita a polemizzare» ma «di fronte al rischio dello shock energetico è dovere del premier fare tutto il possibile».

Così ha sintetizzato la sua linea Meloni: «La politica estera è fondamentale e anzi precondizione per la politica interna, specialmente per una nazione come la nostra».

Le rivendicazioni

«Io ho molti difetti, ma non sono abituata a scappare né per ragioni di scurezza, né davanti a problemi e responsabilità», ha detto Meloni, annunciando le misure che verranno richieste all’Ue come «la sospensione temporanea del patto di stabilità» e «misure contro speculazioni, anche su extraprofitti società energetiche».

Ha poi elencato i dati positivi dei suo governo in materia di economia, occupazione e salari e sottolineato quali sono i temi per lei ancora più critici: sicurezza e immigrazione, rispetto alla quale ha parlato di «blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste».

Su questo fronte non ha rinunciato all’ennesimo richiamo alla magistratura: «Ora che campagna referendaria è alle spalle, un appello affinché ogni potere dello Stato faccia la sua parte per far rispettare le leggi».

A questo è seguito un lungo elenco dei provvedimenti fatti dal governo, che Meloni ha rivendicato uno per uno a partire dal decreto Caivano. Infine si è soffermata sulla questione dei rapporti con la mafia, dopo l’ultima inchiesta di Report.

«Andremo avanti con la legge per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi, per rispondere ancora una volta coi fatti all’ultima palata di fango montata dall’opposizione disperata su una mia presunta vicinanza alla criminalità organizzata, tirando in ballo il rapporto con un padre, morto, che non vedo da quando avevo 11 anni».

Anche su questo si è rivolta alle opposizioni: «Vi sfido anche su questo, non sono solita ingerire nel lavoro delle commissioni parlamentari di inchiesta, ma chiedo a quella parlamentare di occuparsi dell’infiltrazione della criminalità anche dentro FdI, a me interessa costruire anticorpi a un fenomeno che ci riguarda tutti» e, riferendosi a Palo Borsellino, ha concluso: «non accetto che i miei sacrifici vengano usati per interessi di quelli che combatto dal 19 luglio 1992 e non accetto lezioni su questo tema».

La replica di Schlein

La segretaria dem Elly Schlein è intervenuta in replica, parlando di un «discorso di auto convincimento» e ha attaccato: «Ma chi volete prendere in giro, la vostra incoerenza è sotto gli occhi di tutti», «lei ci sfida, ma le do una notizia. L'avete già persa quella sfida, avete sfidato la costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne».

Schlein ha elencato i fallimenti del governo, da quello sulla giustizia alla riforma dell’autonomia bocciata dalla Consulta al premierato abbandonato: «Che occasione ha perso, aveva la maggioranza per fare tutto e non ha fatto nulla».

Poi ha elencato l’alternativa per il Pd, dalle infrastrutture al sud, alla scuola alla cultura, citando gli ultimi casi legati al finanziamento al cinema. La segretaria ha legato il suo intervento alla citazione degli articoli della Costituzione, rinfacciando alla premier di aver candidato Trump al Nobel per la pace «e voi ancora non riuscite a dire a lui e a Netanyahu che si devono fermare». 

Non si preoccupi, toccherà a noi fare tutto questo, costruire l’alternativa e difendere la Costituzione che avete tentato di stravolgere», ha concluso.

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